La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

mercoledì 16 dicembre 2015

La geografia politica della Germania che sta cambiando: immigrati e minacce

di Victor Grossman
Come l’innalzamento del livello del mare che sta mettendo in pericolo le Maldive, le Marshall e altre isole, la questione degli immigrati sta cambiando la geografia politica in Germania. Non sono, però, i rifugiati che pongono la minaccia, malgrado il loro numero; sono invece quelle forze, mai eliminate, i cui obiettivi e metodi troppo vivamente ricordano eventi in Germania di 85 anni fa. (Posso fare un paragone: non i siriani, ma Trump o Cruz?)
Si stima che saranno in tutto un milione le persone arrivate in Germania per la fine dell’anno. Il governo sta rimandando indietro persone arrivate dall’Africa, dall’Europa Orientale e da altre zone, indipendentemente da quali saranno le conseguenze in molti casi. I profughi provenienti dalla Siria, dall’Afghanistan e dall’Iraq in generale vengono accettati; è un’ironia che la causa del caos, della disperazione e della fuga in quei paesi sia stata l’interferenza militare da parte delle potenze occidentali e dei loro alleati, enormemente bene armati, a Riyadh, sulla Costa del Golfo o ad Ankara.
Quasi nessuno al di fuori della poca stampa di sinistra nomina mai questo argomento fondamentale.
Profondamente colpiti dalle foto di bambini annegati, di pulmini con i cadaveri delle persone morte per soffocamento, dalle scene di nonne, di disabili, di madri e padri con i bambini o con i neonati frastornati mentre camminano con passo pesante attraverso i campi fangosi, che si arrampicano sulle barriere fatte di filo spinato o che vengono spostati come un gregge da un posto all’altro, circa la metà della popolazione tedesca ha detto: questi sono esseri umani, sono i nostri fratelli e sorelle, e devono essere trattati come tali. Innumerevoli persone alzavano cartelli di “Benvenuti”, contribuivano con quello che potevano e aiutavano a prendersi cura dei rifugiati spesso fino allo sfinimento. Sono stati loro a dire: “Il nostro paese può adattarsi ai nuovi venuti. C’è spazio per loro. Dobbiamo aiutare coloro che desiderano un rifugio temporaneo e coloro che sperano di integrarsi nella nostra società. Devono avere l’opportunità di imparare il tedesco e un’attività commerciale o di ottenere il permesso di lavorare presso le persone che conoscono di già.
L’altra metà della popolazione, però, ha reagito con sguardi arrabbiati, con commenti scontrosi e sdegno per i “filantropi” – tra i quali, giustamente oppure no, includevano, vari partiti, l’intero governo tedesco, Angela Merkel o qualsiasi capro espiatorio potessero aggiungere agli stessi stanchi immigrati. Le loro opinioni sui musulmani ricordavano quelle sugli ebrei nel secolo scorso. Ripetevano: “La barca è piena!”
Molti hanno spostato la loro lealtà al partito in crescita, Alternative für Deutschland – Alternativa per la Germania (AfD) – che nei sondaggi ha raggiunto il 5% necessario a entrare nelle legislature statali nel 2016 e nel Bundestag nel 2017, poi ha continuato a salire all’attuale livello dell’8% o del 10%, come quello dei Verdi e del partito della Sinistra. Se l’aumento continua, potrebbe diventare il terzo partito più forte.
Il loro leader principale, Frauke Petry, quarentenne molto attraente, originaria di Dresda, è un’esperta farmacologa ma un’ancora più esperta ammaliatrice, su una cassa usata come podio improvvisato o a un talk show alla televisione, dove batte gli oppositori, apparentemente con l’aiuto dei moderatori, in quella che si potrebbe chiamare una maniera sospettosamente facile. Malgrado tutti i disconoscimenti, la pubblicità sui media l’ha aiutata molto.
