La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

giovedì 26 maggio 2016

Impressioni di Maggio da Parigi

di General Intellect
Parigi non vale una notizia, si è detto. Del movimento #nuitdebout e delle lotte a esso connesse contro la Loi Travail (una sorta di Job Acts d’Oltralpe) in Italia se ne parla poco, poco se ne sa, i telegiornali solo sporadicamente consegnano qualche immagine per segnalare la presenza dei violenti. Oggi, giovedì 26 maggio, è una data che può o potrebbe essere molto importante, per la Francia e per l’Europa. Lo scontro in Francia tra il governo di Hollande–Valls , espressione degli interessi oligarchici del capitalismo bio-cognitivo finanziario, e un movimento che non vuole farsi assoggettare ma che rilancia, va al di là di una mera resistenza, lasciando intravvedere possibili scenari alternativi, è arrivato alculmine. Un conflitto lunghissimo e inaspettato che – grazie anche al ruolo importante della base sindacale, riottosa rispetto alla concertazione (che, purtroppo, ha prevalso in Italia, in questi anni…), ai blocchi nei posti di lavoro che mettono in atto quella che è stata chiamata “convergenza delle lotte” #onbloquetout – ha l’ambizione di costruire un nuovo ordine del discorso.
La reazione alla barbarie neoliberista della Grecia è stata eroica, ma costretta a capitolare nell’isolamento e nell’indifferenza della moltitudine europea, contando sul fatto che si trattava di un paese periferico. Qui può giocarsi qualcosa di più. Dal cuore dell’Europa forse può davvero giocarsi la partita del futuro dell’Europa.
Per questo diamo conto, in pillole, e in modo parziale, di quanto sta succedendo, non solo sulla base di documenti politici, ma con testimonianze dalla Francia e con alcuni video che rendono l’idea della durezza dello scontro in atto.
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Martedì, 24 maggio. h. 18.34
Comunicazione di G.
Valls, nel suo tipico stile dall’estetica fascistizzante – mento volitivo e sguardo torvo, mancano solo le mani sui fianchi -, ha dichiarato guerra alla CGT e dato ordine di sgombrare con la forza bruta i blocchi esterni di raffinerie e depositi di carburante.
Andiamo verso uno scontro frontale, i ferrovieri CGT hanno proclamato uno sciopero riconducibile dal 31 maggio sera. Molti altri scioperi settoriali in corso, più o meno seguiti.
Giovedi, 26 maggio, grande manifestazione.
Da sola o con FO (Force Ouvriere, ndr.) la CGT rischia di non farcela a tener duro a lungo, vediamo se il complemento di forza in provenienza da Nuit Debout/studenti/giovani, che continua – ma ultimamente un po’ indebolita dal tempo invernale di Parigi, può capovolgere la situazione.
Dati : attaccando brutalmente i sindacalisti, Valls rafforza oggettivamente la convergenza dei sindacalisti di base verso Nuit Debout.
Opinione: una grande maggioranza di francesi non vuole la Loi Travail. Nonostante i disagi per il momento solo i media mainstream sparano sulla CGT [la gente sembra abbastanza solidale, proprio come al tempo in cui è stato fatto cadere il governo Juppé (1995)]. Ma i sindacati ora sono più deboli di allora.
Governo: molto isolato. Minoritario nel paese ed in parlamento. I margini di sopravvivenza si assottigliano, perché anche Hollande si è troppo esposto personalmente affermando che non farà marcia indietro. La destra classica aspetta dietro l’angolo la caduta del governo, anche se forse non è preparata per nuove elezioni subito.
Diverse sedi del PS (Partito Socialista) attaccate.

