La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

mercoledì 7 dicembre 2016

Trump il prevedibile

di John Feffer
Poco dopo avere assunto la carica nel 1969, il Presidente Richard Nixon ideò la sua “teoria del pazzo.” Si era al culmine della guerra in Vietnam, e Nixon credeva che potesse porre fine al conflitto. Ci voleva soltanto un poco di imprevedibilità. “Voglio i Nordvietnamiti credano che io abbia raggiunto un punto in cui potrei fare qualsiasi cosa per finire la guerra,” disse Nixon al suo capo di gabinetto, H.R. Haldeman. “Ci faremo sfuggire la notizia che ‘per amor di Dio, sapete che Nixon è ossessionato dai Comunisti. Non possiamo frenarlo quando è arrabbiato e ha la mano sul pulsante nucleare.”
Per trasmettere il messaggio che Nixon era un leader violento e fissato, il presidente e il suo consigliere per la sicurezza nazionale, Henry Kissinger, diedero il via a una campagna segreta di bombardamenti in Cambogia. Molta gente nel Sud-est asiatico e negli Stati Uniti, si convinse che Nixon era davvero un uomo violento e imprevedibile. I nordvietnamiti, però, non cedettero e gli Stati Uniti alla fine dovettero negoziare un trattato che salvava la faccia e ritirarsi.
Trump ha adottato la sua personale “teoria del pazzo”. Durante tutta la sua campagna elettorale, ha insistito che qualsiasi probabile partner nei negoziati, alleato o avversario, deve essere lasciato a fare congetture. Verso la fine, Trump si è rifiutato di escludere il probabile uso di armi nucleari, anche in Europa. “Noi, in quanto nazione, dobbiamo essere più imprevedibili,” ha dichiarato, e milioni di persone hanno tremato al pensiero che la mano del presidente un giorno potrebbe premere il pulsante nucleare.
Trump ha cercato di presentare questa imprevedibilità come la filosofia che lo reso un imprenditore di successo (a parte i fallimenti). La pura verità, però, è che quando non sapeva rispondere a una domanda o non aveva pronto un piano di azione, si “parava il culo” facendo finta di avere un approccio segreto che lo avrebbe distrutto se fosse stato rivelato. Sembrava la parodia di un film: Missione imprevedibile – La nazione canaglia di Trump.
La non prevedibilità non era soltanto una posa. Era fondamentale per lo stile di Trump. I suoi tweet a tarda notte, i sui scoppi di rabbia durante i dibattiti presidenziali, i suoi dietrofront riguardo ai problemi: queste erano tutte caratteristiche di un non-politico, anzi, di un anti-politico.
Gli opinionisti lo rimproveravano per la sua mancanza di controllo dei suoi impulsi, la mancanza di auto-censura, la sua impetuosità che erano però fondamentali per il suo fascino, la sua “autenticità.” I suoi sostenitori non sapevano come sarebbe stata esattamente una presidenza di Trump, ma hanno voluto provarci. Hanno votato allo stesso modo in cui potevano mettere una moneta in un bandito con un solo braccio. Sapevano che le probabilità erano tutte contro di loro, ma speravano ancora in una grossa vincita.
Dopo l’elezione, anche questa un esempio di imprevedibilità, Trump ha di nuovo tentato di sorprendere di continuo il pubblico. E’ stato “presidenziale” nel suo discorso di accettazione. Ha avuto un cordiale incontro con il Presidente Obama. Ha lasciato stare la demonizzazione di Hillary Clinton. Ha ritrattato alcuni delle sue dichiarazioni più estreme espresse durante la campagna elettorale riguardo al cambiamento del clima, all’accordo con l’Iran e al waterboarding. Si è messo in contatto con alcuni candidati inaspettati – Mitt Romney, Tulsi Gabbard – per incarichi nel governo.
Non fatevi prendere in giro da queste recenti manifestazioni di “imprevedibilità.” In effetti Trump è sempre stato il più prevedibile degli uomini.
Vuole il potere. E’ spietato e volgare. E farà qualsiasi cosa ci voglia per vincere.
Non è difficile prevedere il tipo di politica estera che tenterà di fare quando sarà in carica. Trump cercherà di afferrare il mondo per i genitali.
Purtroppo, non c’è una legge contro le molestie sessuali al pianeta.
Con chi sta in compagnia
Nulla descrive di più la prevedibilità di Trump che le scelte per la sua squadra di politica estera. Sono, senza eccezione, membri dell’estrema destra: aggressivi, odiatori dell’Islam e sprezzanti della democrazia. Trump ha evidenziato questi temi nella sua campagna, e finora le sue nomine sono del tutto coerenti con la sua retorica. E, tuttavia, alcuni sostenitori pacifisti stanno ancora che Trump è un guadagno netto per la pace mondiale. Che teoria da pazzi.
Gli Stati Uniti, guidati dalla loro nuova élite in politica estera, saranno un riflesso del loro amministratore delegato: aggressivo e senza scrupoli. Lo scenario ottimistico è che la squadra di Trump sarà incompetente dato che
Gli scenari pessimistici sono decisamente distopici.
Nell’amministrazione di George W. Bush, la squadra per la politica estera è stata dominata dai “Vulcans” (un gruppo di consiglieri neoconservatori: Condoleeza Rice, Paul Wolfowitz, Douglas Feisth, Scooter Libby, n.d.t.) che consigliavano il presidente neofita sul modo di guardare il mondo. All’interno di questo circolo d’élite, emersero alcune influenze che avevano una funzione moderatrice – prima il viaggiatore Colin Powell, poi il membro del Vulcan, Condoleeza Rice. Possedevano un pizzico di realismo. Powell cercò di persuadere Bush a non invadere l’Iraq (ma poi, come un soldato leale, appoggiò doverosamente l’invasione). La Rice è stata responsabile di iniziative come impegnare la Corea del Nord nei Colloqui a Sei.
