La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

mercoledì 23 marzo 2016

Per una democratizzazione radicale dell'Europa. Intervista a Yanis Varoufakis

Intervista a Yanis Varoufakis di Francesco Cancellato
È una terrazza romana sotto a un cielo grigio e gonfio di pioggia a far da teatro al nostro incontro con Yanis Varoufakis. Economista, già ministro delle finanze greco durante la durissima trattativa per l’apertura di nuove linee di credito all’asfittico governo di Atene, Varoufakis è oggi alla testa di un nuovo movimento paneuropeo chiamato DiEM25 che farà il suo debutto proprio oggi (mercoledì 23 marzo, ndr) a Roma, officiato da personalità del calibro di Bernie Sanders e Julian Assange. Una debutto macchiato dagli attacchi terroristici di Bruxelles all’aeroporto e a due passi dalla sede della Commissione Europea, che secondo Varoufakis «sono un attacco all’Europa». Cui l’Europa «deve rispondere accelerando un processo di integrazione democratica». Altrimenti, aggiungere, a vincere non saranno solo i terroristi, ma anche «Le Pen, Salvini, Alba Dorata» E stavolta, avverte, «se la democrazia muore, muore davvero».
Varoufakis, l’attacco di Bruxelles è un attacco all’Europa?
"Certo che lo è. E l’Europa deve reagire, colpendo duramente chi ha perpetrato queste atrocità. E, altrettanto importante, attaccando le cause del terrorismo."
Quali sono queste cause?
"Le stragi di Parigi ci hanno dato utili lezioni. Su tutte, una: che alzare muri è il solo modo per far sì che attacchi come questo abbiano successo. L’abbiamo fatto, dopo Parigi, e non ha funzionato. Oggi non siamo più sicuri di ieri. Muri, divisioni, accuse reciproche hanno il solo risultato di rendere più forte la bestia, non certo quello di ucciderla."
Dopo gli attacchi di Parigi del 13 novembre scorso è avvenuto questo?
"Sì, purtroppo. Ad esempio, gli attacchi di Parigi, hanno cambiato completamente l'approccio e le politiche dell'Europa nei confronti della crisi dei profughi. A ottobre e nella prima metà di novembre avevamo avuto una risposta umana, decente oserei dire, nei loro confronti. Poi il vento è cambiato."
In che modo?
"Facendo confusione tra la questione attentati e quella relativa ai profughi. Che sono completamente diverse e indipendenti l'una dall'altra. Certo, su Bruxelles sappiamo ancora poco, ma non ho dubbi che gli attentatori non siano profughi. Potrei scommetterci: esattamente come a Parigi, gli attacchi sono stati pianificati e portati a termine da cittadini belgi. In un Europa giusta, nessuno si sognerebbe di trovare una connessione tra queste due questioni. In un’Europa sbagliata, questo accade."
Perché l'Europa è sbagliata?
"Questa Europa - sottolineo: questa - è sbagliata perché la crisi ha messo le nazioni una contro l'altra. Oggi è difficilissimo un approccio comune a un problema comune. La tendenza, al contrario, è quella di cercare soluzioni nazionali. È una risposta che ci rende meno sicuri, proprio perché ci rende meno uniti per affrontare i problemi."
Un’Europa davvero unita è la chiave di volta?
"È l'unica possibile. Ma per avere successo è necessario che la nuova Europa sia democratica. Buona parte della sfiducia nei confronti dell’Europa di chi abita in Grecia, Italia, Francia, Germania è il comportamento anti-democratico delle istituzioni europee."
Addirittura…
"Attenzione: non ho detto “non democratico”. Ho detto anti-democratico, che è peggio. I cittadini lo percepiscono, non sono scemi, e la loro risposta non può che essere regressiva, di ritorno al passato. Tornando a noi: se aggiungi a questo sentimento, la crisi dei rifugiati o un attentato o due e il processo di disintegrazione dell'Europa prende una strada pericolosa. Per cambiare l'Europa serve un processo di democratizzazione radicale."
Ok, la democrazia è bella, ma se domani si votasse un referendum sull'Europa in Italia il risultato non sarebbe così scontato. Anzi, forse gli euro-scettici sarebbero favoriti. Un bel dilemma, no?
