La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

martedì 3 maggio 2016

Perché i pompieri sono contro il liberismo

di Serge Halimi 
I dimostranti francesi del movimento Nuit Debout sperano che una convergenza di lotte consentirà loro di estendere il loro richiamo oltre i giovani e i laureati e di diventare parte di una dinamica internazionale. Uno dei temi della loro campagna – il rigetto dei trattati di libero scambio [1] – può contribuire a tale obiettivi.
Le complessità degli accordi commerciali spesso scoraggiano le proteste, poiché è molto difficile sapere quale stadio del processo esaminare più attentamente o quale misura apparentemente tecnica possa celare una potenziale devastazione sociale. Tuttavia nonostante la pubblicità a favore dei trattati di politici, padroni e media, l’ostilità a questi trattati si va espandendo. C’è una forte opposizione al TAFTA (Accordo di Libero Scambio Transatlantico) in Germania e in Belgio [2].
Negli Stati Uniti tutti i principali candidati alla presidenza si sono ora pronunciati contro il TPP (Partenariato Transpacifico). Dalla fine della seconda guerra mondiale l’impero statunitense è stato il motore della liberalizzazione del commercio e la coerenza delle idee è stata assoluta tra presidenti successivi, Democratici o Repubblicani, da John F. Kennedy a Ronald Reagan, da George W. Bush a Barack Obama. Ma improvvisamente il motore neoliberista è finito in stallo.
Pochi hanno creduto all’affermazione di Obama che “le imprese cui interessano solo i bassi salari si sono già trasferite”: la delocalizzazione all’estero prosegue negli Stati Uniti e precedenti accordi commerciali avevano già promesso una quantità di posti di lavoro e di buoni salari. Dunque non sorprende che candidati tanto diversi quali Donald Trump e Bernie Sanders abbiano fatto breccia elettoralmente attaccando tali trattati, costringendo Hillary Clinton a ripudiare il suo precedente appoggio al TPP quando era segretario di stato di Obama. Anche François Hollande pare essere sul punto di cambiare idea sul TAFTA, che due anni fa aveva fretta di firmare.
I lavoratori i cui salari sono stati colpiti dalla minaccia della disoccupazione o del trasferimento non sono più soli nel rigettare il libero scambio. Si sono uniti a loro ambientalisti, agricoltori e consumatori. Dipendenti del settore pubblico – persino pompieri – si stanno coinvolgendo in misura tale che un’alta figura della Camera di Commercio USA ha detto perplessa: “Nessuno di questi lavoratori è colpito in alcun modo negativamente dalla competizione con le importazioni” [3]. Il sindacato dei dipendenti del settore pubblico sa che non sarà in grado di difendere a lungo il posto di lavoro e la paga dei suoi due milioni di iscritti se continueranno a finire a pezzi quelli degli altri. I pompieri sanno che aziende contribuenti saranno sostituite da un deserto industriale ciò si tradurrà in bilanci comunali tagliati e in chiusure delle stazioni dei vigili del fuoco. E’ diventata adulta una convergenza della lotta e ha già conseguito le sue prime vittorie.

[1] Vedere il supplemento speciale sul TTIP, Le Monde diplomatique, Edizione inglese, giugno 2014.

[2] Vedere Amélie Canonne e Johan Tyszler “Ces Européennes qui défient le libre-échange” (Gli europei che contestano il libero scambio), Le Monde diplomatique, ottobre 2015.

[3] Noam Scheiber “Labour’s Might Seen in Failure of Trade Deal as Unions Allied to Thwart It” [La forza del sindacato constatata nel fallimento dell’accordo commerciale quando i sindacati si sono alleati per impedirlo], The New York Times, 14 giugno 2015.

Da ZNetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo
Traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

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