Il fatto che nel complesso questi consigli alquanto più saggi non siano riusciti ad un qualsiasi vero impatto sulla politica estera di Bush, attesta l’ingenuità di coloro che favoriscono la cooperazione con l’amministrazione Trump.
Considerata complessivamente, le scelte della politica estera di Trump sono anche più bellicose di quelle dei Vulcani. Mike Flynn, il potenziale consigliere alla Sicurezza Nazionale, vuole spingere il cambiamento di regime in Iran ed è francamente delirante quando si tratta dell’Islam. Mike Pompeo, il potenziale Capo della CIA, vuole più sorveglianza, gli è dispiaciuto veder chiudere i “luoghi neri” (luoghi di tortura) della CIA, ed è stato in prima linea durante l’attacco del Congresso
alla gestione fatta da Hillary Clinton della faccenda di Bengasi (se pensavate che la politicizzazione dell’intelligence era brutta durante gli anni di Bush, aspettate che assuma la carica Pompeo).
John Bolton, Rudy Giuliani, Tom Cotton: queste potenziali scelte sono ideologi che farebbero a pezzi le comunità come un camion a un ricevimento. La cosa migliore che si potrebbe dire su qualsiasi dei nominati per la politica estera, è che non ne sanno nulla: Nikki Haley, governatore della Carolina del Sud, potenziale ambasciatrice all’ONU, ha zero esperienza di politica estera (a meno che crediate, come alcuni sostenitori di Trump, che il Sud è davvero uno stato indipendente).
Al posto del genio del male di Dick Cheney, c’è Steve Bannon, il principale stratega dell’amministrazione. Dal suo trespolo sul sito Breitbart News, Bannon ha mandato avanti un’agenda razzista e anti-semita; se lui stesso è uno dei due, è irrilevante.
Tra le molto politiche malefiche che manderà avanti, la più inquietante sarà la guerra all’Islam. L’amministrazione Trump non farà favoritismi – si scaglierà sia sui Sunniti (Stato Islamico, Hamas) che sugli Sciiti (Iran, Hezbollah), nel dare il via a una campagna più grande campagna di civilizzazione.
L’amministrazione potrebbe andare a braccetto su base temporanea con leader che usano le maniere forti : Abdel Fattah el-Sisi in Egitto, Recep Tayyip Erdogan in Turchia, o politici Sunniti più conservatori dell’Arabia Saudita e del Bahrain, ma quelle saranno soltanto alleanze tattiche che vanno scartare quando si avvicina il giorno del giudizio. Non vogliono essere distratti da una guerra fredda con la Russia, dato che Putin è un potenziale alleato cristiano. Alcuni della squadra di Trump, come Mike Flynn, credono, contro ogni evidenza buon senso, che la Cina e la Corea del Nord siano allineate con le forze dell’Islam. Questa crociata del 21° secolo, servirà come stella polare ideologica per la politica estera dell’amministrazione Trump, proprio come funzionava l’anticomunismo per i suoi predecessori.
Mitt Romney come Segretario di stato? Tulsi Gabbard come Segretario alla Difesa?
Continuate a sognare! Trump sta soltanto facendo cenni in direzione dell’imprevedibilità. Romney non è un moderato, mentre Gabbard sarebbe semplicemente ornamentale. Nel mondo da casinò di Donald Trump, i numeri membri sono sempre prevedibili, alla fine e favoriscono la casa. Questa volta la casa si inclina verso l’estrema destra.
Calmarsi?
Tom Hanks, un attore di talento commentatore politico inoffensivo, dopo le elezioni ha detto: “Staremo bene. L’America è stata in luoghi peggiori rispetto a quelli dove siamo ora.”
Noi, uomo bianco?
Certamente i liberali di Hollywood ben pagati non devono preoccuparsi delle conseguenze delle elezioni. Tuttavia, negli Stati Uniti molte comunità si preoccupano legittimamente di che cosa accadrà loro il 21 gennaio 2017. Le persone che hanno la copertura medica grazie all’Affordable Care Act (Legge per l’accessibilità alle prestazioni sanitarie) affrontano un futuro incerto. Gli immigrati, sia quelli regolari che quelli privi di documenti, sono preoccupati per la loro situazione. I Musulmani, la gente di colore, e la comunità LGB, sono terrorizzati per la drammatica impennata dei reati provocati dall’odio nei primi 10 giorni dopo l’elezione.
Poi c’è il mondo più ampio, che decisamente non starà bene. Gli attivisti per i diritti umani sono preoccupati per gli accordi che farà Trump con gli autocrati. L’UE è preoccupata per tutte le future Brexit – Frexit, Czexit, Nexit (uscita della Francia, della Repubblica ceca, dell’Olanda)– che Trump incoraggerà. C’è in vista un disfacimento dell’accordo nucleare con l’Iran e della distensione con Cuba. C’è la possibilità di guerra con la Cina che inizia con il commercio e andrà avanti da lì. E se tutto questo non fosse abbastanza brutto, i prossimi 4 anni saranno quelli critici per arrestare il cambiamento di clima, a meno che Donald Trump non cerchi di tirar fuori dal terreno ogni ultima briciola di carbone, di petrolio, e di gas naturale.
Sì, certamente, l’America ha attraversato tempi difficili in passato. Donald Trump è un tipo imprevedibile. Sono soltanto quatto anni.
Ma non è l’imprevedibilità di Trump che mi preoccupa. È la sua prevedibilità inquietante. Per Trump la presidenza vorrà dire affari, come al solito. Il passato è il preludio, quindi non è così difficile prevedere l’arco di questa storia.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY NC-SA 3.0

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