"Dobbiamo fare una bella distinzione tra democratizzazione e maggioritarismo."
Facciamola...
"La democratizzazione è un processo costituente, in cui ci sono limiti a ciò che la maggioranza può fare. Il maggioritarismo è un processo in cui chi vince fa quel che vuole. Noi in Europa abbiamo bisogno di un processo democratico che ridia speranza ai cittadini europei. Perché è questo che manca all’Europa: oggi, il sogno della prosperità è morto e sepolto ed è rimasta la realtà dell'austerità. Se noi lasciamo continuare questo processo, gli strumenti della democrazia - elezioni, referendum - saranno usati dai nemici della democrazia per prendere il potere. E se ciò dovesse accadere precipiteremmo in una nuova versione degli anni '30 del secolo scorso. Ma in questa versione degli anni '30 la democrazia morirà, una volta per tutte."
In Italia alcuni dicono che l’austerità tedesca è il modo che hanno per schiacciare concorrenti come l’Italia. Un default italiano, tuttavia, manderebbe in tilt pure l'economia tedesca, di cui siamo uno dei principali partner commerciali. 
"Non usiamo questi termini, però: i tedeschi, gli italiani, i greci. Sono banalizzazioni. Nello stesso governo tedesco c'è una forte dialettica sulla necessità di continuare sulla strada dell'austerità. E a proposito di Germania: è lì che è finito il sogno della prosperità con le riforme neo-liberiste di Gherard Schroeder. Le riforme Hartz hanno creato i mini-job a causa dei quali milioni di tedeschi hanno lavorato come non mai, prendendo pochissimo. E stiamo parlando della più forte e prosperosa economia dell'Europa."
Che termini dobbiamo usare, allora?
"L'idea di un europa divisa tra nord e sud è sbagliata. La divisione è tra alto e basso, trasversale, e c'è in ogni paese. l’Europa non è eterogenea, è diseguale. E questa disuguaglianza è trasversale e travalica i confini degli Stati. Faccio un esempio: mentre milioni di tedeschi soffrivano, c'erano italiani che facevano la bella vita. Una minoranza, certo, ma c'era. Ovunque, in ogni Paese del mondo, non solo d'Europa, ci sono cicale e formiche. Da noi le cicale si sono nutrite col debito. E poi, quando la bolla del debito è esplosa, l'hanno fatta pagare alle formiche, del nord e del sud."
Però la Merkel ha anche aperto le porte ai profughi…
"Merkel ha avuto una risposta ottima alla crisi dei profughi, ma è durata poco, visto che ha avallato l'ignobile accordo con la Turchia."
Addirittura, ignobile?
"Forse avrei dovuto dire illegale. Non sono un avvocato, ma credo che quell'accordo - restituire i profughi a un Paese che non li tratta come dovrebbe - sia contrario ala legislazione internazionale in materia. Ma anche se fosse legale sarebbe sconcertante. È un affronto alla civilizzazione europea. Sa cosa mi ha detto l’ambasciatore turco?"
Cosa?
"Che sarebbero disposti a mettere loro sul piatto sei miliardi per far sì che sia l'Europa si occupasse dei profughi. In questa frase c'è tutta la nostra sconfitta. Deve farci vergognare."
Renzi e Merkel oggi sono anche un baluardo rispetto a una larga parte di opinione pubblica che vorrebbe non doversene occupare, di profughi..
"A me non sembra, anche condividessero le mie idee, le loro posizioni li contraddirebbero. Diciamo che ci sono due possibilità. O ignorano ciò di cui stiamo parlando, e sarebbe una tragedia. Oppure lo sanno e lo condividono ma non fanno nulla per cambiare le regole per paura di perdere ruolo e legittimità nel contesto delle istituzioni europee. E questa, se possibile, è una tragedia ancora peggiore."
E un eventuale vittoria per la Brexit al prossimo referendum del 23 giugno cosa sarebbe?
​"Sarebbe una notizia terribile. Sono la più antica democrazia parlamentare dell'Europa. La nostra disintegrazione dell'Unione Europea, che è già in atto, accelererà. E sarà tutta acqua che arriva al mulino dei nazionalisti, degli anti-democratici. C’è da stare con gli occhi spalancati, se si vuole ancora più Europa."

Fonte: Linkiesta 

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