di Leonidas Oikonomakis
La capitale del Nicaragua, Managua, è una capitale molto strana. Paragonata ad altre città latino-americane, per non parlare delle capitali, ha un singolare piano regolatore, chiaramente visibile dal suo centro cittadino. Dove di solito ci si aspetta di trovare la cattedrale, la piazza principale, il Palacio Nacional, Managua sorprende: c’è la cattedrale, e anche la Piazza della Rivoluzione e il Palacio Nacional, ma quello che manca è la città che vi sta attorno.
Il centro di Managua è stato in gran parte distrutto dal terremoto del 1972, che, come succede, ha anche “aiutato”la Rivoluzione Sandinista a deporre il dttatore Somoza.
Il centro della città non è stato mai distrutto; la cattedrale e il Palacio esistono ancora perché sono stati alcuni dei pochi ed edifici sopravvissuti al terremoto in gran parte illesi.
Il centro di Managua è stato in gran parte distrutto dal terremoto del 1972, che, come succede, ha anche “aiutato”la Rivoluzione Sandinista a deporre il dttatore Somoza.
Il centro della città non è stato mai distrutto; la cattedrale e il Palacio esistono ancora perché sono stati alcuni dei pochi ed edifici sopravvissuti al terremoto in gran parte illesi.
Infatti, fino a pochi anni fa, le macerie di quello che era il centro della città, era ancora in piedi, ricordando ai locali il loro passato e che come era di solito la loro città e loro stessi.
Cercate di prendere un taxi a Managua e chiedete di portarvi all’Arbolito (piccolo albero) o alla Valvoline (la fabbrica dei lubrificanti Valvoline). Il tassista vi porterà alla destinazione giusta, proprio dove di solito c’erano l’Arbolito e la Valvoline, prima del terremoto e prima della rivoluzione. Ma non si vedrà più nessun albero e nessuna fabbrica. Questi luoghi esistono soltanto nel passato della città e del paese, soltanto nella memoria collettiva della gente. E sembra che i Nicaraguensi non siano ancora riusciti a superare quel passato.
I Sandinisti
I Sandinisti, quei giovani rivoluzionari degli anni ’70 che hanno scosso il mondo, portando di nuovo la Rivoluzione con la R maiuscola alla ribalta della politica internazionale, nel 1979 riuscirono a deporre il dittatore Somoza e a prendere il potere.
Per portare a una conclusione vittoriosa la loro Rivoluzione, dovettero unire tre diverse componenti del movimento sandinista: l’FLSN (Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale. Proletario, il l’FLSN GPP (Guerra popolare prolungata), e l’FSLN Tercerista. Dopo di questo, furono pronti a lanciare l’attacco finale che infine portò all’arrivo trionfale dei Sandinisti a Piazza della Rivoluzione.
La differenza principale tra i tre filoni consisteva nelle loro rispettive strategie. L’FSLN Proletario era a favore di un approccio alla rivoluzione più Marxista –Leninista (la formazione di un partito di lavoratori all’avanguardia che avrebbe guidato la rivoluzione), l’FSLN GPP era più Castrista-Guevarista e – in seguito- Maoista (passando dal foquismo (teoria rivoluzionaria ispisrara da Che Guevara, n.d.t.) alla guerra prolungata del popolo, mettendo in evidenza i campesinos in quanto principali autori del cambiamento rivoluzionario e protagonisti di una guerra di guerriglia). Il terzo filone, i Terceristi, occupavano una posizione di mezzo, dal punto di vista strategico.
Una volta arrivati al potere, i Sandinisti si avviarono a compiere lo sforzo erculeo di cambiare il loro paese. Si imbarcarono in campagne di alfabetizzazione che videro la gioventù rivoluzionaria avventurarsi negli angoli più distanti del paese per insegnare a leggere e a scrivere ai loro compatrioti meno privilegiati. Confiscarono la proprietà del dittatore e organizzarono un massiccio programma di riforma agraria. Organizzarono elezioni relativamente libere, secondo gli osservatori internazionali, combattendo contemporaneamente una guerra civile.
Gli ex componenti dell’esercito di Somoza , i famigerati contras, finanziati e appoggiati dagli Stati Uniti, iniziarono una guerra conto il Nicaragua sandinista, organizzando attacchi, usando come basi i paesi confinanti: Honduras e Costa Rica. I Sandinsti replicarono con un reclutamento militare obbligatorio che costringeva molti dei giovani in precedenza impegnati nella campagna di alfabetizzazione ad andare sul campo di battaglia. Questo alla fine provocò all’insoddisfazione generale della popolazione e la perdita delle elezioni fondamentali del 1990 (di nuovo libere e giuste) che furono vinte da Violeta Chamoro.