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Comunicazione di D., 25maggio, h. 11.16
Le piazze – a Parigi perlomeno – variano molto a seconda delle fasi. Per restare all’ultimo mese (le immagini segnalate da ***** si riferiscono al pomeriggio di giovedì 28 aprile a Place de la Nation, e quelli col bracciale rosso non sono del servizio d’ordine dei sindacati, ma della Bac, che quotidianamente opera nei quartieri popolari: il 28 aprile e il 1° maggio vi sono stati scontri molto duri con livelli di repressione elevati. Il 28 aprile alla sera, a Place de la République, dopo che tutti i rappresentanti dei principali sindacati erano venuti a parlare davanti all’Assemblea di Nuit debout, si sono assistite a scene davvero pesanti.
Il 1° maggio vi è stato il tentativo deliberato da parte delle forze dell’ordine di spaccare in due il corteo, a 500 mt dall’arrivo della manifestazione a Place Nation (cosa peraltro avvenuta anche il 28, ma in modo meno “spettacolare”) con proposta ai sindacati di terminare la sfilata in un altro luogo: una fila di gendarmes prima sostenuta poco dopo da una di CRS si è intromessa in mezzo al corteo, dividendo lo spezzone di punta (con movimenti, precari&disoccupati e interfacoltà) dal resto del serpentone, proprio davanti al SO (servizio d’ordine, ndr.) dei sindacati. Davanti non siamo proceduti per almeno un’ora e un quarto, dietro il servizio d’ordine è stato superato pian piano dai sindacalisti di base. Dopodiché, siamo avanzati per un centinaio di metri molto lentamente, fino a quando – all’incrocio Diderot/Reuilly – le forze dell’ordine hanno provato a impedire con furgoni e griglie il passaggio ai sindacati: in quel momento il blocco è stato forzato da dietro, ossia da parte dei militanti di base dei sindacati, che hanno riunito il corteo. Per quanto mi riguarda (assieme a una cinquantina di persone ero riuscito a uscire tramite dei palazzi dal blocco di punta e a raggiungere i sindacalisti) si è tratto del momento più significativo – e gioioso – di questi tre mesi di mobilitazione.
Martedì 10 maggio vi è stato l’annuncio del 49.3 (il decreto legge che approva la Loi Travail senza passare per l voto parlamentare, ndr,). La sera davanti all’Assemblea Nazionale non c’era molta gente: non c’è stata un’immediata reazione spontanea, di pancia, da parte dei militanti di base dei sindacati né della cittadinanza. C’erano i 3/400 attivisti mobilitati da Nuit debout e militanti di Parigi. Ma non più di 1500 persone.
E’ giovedì 12 maggio – soprattutto – e martedì 17 maggio che vi sono stati scontri violenti non solo con la polizia, ma anche tra movimenti e servizio d’ordine, che non si è limitato, come spesso fa, a intralciare e ostruire più o meno attivamente lo scorrere della manifestazione, ma che è intervenuto direttamente nella repressione. Il momento più basso di questi mesi.
Giovedì 19 maggio, invece, la gestione della piazza è stata totalmente diversa e inattesa. Si partiva da Place Nation, e il servizio d’ordine dei sindacati, dopo gli scontri delle due precedenti manifestazioni, era ben visibile ed equipaggiato, ma ai margini. Siamo sfilati tranquillamente fino a Gare d’Austerlitz senza che i CRS fossero presenti sui tre lati di punta del corteo: cosa che, ovviamente, crea sempre molta tensione. Erano presenti in massa, davanti, ma non attaccati alle prima fila. Anche nei Boulevard ai lati, erano presenti in massa, ma sempre una ventina di metri indietro rispetto al tragitto. La situazione è un po’ cambiata nell’ultimo pezzo del tragitto, ma nulla rispetto alle settimane precedenti. In altre città – soprattutto a Nord – giovedì vi è stato invece il solito atteggiamento spregiudicato da parte delle forze dell’ordine.
Domani (oggi per chi legge, 26 maggio, ndr.) chissà. Ad ogni modo, ciò che sta caratterizzando queste ultime settimane, sono i blocchi delle raffinerie e gli scioperi più determinati. Staremo a vedere, da domani (oggi per chi legge, ndr.) dovrebbero bloccare la produzione anche in alcune centrali nucleari.
La sensazione, per rimanere sul sindacato, è che i vertici siano incalzati intensamente dalla base, ma che, a loro volta e malgrado differenze settoriali, rilancino in modo sostenuto.

