di Dario Cataldo
Bistrattata, maltrattata e calpestata, è la Cultura, l’ospite indesiderato della Politica italiana. Da quanto rilasciato dallo Svimez, negli ultimi tredici anni, tra i tagli più consistenti, quelli per la cultura sono stati tra i più incisivi, specie al Sud.
Dal 2000 al 2013, si registra un crollo del 30% nel Mezzogiorno, “passando da 126 a 88 euro pro capite, contro il 26% del Nord”. Non stiamo parlando di un bene di lusso, ma di qualcosa di bel oltre: la nostra impronta nella Storia e il lascito alle generazioni che verranno.
Di taglio in taglio, il Belpaese è stato declassato a livello internazionale e peggio ancora, il Sud dello Stivale, relegato ai margini, in balia del suo destino.
La fruizione di un’adeguata offerta culturale è sinonimo di civiltà di un popolo; dovrebbe essere tutelata e garantita a livello quantomeno essenziale.
I tagli denotano la deriva a cui la classe politica dominante vuole destinare l’italiano medio.
Secondo lo Svimez, specie nel Mezzogiorno, “alla riduzione della spesa in conto capitale totale si aggiunge quella più marcata per la cultura, che negli ultimi dieci anni risulta pesantemente sacrificata in quanto considerata come voluttuaria, un bene di lusso”.
Da quanto si apprende dalla nota di ricerca “Le spese per la cultura nel Mezzogiorno d’Italia” del Consigliere della SVIMEZ Federico Pica e Alessandra Tancredi, “quello che serve non è soltanto un maggiore impegno finanziario di tutti, ma altresì una effettiva riconsiderazione e riforma dei meccanismi finanziari e istituzionali”.
Dario Franceschini, Ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, dopo le domeniche gratis nei musei ha annunciato l’iniziativa della Giornata del Teatro, dopo che è stato siglato un accordo tra la direzione generale per lo spettacolo dal vivo del Mibact e Agis: “Il 22 ottobre – dichiara il Ministro – sarà la Giornata del Teatro, con spettacoli gratuiti e eventi dal mattino alla sera in tutte le sale”.
L’iniziativa è ben poco rispetto ai tagli seriali perpetuati nel tempo. Serve ben altro per il rilancio di un settore agonizzante. È pur vero che da qualcosa bisogna pur cominciare.
La sensibilizzazione della società italiana in merito a tematiche culturali passa dal rilancio, dagli investimenti e dalla certezza che soltanto la conoscenza può elevare la coscienza collettiva.
I tagli dovrebbero riguardare sprechi che ci rendono ridicoli agli occhi del mondo, a cominciare dalle pazze spese per mandare avanti il farraginoso carrozzone della burocrazia, passando dai privilegi della casta politica, vera depositaria dello sperpero di denaro pubblico. Il rilancio italiano passa dalla ripresa culturale, specie al Sud.
Fonte: Caratteri Liberi

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