La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

lunedì 1 febbraio 2016

"Confusi e felici": anatomia dei difensori della famiglia tradizionale

di Nicola Cucchi
La discussione in parlamento del ddl Cirinnà, iniziata lo scorso 28 gennaio, sulle “unioni civili” sta riportando al centro questioni di cui si parla da anni, e a lungo rimandate.
L’obiettivo del testo proposto dalla senatrice pd è di riconoscere il diritto degli omosessuali ad unirsi in sede civile, introducendo l’istituto dell’unione civile con diritti e doveri reciproci, e in secondo luogo disciplinare le convivenze di fatto consentendo di registrarle in comune. Come vedremo, si vuole riaffermare una visione dell’armonia familiare che naturalizza le relazioni di potere esistenti e le riproduce. Sta a noi scegliere da che parte stare.
Genitori di Serie B: i figli sono le vere vittime dell’intolleranza
I fondamentalisti nostrani, non accettano che l’unione tra due persone dello stesso sesso possa essere anche solo lontanamente paragonata al matrimonio. Nel ddl Cirinnà la regola che ha fatto tanto discutere è quella sull’adozione del figlio del partner per le coppie omogenitoriali, definita stepchild adoption.
Recentemente è uscito un libro firmato dai promotori della manifestazione, Massimo Gandolfini e Roberto Marchesini, in cui si sostiene non vi sarebbe sufficiente evidenza scientifica per avallare l’omogenitorialità. In realtà, secondo Chiara Sità e Massimo Prearo, si fanno molte forzature arrivando a paragonare i figli di coppie omosessuali a gli orfani: “come se i bambini, che crescono con due genitori dello stesso sesso potessero essere assimilati a bambini che hanno subito un abbandono o una perdita.”
Queste “tesi pseudoscientifiche”, prescindono da una valutazione accurata delle dinamiche socio-culturali in atto, e del desiderio di genitorialità delle coppie omosessuali, in crescita esponenziale secondo Tommaso Giartosio. “Qualsiasi opinione si abbia sulla genitorialità omosessuale, se si vuole capire quello che sta accadendo, occorre abbandonare l’idea che una coppia omosessuale sia ‘naturalmente’ sterile. Le cose non stanno così…le tecniche di procreazione assistita hanno modificato la coscienza degli omosessuali.”
Pur di non far passare l’idea che due omosessuali possano considerarsi genitori legittimi, i “fondamentalisti made in Italy” preferiscono lasciare il figlio di un membro della coppia senza la tutela del partner acquisito. Un atteggiamento basato sul più bieco formalismo giuridico, che rifiuta di prendere atto di una realtà sociale mutevole, per imporre attraverso azioni simboliche l’immagine di società che si vuole salvare, a prescindere dagli effetti che questi interventi avranno sui cittadini.
La vita della famiglia tradizionale ai tempi del capitalismo maturo
Quando qualcuno parla di natura umana, bisogna stare molto attenti, soprattutto se non è un medico. In politica soprattutto il riferimento alla “natura” è spesso un discorso mascherato per nascondere la cultura, e a sua volta la storia. L’antropologia dimostra infatti che esistono una miriade di famiglie nelle differenti culture, e anche solo facendo riferimento all’Europa, il passato ci mostra modi di vivere completamente diversi da quelli a cui siamo abituati oggi.
La famiglia che si vuole tanto duramente difendere è quella patriarcale, che ripresenta nelle mura domestiche il potere tradizionale del monarca. In quella situazione ognuno ha un ruolo chiaro, ben definito e funzionale alla riproduzione del sistema.
Così, fin da piccoli si cresce con la consapevolezza di essere inseriti in questo schema gerarchico, che relega la donna in un ruolo inevitabilmente subordinato; e non è difficile capire perché ci si convinca che tutto ciò sia naturale. Quella che è stata bollata come “ideologia gender” altro non è che uno sviluppo di studi che ha approfondito i meccanismi di dominio maschile sulla donna, evidenziando il valore culturale (quindi storico) dei nostri modi di vedere mascolinità e femminilità.
Non ci stupisce come da questa prospettiva si consideri l’emancipazione femminile come pericolosa causa della tendenza alla denatalità, come sollecita l’articolo di Camillo Langone su Il Foglio. Come sostiene Lea Melandri, rivela un maschio che sente minacciato il suo ruolo di potere dall’emancipazione femminile, e che sente messa in discussione la sua virilità dall’esistenza di relazioni omosessuali.
Questa famiglia si appoggia dunque su un sistema di valori gradualmente messo in crisi dalle conseguenze sociali delle spinte emancipatrici del Novecento, e recentemente seppellito dall’individualizzazione delle vite indotta dalla fase matura del capitalismo. E’ questo sistema di produzione e consumo che produce frammentazione sociale e isolamento, spezza i legami comunitari, e quindi genera una paura diffusa di mutamenti imprevedibili, capaci di stravolgere i nostri fragili equilibri quotidiani.
Questa dinamica sociale comporta inevitabilmente un’esperienza dell’identità differente da quella che le generazioni precedenti erano abituate a vivere. La precarizzazione delle vite rende infatti difficile qualsiasi scelta definitiva, per cui ci troviamo a dover svolgere “ruoli diversi” nel percorso di vita.
Alle fisiologiche difficoltà di comprensione, accompagnate al senso di spaesamento culturale di questa nuova forma di convivenza, si aggiungono però soggetti politici e istituzioni culturali che speculano su queste disorientamento, agitando un sogno di restaurazione dell’armonia perduta. Sono questi ad orientare le fasce di popolazione disorientate e in crisi di valori, contro le minoranze, etniche, religiose e sessuali.
Contro questi profeti dell’odio sociale, l’unica risposta è ricostruire un’abitudine all’ascolto, all’incontro e al confronto, per superare la paranoia che domina questa società e ci impone di stare chiusi e comunicare solo con “chi è come noi”. Forse la cosa più saggia sarebbe capire quello che sta succedendo e accettare di vivere con persone e gruppi che fanno scelte di vita diverse dalle nostre, mantenendo la possibilità di criticarle anche duramente, senza per questo innescare ogni volta uno scontro di civiltà.

Fonte: sinistraineuropa.it

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.