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Comunicazione di G., 25 maggio
Mi sembra anche che a Parigi sia partito un dibattito importante su Immagine e lotta: quale uso. Ne sapete qualcosa? Credo, come d’altronde anche qui, che per quanto sta succedendo in Francia questa sia una discussione/confronto fondamentale. G. si riferisce al dibattito in corso alla Nui Debuit: 24 mai / Images de luttes : quels usages ? / Débat

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Comunicazione di S., 25 maggio, h. 16.12
Si è trattato di un incontro molto interessante, sull’uso e sui metodi di ripresa e montaggio delle immagini delle manifestazioni. Una sorta di dibattito etico-pratico su quanto possa essere conveniente filmare chi manifesta, con la consapevolezza che questo può avere delle pesanti ripercussioni, in quanto la repressione fa largo uso anche delle immagini militanti per incriminare i compagni. Oltre a due videoattivisti, presenti a parlare anche il padre di un ragazzo vittima di un flashball della polizia nel 2010: grazie al ricorso di filmati amatoriali si ha potuto scagionare il giovane da qualsiasi accusa e smentire in tribunale la versione ufficiale dell’agente. Il vivo consiglio è “nel dubbio, filmate la polizia!”.
Adesso non mi arrischio e entrare nel dibattito su quello che sta avvenendo in Francia, in quanto per ora ho potuto solo seguire parzialmente le mobilitazioni. Come capite anche voi, la situazione è calda e continui sono i “débordements” rispetto alle linee sindacali, ma anche rispetto a Nuit Debout: la condivisione di pratiche dell’azione diretta sta contagiando sempre più settori e realtà sempre più diversificate. La Cgt, che all’inizio sembrava correre appresso alle manifestazioni spontanee (il 9 marzo, l’origine di tutto, venne lanciato su internet e non dal sindacato), ora sta cercando di riprendersi l’egemonia innalzando il livello dello scontro (scioperi e blocchi) e con una gestione muscolosa delle manifestazioni (la ricomparsa dei servizi d’ordine). Ma le cose sono meno lineari di quanto possano apparire, poiché nello spezzone autonomo partecipano anche numerosi sindacalisti: segno evidente di determinate frizioni all’interno delle stesse formazioni sindacali.
Gli appuntamenti e le giornate di lotta proseguono, ma si sta cominciando a stare attenti anche a quello che potrebbe accadere a margine delle partite degli Europei, che quest’anno di tengono proprio in Francia. Sembra che l’arrivo dell’estate non pregiudicherà l’ampiezza delle mobilitazioni sociali …

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Le manifestazioni, i lacrimogeni, gli arresti…



