La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

mercoledì 15 febbraio 2017

Raggi si piega sullo Stadio. Berdini si dimette. Gli speculatori festeggiano

di Sergio Cararo
Un incontro tra la giunta, il costruttore Parnasi e il direttore generale della A.S. Roma Baldissoni, sembra aver definito l’accordo sulla cementificazione di Tor Di Valle intorno allo Stadio per la Roma. All’incontro non era presente l’assessore all’Urbanistica Berdini che in serata ha annunciato le sue dimissioni irrevocabili. Contro questo scenario si annuncia un referendum nella città. «Mentre le periferie sprofondano in un degrado senza fine e aumenta l’emergenza abitativa – ha scritto Berdini nella sua lettera – l’unica preoccupazione sembra essere lo stadio della Roma.
Dovevamo riportare la città nella piena legalità e trasparenza delle decisioni urbanistiche, invece si continua sulla strada dell’urbanistica contrattata, che come è noto ha provocato immensi danni a Roma. Era mia intenzione servire la città mettendo a disposizione competenze e idee. Prendo atto che sono venute a mancare tutte le condizioni per poter proseguire il mio lavoro. Ringrazio coloro che hanno collaborato con me e le tante persone che mi hanno sostenuto in questi mesi di duro impegno. Da questo momento le mie dimissioni sono irrevocabili».
Secondo il coro unanime dei mass media (gli stessi accusati di fare fino a oggi pomeriggio “killeraggio” contro la giunta del Raggi) l'A.S. Roma ha presentato "una revisione del progetto" sul nuovo stadio a Tor di Valle "che ha dei caratteri fortemente innovativi" e che rappresenta "una importante novità" nell'iter per l'approvazione del progetto. A dirlo è stato addirittura il vicesindaco di Roma, Luca Bergamo, al termine del vertice sullo stadio con società e costruttori."I tavoli tecnici sono ancora al lavoro, faremo una valutazione di questa importante novità e ci siamo dati appuntamento alla prossima settimana".A chi gli chiedeva se tutto sarà fatto entro i termini previsti, cioè entro il 3 marzo, Bergamo ha risposto: "È ovvio".
“Dichiariamo sin da subito che se la Giunta e il Consiglio Comunale accetteranno i diktat dei palazzinari e della banche sulla cementificazione, ci attiveremo per fare un referendum cittadino contro la delibera che approverà questo scempio” annuncia la Carovana delle Periferie, ricordando che “ lo abbiamo già fatto in passato contro la privatizzazione dell’Acea e della Centrale del Latte (con la giunta Rutelli), lo faremo di nuovo anche con la giunta Raggi”
Oggi era stato un giornalista romano della vecchia guardia come Vittorio Emiliani (e non un cronista velenoso di quelli oggi in circolazione) a ricordare che secondo l’Ispra, nel Comune di Roma risultano mangiati da asfalto e cemento almeno 31.000 ettari su 129.000, un quarto. Ma sono molti di più con l’abusivismo che, prima dell’ultimo condono, si era portato via 5.000 ettari. “Quei 31.000 e più ettari coperti dalla coltre di cemento equivalgono alla somma di Milano e Torino senza più un filo d’erba. Roma è scaduta dal 1° al 3° fra i Comuni più verdi. Dall’altro lato, si stima siano circa gli 185.000 alloggi vuoti, invenduti, e molti uffici (degli stessi Parnasi alla Bufalotta)”. Una fotografia nota ma impietosa del dominio dei palazzinari, dei cementificatori e della speculazione edilizia su un territorio, sulla città e sulla sua vita sociale. Uno scempio sul quale la giunta Raggi non potrà neanche più celarsi dietro la foglia di fico dell'assessore Berdini che, almeno su questo, ha dimostrato ai avere le idee più chiare delle amministrazioni comunali di Roma presenti e passate.
Qualche giorno fa l’urbanista Vezio De Lucia ha definito quella a Tor Di Valle come la più grande speculazione urbanistica a Roma dal dopoguerra. “La giunta comunale della Raggi barcolla sotto il peso delle pressioni degli speculatori che strumentalizzano i sostenitori della Roma per piegare ancora una volta la città ai loro interessi e agli affari” rincara la dose la Carovana delle Periferie, la quale ci tiene a precisare il suo SI allo Stadio ma No alla speculazione. Insomma giallorossi si ma cojoni no! “Siamo d’accordo a realizzare un nuovo Stadio, a utilizzare al meglio l’Olimpico ed a restaurare il Flaminio completamente abbandonato al degrado affinchè Roma disponga di impianti sportivi per tutti e funzionali” denuncia un comunicato della Carovana, “ma è inaccettabile accettare il ricatto dei costruttori e degli speculatori che vogliono aggiungere al nuovo Stadio più di settecentomila metri cubi di palazzi, grattacieli, negozi da vendere, affittare, ipotecare alla banche per fare investimenti finanziari”.
Dunque se la Giunta cala le brache davanti ai costruttori si ricorrerà al referendum contro la delibera che approverà il progetto. La parola a quel punto passerebbe ai cittadini e lo scontro con i poteri forti sarebbe nero su bianco, senza sconti per nessuno.

Fonte: contropiano.org 

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