Alcuni leader dell’AfD sono apertamente razzisti, come Bhjörn Höcke, il massimo dirigente in Turingia, che inveisce contro gli Africani “troppo fertili” che devono essere espulsi dagli Europei “non abbastanza fertili”. La Petry è più acuta: alcuni rifugiati dovrebbero essere accolti, altri no. Ma i nazionalisti e i razzisti comprendono facilmente i suoi messaggi in codice e, malgrado le solite richieste “socialmente consapevoli”, la Petry mostra di che colore è opponendosi ai matrimoni omosessuali o all’adozione di bambini e anche all’aborto: le buone famiglie tedesche “normali” dovrebbero restare “in testa” con non meno di tre figli! Attacca tutti gli altri “partiti dell’establishment”.
Separato dall’AfD, ma alleato con questo, c’è il movimento PEGIDA, che dimostra ogni lunedì a Dresda e in altre città. Tipi chiaramente nazisti fanno spesso parte della folla e il numero di attacchi ai giornalisti e agli oppositori delle proteste è in aumento. Similmente allarmante è il numero di edifici per gli immigrati che vengono bruciati o danneggiati e di violenti attacchi razzisti a persone di colore o vestiti in maniera “diversa”.
C’è sempre opposizione a queste marce. Alcune comprendono una devota condanna
da parte dei funzionari, con discorsi occasionali o dimostrazioni lontane dalle folle piene di odio le cui proteste sono ufficialmente permesse anche se di solito non ammesse nel centro delle città. Questa protesta è ammirevole, ma quasi inutile.
Ci sono poi le marce contrarie, in gran parte fatte dai giovani che spesso tentano di bloccare il percorso dei razzisti e manifestano restando vicino alle stazioni ferroviarie dove arrivano, cercando quindi di scoraggiarli dal presentarsi di nuovo. La polizia di solito tiene separati i due gruppi e quindi non c’è spesso molta violenza. La polizia spesso preferisce i gruppi di destra disciplinati che manifestano.
Ma insieme o dopo coloro che si oppongono con determinazione ma pacificamente, ai dimostranti “anti-islamisti” e contrari agli immigrati, c’è quasi sempre un gruppo di “militanti”, vestiti di nero e spesso mascherati (malgrado i taboo locali). Sono questi che lanciano i “sanpietrini”, le bottiglie e i petardi contro la polizia, che sfasciano le vetrine o le macchine, che bruciano i copertoni e i cassonetti e che danneggiano le pensiline alle fermate degli autobus. Si radunano a Berlino ogni anno, la sera del Primo Maggio e che si scatenarono in maniera violenta e distruttiva durante la dimostrazione del “Blockupy” (il movimento che protesta contro l’austerità) contro la Banca Centrale Europea, lo scorso marzo a Francoforte, e di nuovo sabato a Lipsia. Dopo la pacifica dimostrazione contro i razzisti, una folla di 1000-2500 persone entrò in azione: i loro proiettili furono subito fronteggiati dalla polizia con gli idranti e i gas lacrimogeni, c’erano poliziotti a cavallo ed elicotteri in questa piccola guerra dove 69 poliziotti sono rimasti feriti, 50 veicoli della polizia danneggiati e 23 dimostranti sono stati arrestati (un numero sorprendentemente piccolo, secondo me).
Chi sono questi attivisti? Secondo me consistono di vari gruppi collegati. Alcuni di questi “black blocs” sono i cosiddetti “anarchici” o “autonomi” puerili, così violentemente anti-capitalisti che vogliono, come si dichiarava in uno dei loro depliant, “non dimostrare ma distruggere”. Poi ci sono coloro che vogliono soltanto la “azione”, in modo molto simile alla loro controparte, le folle degli hooligan alle partite di calcio, che hanno nel mirino i poliziotti o chiunque altro. Ma il terzo e quello che, scommetterei è alla guida, ma raramente preso sul fatto, è il gruppo degli agenti provocatori che forniscono i titoli di prima pagina ai media e una motivazione logica perché i cittadini corretti, onesti condannino ed evitino qualsiasi dimostrazione contro la guerra o la discriminazione.
