La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

sabato 13 agosto 2016

Sudan: l'Europa ha scelto il nuovo regime come mastino ferma migranti

di Bianca Saini
L’Europa ha individuato il Sudan come il paese chiave per fermare il flusso di migrazioni dirette al Mediterraneo centrale. Ma gli accordi tra i due sono nebulosi in merito alle garanzie per il rispetto dei diritti umani e i metodi utilizzati dal regime per bloccare i transiti penalizzano i migranti invece di colpire le organizzazioni che gestiscono il traffico. Il flusso dei migranti che si dirige verso le coste dell’Italia lungo la rotta del Mediterraneo centrale, ha la sua stazione di partenza a Khartoum, dove convergono annualmente decine di migliaia di persone provenienti soprattutto da Eritrea, Etiopia e Somalia.
Ma è anche paese d’origine di migranti, stante l’instabilità politica, la crisi economica e le difficili condizioni della popolazione in vaste regioni, come il Darfur - che è attraversato dalla rotta stessa - e altre zone in conflitto con il governo centrale, come il Sud Kordofan e il Blue Nile. All’inizio di luglio la guardia costiera libica ne ha intercettato un centinaio.
Nessuna sorpresa, dunque, che il Sudan sia stato identificato dalle politiche europee sulle migrazioni come il paese tampone per la rotta del Mediterraneo centrale, così come il Marocco lo è su quella del Mediterraneo occidentale e la Turchia su quella del Mediterraneo orientale. E come è avvenuto negli altri casi - e in modo eclatante per la Turchia - gli accordi non sono andati troppo per il sottile nel chiedere garanzie per il rispetto dei diritti umani dei migranti, in genere, e per la protezione internazionale che spetta ai rifugiati, in particolare.
Appena ricevuto, in aprile, quanto pattuito - 155 milioni di euro del fondo fiduciario europeo per la gestione dei flussi migratori - il governo sudanese si è dato un gran daffare per dimostrarsi un partner affidabile ed efficiente. Come? Organizzando retate di immigrati più o meno regolari, spesso con diritto all’asilo, nelle strade di Khartoum e in quelle delle cittadine e dei campi profughi dell’Est Sudan, e fermando centinaia di persone al confine con la Libia.
Diritti violati 
In maggio Human rights watch (Hrw), l’autorevole organizzazione internazionale specializzata nella denuncia delle violazioni dei diritti umani, ha dichiarato in una conferenza stampa a Nairobi che le autorità sudanesi in un mese avevano rimpatriato almeno 442 cittadini eritrei, 6 dei quali rifugiati riconosciuti e registrati, e parecchi minori. Aveva inoltre negato l’accesso ai funzionari dell’Unhcr (l’agenzia Onu per i rifugiati), competenti per identificare coloro che avevano diritto all’asilo. Lo stesso avevano fatto con 46 etiopici, detenuti in attesa di rimpatrio. Ma ovviamente la deriva non si è fermata. 
L’ultima intercettazione al confine con la Libia e l’Egitto è della fine di luglio. 600 migranti sono stati fermati dalle Rapid Support Forces (Rsf), al diretto comando dei servizi di sicurezza (Niss). Le Rsf sono state dispiegate ai confini settentrionali proprio per fermare i diversi traffici illegali che li attraversano. E’ da notare che le Rsf sono note anche come milizie janjaweed, famose per i loro gravissimi abusi sui civili e per la loro impunità nelle zone in cui operano, il Darfur e le altre aree di conflitto. Non ci sono motivi di pensare che usino maniere diverse nei confronti dei migranti.
Preoccupazione sul rispetto dei diritti dei migranti è espressa sia da Hrw che da analisi dell’Irin, l’agenzia stampa dell’Onu. In un articolo intitolato “Why the Eu migration deal with Sudan is so dodgy” (Perché l’accordo europeo con il Sudan sulle migrazioni è così sospetto) si definisce il paese come un violatore seriale dei diritti umani, e si ricorda il fatto che il suo stesso presidente è ricercato dalla Corte penale internazionale con 10 capi di accusa per il modo di condurre la repressione dell’insorgenza in Darfur.
Documentate ricerche sottolineano, inoltre, come proprio in Sudan abbiano le loro basi di coordinamento le bande di trafficanti che gestiscono i flussi migratori. La situazione è talmente grave che il traffico di esseri umani sta diventando un problema per la sicurezza di intere regioni, e in particolare dell’est Sudan. Molti attivisti sudanesi (tra cui Hamed Idris, ex parlamentare dello stato costiero del Mar Rosso e il Sudan Democracy First Group), affermano pubblicamente che ci sono funzionari di polizia e del servizio di sicurezza nazionale, coinvolti nel losco traffico.
Ma evidentemente tutto questo non è ritenuto significativo. Ridurre i flussi migratori sembra essere diventato l’obiettivo unico delle relazioni europee, a prescindere dalle convenzioni che fondano le relazioni internazionali e il patto fondante dell’unione europea stessa. 

Fonte: Nigrizia.it 

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