
di Maria Mantello
Scrivania e lampada retrò, microfoni anni ‘50, valigie e grandi bauli vecchia marina, un salvagente, scarponi consumati, antiche mappe geografiche arrotolate... e ancora: lavagna da scuola, libreria con libri stipati, tante sedie sparse...
Sembra il negozio di un rigatterie, ma è il palco della Leopolda 2015, in nostalgia di futuro per il viaggio verso il partito della Nazione: bollo di navigazione oltre il Pd.
Da ogni spazio della antica stazione fiorentina dal soffitto pendono libri appesi: Cultura che illumina? Cultura che ha lasciato il mondo? Ma quale cultura?
La bivalenza, ambiguità della formula domina. Tutto è posticcio e precario, tra lampi di diapositive che ti portano in viaggio tra le regioni d’Italia, con tanta Milano Expo da esibire, imitare, esportare. Compresi quei lavoratori h24 a basso o a costo zero?
Va in scena il tema del viaggio, quest’anno alla Leopolda titolata “Terra degli uomini”, come il libro di avventura e riflessione di Saint-Exupéry Antoine del 1939; come la canzone di Jovanotti a quel libro ispirata: sigla d’apertura della tre giorni fiorentina.
Il viaggio del Governo Renzi sfila in passerella ministeriale al microfono della Leopolda: un trenino omologo mediatico dell’abbiamo fatto e del faremo... tra stacchi musicali di Go big or go home, degli American Authors. La rappresentazione dell’Italia del cambiar verso, del nuovo che avanza è sciorinata.
Il gioco illusionista è rilanciato, ma lo scarto tra virtuale e reale è evidente ormai a sempre più italiani disincantati: da Jobs act, “buona” scuola, salva banche...
L’effetto fascinazione giovanilista del capo e della sua corte sembra incrinato.
Gli italiani non sono i replicanti per un matrix di vissuti fluttuanti verso una “terra di uomini” senza tutele e diritti. E proprio, mentre il Governo si prepara ad avere in mano il controllo dello Stato varando la “riforma” della Costituzione, vogliono uscire dal film.
Renzi lo sa. Ecco allora che la Leopolda 2015 è la chiamata alle armi dei fedelissimi per chiudere il cerchio con la riforma della Costituzione.
Il nuovo slogan lanciato da Renzi è adesso: «Go Big or Governo home» (non era casuale quel trenino governativo che ha agganciato i vagoncini-ministri al suono di Go big or go home, degli American Authors).
Go big or go home “O facciamo le cose alla grande oppure abbiamo fallito”, chiude Renzi connettendo la sua presunta ripresa dell’Italia con la sua riforma costituzionale:
«A ottobre si vota per il referendum [costituzionale]. Prendiamoci l'impegno di selezionare mille luoghi di incontro, mille Leopolde in cui spiegare perché dobbiamo far ripartire l'Italia».
Ecco il senso dell’ultima Leopolda. Il viaggio retrò per “cambiar verso” alla democrazia è all’epilogo: con un Parlamento di nominati peggio di prima con l’Italicum e pieni poteri al premier dominus, manomettendo la Costituzione repubblicana.
Allora attenzione. La “terra degli uomini” sarebbe terra bruciata per il Paese, nelle mani dei rampanti leopoldini, che Roberto Saviano ha definito su “il Fatto Quotidiano”: «vecchi arnesi affamati, resi più accettabili dalla giovane età e dall’essere venuti dopo Berlusconi».
Per chi fosse ancora incantato: Sveglia! Si sta intaccando la forma repubblicana, quella che non può essere emendata nell’unico vincolo posto dalla Costituzione.
Diversamente è colpo di Stato!
Fonte: MicroMega online - blog dell'Autrice
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