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Comunicato del Mouvement Inter Luttes Indépendant (MILI), 20 maggio 2016
Il movimento si estende, la repressione anche. L’“état d’urgence”, un’ulteriore arma per criminalizzare i rivoltosi
Decine di migliaia di persone si stanno mobilitando in questi giorni per bloccare l’economia, attaccare i simboli del capitalismo e affrontare la polizia, che colpisce con violenza la gioventù (e certo non solo nelle ultime settimane).
In molte zone della Francia, sindacalisti, militanti, giovani, persone che partecipano a Nuit Debout o a differenti comitati d’azione sono passati all’offensiva. Il traffico stradale, le raffinerie, i depositi di mezzi pubblici, le stazioni e tutta una serie di altre infrastrutture sono disturbati nel loro normale funzionamento o addirittura fermi a causa di scioperi e blocchi. I cortei si moltiplicano, mentre le zone centrali delle città sono difese da centinaia di poliziotti, con idranti, griglie antisommossa e la solita dotazione d’armi, sempre così pericolose. Ciononostante, il numero delle persone che scendono nelle strade non diminuisce e la loro determinazione è solo in crescendo. Ancora oggi, abbiamo potuto vedere in testa al corteo persone differenti raggrupparsi negli stessi spezzoni, con pratiche di lotta violente oppure no, e inoltre un’enorme solidarietà.
Il governo ha cercato di dividerci chiamando alla riscossa i servizi d’ordine sindacali per attaccare quelli che loro chiamano “casseurs”, “autonomi” o con altri nomi che distorcono la realtà. Oggi non si sono avuti scontri, diversamente da prima; ciò perché numerosi sindacalisti si sono attaccati come zecche alle famose “teste dei cortei”, dove si vedono dei giovani determinati, ma anche delle persone più avanti negli anni, esprimere una rabbia estrema contro la legge sul lavoro e il suo mondo – il capitalismo.
Le “interdictions de manifester” [equivalenti ai Daspo in Italia, ma per i cortei] continuano a fioccare: teniamo a ricordare che questi divieti sono basati solo su supposizioni, ovvero su “veline” di questura raccolte da persone che lavorano per i Renseignements généraux [una specie di Digos]. La manovra si svolge così: queste persone si infiltrano nei cortei per spiare, osservando chi fa cosa, chi è di questo o quel collettivo, così da stabilire poi dei “collegamenti” e identificare quelli che sarebbero organizzati.
Ma che cosa significa organizzarsi? Mettere in conto che il sistema non cadrà da solo. Organizzarsi può significare sia difendersi dalla polizia sia organizzare un pranzo solidale in un quartiere popolare. L’organizzarsi fa paura al governo, perché significa che le persone prendono atto che non si può pretendere di cambiare le cose senza legare la teoria alla pratica. È ancora su queste famose “veline” che si basano gli arresti dei nostri compagni di Action Antifascist ParisBanlieue.
Ma che cosa hanno fatto?
Hanno esercitato il loro diritto di opporsi a una manifestazione promossa da un sindacato di polizia di estrema destra, un’organizzazione che legittima gli assassinii, le mutilazioni inferte ai manifestanti e le altre violenze da parte della polizia. Li si incolpa di aver reagito al piano repressivo del ministro dell’Interno Cazeneuve impugnando davanti ai giudici le “interdictions de manifester” e di avere ottenuto ragione. Li si incolpa di avergli fatto fare una figuraccia. Di essersi presi ciò ch’era loro, cioè il diritto a manifestare e di essere al posto sbagliato nel momento sbagliato.
Il cosiddetto Stato di diritto altro non è se non un “état d’urgence”, che afferma di combattere una minaccia terrorista mentre se la prende con la gioventù in rivolta e i suoi militanti attivi.
Oggi, ancora, un compagno della CNT è stato arrestato all’inizio di una manifestazione, perché avrebbe avuto con sé una bomboletta di spray urticante per proteggere il corteo in caso di attacchi da parte dei fascisti o della polizia. Di che cosa lo si incolpa dunque? Di essere un po’ troppo radicale? Eppure molti membri dei servizi d’ordine sindacali possiedono di questi spray…
La lista non finisce qui. Questa mattina a Rennes un’azione che mirava ad aprire gratuitamente i tornelli della metropolitana si è risolta con 10 arresti, con l’accusa di aver voluto sabotare l’accesso.
Per terminare, la sede del sindacato Solidaires 35 è stato perquisita nel corso della serata. Tre sindacalisti sono stati fermati e quindi accusati di associazione a delinquere con finalità di terrorismo.
La neolingua dei media e della polizia è pervasiva e continuamente ripetuta, come in 1984, ma non cadiamo nella trappola…
Nostro nemico non è chi si organizza o compie delle azioni, per quanto criticabili queste possano essere.
Non siamo dei giudici per determinare l’appropriatezza di un’azione. Siamo solo delle persone in rivolta, che appartengono alla plebe. La forza che ci ha permesso di andare avanti finora è la solidarietà, così come la nostra creatività.
Non cadiamo nella dissociazione, denunciamo i danni dell’“état d’urgence” e le derive autoritarie del governo, non accontentiamoci di criticare la legge sul lavoro, ma l’insieme di ciò che le sta dietro. Una delle prime azioni che possiamo fare nei prossimi giorni è impedire la “eliminazione” dei blocchi, come desidera il premier Valls; possiamo anche comunicare a tutti quanto sta succedendo per trarne insieme un’analisi ponderata, utile ad amplificare la mobilitazione e continuare la rivolta.
A presto, dunque. Nelle strade, nei metrò, ai blocchi o altrove, perché siamo numerosi e siamo ovunque!

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Working in progress. Stay tuned. To be continued…

Ringraziamo le compagne e i compagni francesi per loro impegno. Massima solidarietà con le lotte in corso

Fonte: Effimera

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