La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

domenica 1 maggio 2016

Onore a Renzi che non omaggia Gramsci

di Michele Prospero 
Ogni tanto tocca dare merito al nemico. E purtroppo occorre riconoscere, a denti stretti, che ha agito con determinazione. Quindi, per una volta, onore a Renzi che, riferisce il Messaggero, il 27 aprile ha spezzato una vetusta consuetudine, non inviando rose rosse o corone di fiori in occasione dell’anniversario della morte di Gramsci.
Questo sì che si chiama decisionismo. In un cimitero acattolico avrebbe dovuto forse mandare il povero Fioroni a rovinarsi il fegato delicato? E avrebbe dovuto seccare quello che considera il grandissimo benefattore degli operai, Sergio Marchionne, per chiedere una bandiera rossa che per Renzi è solo il simbolo della Ferrari?
E la Madonna Boschi o il chierico Lotti, così a loro agio con lo splendido mondo delle processioni e delle banche, cosa andrebbero a omaggiare sulla tomba di un ateo e squattrinato rivoluzionario? O forse a dare il suo “ciaone” avrebbe dovuto spedire il sempre riflessivo Carbone, con quegli occhialini che attestano altezza di pensiero e profonda consuetudine con le carte?
A rendere omaggio al critico sardo del trasformismo politico andavano forse scomodati gli intransigenti Migliore, Andrea Romano, Titti di Salvo, Velardi? Con il suo niet Renzi ha voluto preservare il fondatore del Pci dallo spettacolo di vedere lì attorno sfilare l’andreottiano Guerini, o Franceschini e Picierno, Carrai e Rosato. Odiava gli indifferenti, ma non amava certo i lecchini, Gramsci.
Le ceneri di Gramsci avrebbero spruzzato fuoco vivo, in segno di odio, anche se Renzi avesse inviato, come propri emissari, intellettuali e indegni eredi che si sono fatti sfilare sedi, simboli, case del popolo frutto del sacrificio e del sangue dei comunisti.
Ora che Renzi è in vena di verità, e manda al diavolo finzioni e maschere, dovrebbe però compiere un ultimo gesto. Ordini alle tipografie di cancellare, dal giornale apocrifo, ogni riferimento al fondatore, Antonio Gramsci. Così può finalmente lasciare piena libertà creativa al costituzionalismo coniugale di Gualmini e Vassallo, alla penna rossa di un inflessibile fedele agli ideali sempiterni come Rondolino. Faccia questo sforzo e avrà infinita riconoscenza, soprattutto dai suoi nemici. 

Fonte: pagina Facebook dell'Autore

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