Forse, sorprendentemente, quei giovani rivoluzionari riconobbero la loro sconfitta elettorale e lasciarono il Palacio Nacional, offrendo al mondo una vera lezione di principi democratici.
I Danielisti
In seguito, il Nicaragua entrò nei suoi anni neoliberali. Fu un periodo difficile di ricostruzione e riconciliazione attraverso il quale parecchi dei principali personaggi dei Sandinisti o erano morti, avevano lasciato l’FSLN a causa del disaccordo con la svolta autoritaria e di controllo assoluto di Daniel Ortega (come lo scrittore Sergio Ramirez), oppure avevano rinunciato alla vita politica per diventare uomini di affari di successo (come Humberto Ortega, il fratello di Daniel).
Malgrado i suoi molti limiti, perfino i suoi nemici riconoscono che l’unica persona che costantemente ricordava ai Nicaraguensi la loro rivoluzione, quello che erano stati di solito, è stato Daniel Ortega. Alla fine vinse le elezioni nel 2006 e da allora è riuscito a restare al potere. Tuttavia, non è più quello che era.
L’uniforme color khaki del Comandante è stata sostituta con un pacifico bianco. E’ ora il capo assoluto, autoritario, non più il primo tra gli uguali. Ha messo fuori legge l’aborto e ha, molto probabilmente per motivi elettorali, stabilito un patto con l’istituzione che di solito era il più grosso nemico della Rivoluzione: la Chiesa (il suo nuovo motto è: “Nicaragua Cristiana, Socialista e Solidale”).
Anche il rosso e il nero del’FSLN sono stati sostituiti dal rosa e dal nero, uno stile appropriato all’ondata rosa. Un nuovo gigantesco canale che mira a sfidare il controllo che ha Panama del traffico marittimo, si sta programmando in collegamento con il governo cinese. Naturalmente il canale farà spostare numerose comunità indigene dai loro territori e probabilmente avrà disastrose e irreversibili conseguenze per il Lago Nicaragua, uno dei laghi di acqua dolce più grandi del mondo e habitat di numerose specie rare come gli squali di lago, e anche per altre aree di grande bellezza naturale e di importanza sociale ed ecologica. Ciononostante, Daniel Ortega non sembra essere molto preoccupato di queste conseguenze e delle obiezioni dell’opposizione.
Nel frattempo, ha dovuto anche occuparsi di due accuse di violenza sessuale nei riguardi di minori, una dei quali era la sua figliastra Zoilamérica. Tuttavia la sua popolarità, insieme a quella di sua moglie Murillo (‘la compagna’ come i Nicaraguensi la chiamano ironicamente) – è al più alto livello – forse per quello che era di solito o forse a causa del controllo che sui media. Di recente ha anche fatto pressione per attuare una serie di riforme legislative che gli permettono ora di concorrere alla presidenza per una quantità illimitata di mandati.
E’interessante che la moglie di Ortega, Camilla Murillo, stia cercando di dare una nuova iniezione psicologica colorata ai suoi compatrioti. Sotto la sua guida, Managua è ora piena di enormi alberi metallici colorati – il simbolo dell’era di Ortega-Murillo e ognuna del quali è costata al paese circa 25.000 dollari, uno spreco vergognoso di foni pubblici, considerando che il Nicaragua è il secondo paese più povero dell’America Latina, dopo Haiti.
Il trauma collettivo
Si potrebbe suggerire che il Nicaragua e il suo popolo stiano soffrendo più di tutto il resto, per un trauma collettivo. Non cosa da niente aver vissuto sulla propria pelle una rivoluzione e una guerra civile non tanto tempo fa. Non è cosa da niente aver visto i propri amici o i propri parenti morire per la Rivoluzione o nella guerra contro i contras appoggiati dagli Stati Uniti. Non è cosa da niente aver visto i propri genitori portati via dalla guerra. Non è cosa da niente vedere i nemici della rivoluzione, i collaboratori di Somoza ricompensati con posizioni di importanza cruciale nell’apparato statale. Non è cosa da niente sapere che il tuo vicino ha realmente cercato, o è riuscito a uccidere un vostro amico o parente e dover ancora vivere fianco a fianco con lui.
Forse questi sono alcuni dei motivi per cui il Nicaragua sta ora sperimentando dei problemi così importanti anche con l’alcolismo – questo è ciò che si potrebbe chiamare il trauma collettivo della Rivoluzione interrotta, per prendere in prestito la definizione di Adolfo Gilly. Non quello che ne è rimasto, non quello che normalmente era, ma piuttosto quello che potrebbe essere stata, se la storia avesse avuto un corso diverso.
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
Fonte:http://zcomm.org/znetarticle/nicaragua-and-the-ghosts-of-revolution
Originale: Roarmag.org
Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY NC-SA 3.0

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