Nel frattempo i Cristiano Democratici, la cui leader, Angela Merkel ha aperto le braccia (in senso figurato, naturalmente) ai rifugiati con un gesto così sorprendentemente accogliente, sottolineando che la Germania offre sempre asilo a coloro che ne hanno bisogno, si sono quasi spaccati per una minaccia di “ammutinamento” contro di lei. Ma, dato che i punti della sua popolarità e il partito continuavano ad affondare, per la prima volta la sua leadership è stata minacciata e lei è tornata su una posizione di debole compromesso: sì, siete i benvenuti, ma ora basta, per piacere, e pagheremo la Turchia per tenere il resto di voi sull’altro lato delle acque agitate. La tendenza in crescita di odiatori degli immigrati e di xenofobi ha spinto il suo partito verso destra. Si è anche sussurrato che questo poteva considerare una coalizione con l’AfD finora ostracizzato per le imminenti elezioni nell’importante stato del Baden-Wurttemberg, attualmente guidato dal primo ministro-presidente Verde, un personaggio debole che ha fatto il doppio gioco riguardo agli immigrati.
Anche i Social Democratici, una parte della coalizione di governo a livello federale, si stanno spostando verso destra. Il loro leader, Sigmar Gabriel, Vice –Cancelliere nel governo Merkel, sta fin troppo comodo in questa posizione (di nuovo in senso figurato) e ha appoggiato la spedizione militare in Siria e il trattato commerciale TTIP con gli Stati Uniti (come l’accordo TIP degli Stati Uniti con gli asiatici). Questo ha provocato insoddisfazione nei ranghi del partito, anche aperta opposizione specialmente da parte dei membri più giovani – riguardo al TTIP, alla Siria, a un generale cedimento rispetto a molti problemi. Il risultato al congresso del partito è stato il più basso che Gabriel avesse mai ottenuto alla rielezione come capo del partito – soltanto sotto il 75%.E’ stato un duro colpo che lo ha visibilmente amareggiato, ma che poi lo ha reso sprezzante, e il suo successo nel fare accettare l’approvazione del TTIP – con vari deboli avvertimenti – ha represso un’ ulteriore opposizione attiva – ma non ha fatto nulla per alterare le cifre stagnanti dei sondaggi di opinione di circa il 25% (contro il 38%-40% dell’Unione Cristiano-Democratica).
La Germania non è un’isola. La Merkel aveva delle speranze di un’Unione Europea anche più forte, anche più ampia –dove la Germania fosse il membro più forte e la sua sentinella per le misure di austerità (a favore della Germania). Queste speranze si stanno consumando. Le nazioni membri si sono spaccate sul numero dei migranti che avrebbero accolto mentre le nazioni europee dell’Est stanno chiudendo completamente i loro confini. C’è una divisione circa il problema di accettare la Turchia come paese membro dell’UE. La Gran Bretagna si sta avvicinando a un referendum, che può significare la secessione dall’Unione, e la Francia, una delle fondatrici, potrebbe essere governata da una donna che decisamente la vuole fuori. Però il crescente rifiuto verso l’UE in quasi ogni nazione membro, una tendenza che potrebbe essere considerata favorevolmente da coloro che conoscono l’obiettivo fondamentalmente rivoluzionario e il ruolo di questa istituzione, è stato sfortunatamente accettato da partiti violenti che stanno rapidamente guadagnando forza in tutto il continente – tranne, potremmo sperare – in Spagna, Portogallo, Gran Bretagna – o almeno nel suo partito laburista di opposizione – forse in Russia. E nel suo cuore tedesco; chi lo sa?
La principale opposizione alle misure militari in Siria, in Mali o altrove, è arrivata dal partito della Sinistra. Anche se era attivo in questo e in altri campi, e audace nei discorsi al Bundestag riservati a questo, è sembrato pigramente incapace di fare dei passi avanti, di dimostrare uno spirito battagliero e ottenere un 8-10% statico a livello nazionale. Probabili azioni nel 2016, con le elezioni in tre stati in primavera e un’elezione a Berlino in autunno, richiedono una dimostrazione di attività molto più forte nelle strade, nei gruppi di lavoro, nelle agenzie di collocamento e nelle università, estremamente necessari a opporsi all’attuale tendenza di estrema destra.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
Originale: Counterpunch
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2015 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY NC-SA 3.0

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