
di Matteo Cresti
La Grecia ci sorpasserà?
Siamo abituati a vedere la Grecia come l’ultima della classe. È consolante sapere che c’è qualcuno messo peggio di noi. Ma stavolta potrebbe non essere così. Sembra infatti che il Parlamento greco voterà prima di Natale una legge sulle unioni civili.
Già nel 2008, l’allora governo di destra le aveva approvate, ma erano solo delle scritture private a cui potevano accedere esclusivamente gli eterosessuali. Tant’è che alcune coppie omosessuali ricorsero alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, che nel 2013 si espresse condannando la Grecia per questa discriminazione (sentenza Vallianatos and Others v. Greece, 7 Novembre 2013).
Ora Syriza annuncia che il testo che amplia e modifica questi patti verrà approvato prima di Natale. A meno di cambiamenti dell’ultimo momento prevedrà che possano accedervi anche le coppie gay, si riconoscerà il diritto alla successione, alla reversibilità della pensione e all’assistenza sanitaria. Insomma lo stato riconoscerà alla coppia lo status giuridico di “famiglia”.
Vengono invece esclusi dai benefici tutti quegli aspetti che riguardano l’adozione, la stepchild adoption, e gli affidi.
Il patto, a differenza di quanto accadeva fino ad adesso, potrà essere consegnato all’ufficiale giudiziario, e pertanto avrà valore pubblico. La Grecia si prepara dunque ad accogliere e riconoscere pubblicamente le persone e le famiglie omosessuali.
La legge troverà l’appoggio di Syriza, che ne è promotrice e delle altre forze di sinistra, i socialisti del Pasok e i comunisti del KKE, ma anche di alcuni partiti centristi e liberali come Unione di Centro e To Potami. Sembra che qualche voto arriverà pure da Nea Democratia, il partito di destra.
Infatti il presidente di ND, Iannis Plakiotakis, in questi giorni sta rilasciando opinioni favorevoli al provvedimento, sostenendo che ormai le famiglie omosessuali sono una realtà sociale davanti alla quale il partito e la società ellenica non possono chiudere gli occhi, e che se ND vuole essere un moderno partito europeo non può che votarle. Che dire? Sembra di ascoltare Giovanardi.
Certo non tutti guardano la cosa con estremo favore. La Chiesa Ortodossa di Grecia, che ha grande influenza sulla popolazione e molti legami con il potere, non sta reagendo bene al cambiamento. È bello non essere soli. Anche al di là dell’Adriatico c’è chi grida alla difesa del “matrimonio tradizionale”, anche se qui gli argomenti non si basano tanto sulla sterilità intrinseca della coppia o sul suo essere “contro natura”.
Infatti il metropolita di Atene, l’arcivescovo Girolamo, primate della Chiesa di Grecia, ha scritto in una lettera che la Chiesa è contro tale istituto perché riduce la coppia di sposi a dei contraenti, ma soprattutto perché la “Chiesa Ortodossa ha una sua posizione senza tempo e positiva per l’uomo”. Insomma non come fanno i nostri preti che dicono gli omosessuali sono brutti e cattivi, ma piuttosto una posizione del tipo “il nostro matrimonio è meglio”.
Certo i nostri vicini greci non si fanno mancare neppure gli eccessi. Il metropolita di Kalavryta Ambrogio, che non si limita a predicare in chiesa, ma che rilascia interviste a destra e a manca, ha definito gli omosessuali “feccia della società, persone che non sono normali, uomini delle tenebre”. E poi ha definito l’operato del governo come “moralmente distruttivo”, dal momento che cercherebbe di “legalizzare la droga, la poligamia, la convivenza, la pedofilia, l’adulterio e tante altri peccati dell’animo umano”.
Parole che non hanno lasciato miti gli uomini di Tzipras, tant’è che undici parlamentari hanno presentato un’interrogazione al ministro della giustizia, chiedendo quali misure saranno adottate contro il vescovo poiché le sue dichiarazioni “sono punibili ai sensi delle leggi antirazziste”.
Insomma non si fanno mancare proprio nulla. Ma sembra proprio che questa sia la volta buona della Grecia, che per la prima volta, e in tempi molto rapidi, ha affrontato il dibattito sulle unioni gay e si è risolta per una loro legalizzazione. Al contrario l’Italia che ne discute da anni, e sembra non farcela a uscire dalle sabbie mobili.
Dovevano essere pronte prima dell’estate, poi in autunno, adesso forse se ne riparla dopo la pausa natalizia, ma chi sa se qualcosa di più urgente non imporrà un loro slittamento. Sembra che il dibattito diventi sempre più feroce. Non appena la parola “unioni civili” fa cucù sui media, subito la chiesa dai suoi megafoni invoca la crociata del “family day”, subito i politici fanno le barricate e non si riesce a fare più nulla. Ma il governo ha i numeri. E sì, ce li ha, ma se la croce non è d’accordo, la spada può fare ben poco, non si governa senza il papa.
Sembra lontana la Grecia, dove il premier si può permettere di dire al clero di “farsi i fatti suoi”, o dove il partito di destra può dirsi favorevole. Eppure non stiamo parlando della Germania della Gran Bretagna, ma della Grecia.
Chi conosce un po’ la storia e la cultura di quel paese, sa quanto sia importante l’identità religiosa ortodossa, la cultura e le tradizioni. Sa che le somiglianze con il nostro paese sono molte. E allora perché lì sì e qui no? Cosa ci impedisce di essere per una volta un paese adulto, che non deve sempre nascondersi dagli sguardi cattivi e inquisitori del papa di turno? Che cosa ci impedisce di avere un dibattito maturo, senza pregiudizi, frasi fatti, insulti e quant’altro?
E dunque, a meno di colpi di scena, la Grecia si riprenderà una rivincita morale. Sembra proprio che l’Italia questa volta sia l’ultima della classe.
Fonte: Caratteri liberi
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