
di Chiara Bastianoni
La messa è finita, ed è finita ormai da molto tempo. A ricordarcelo infatti non è semplicemente il film di Nanni Moretti, datato 1985, che racconta la storia di un sacerdote di una piccola parrocchia della periferia romana intento a fare i conti con i profondi mutamenti che innervano le relazioni sociali ed affettive del tempo. Perfino il Rapporto 2016 di Eurispes ci consegna un fotogramma dell’Italia ben diverso da quello scattato sabato pomeriggio al Circo Massimo a Roma, il rivoltante Family Day. Secondo l’Istituto di Ricerca infatti, sebbene il 71,1% degli italiani si dichiari cattolico credente, solo il 25,4% è praticante (che poi anche qui bisognerebbe capire cosa significa “praticare”). Il 67,6% si dice poi favorevole alla tutela giuridica delle coppie di fatto, anche omosessuali, mentre il 47,8% risulta favorevole al matrimonio gay.
Certo, non servono le percentuali per respingere la Crociata dai tratti medievali che questi pezzi di destra (e non solo) italiana stanno conducendo con grande solerzia. I motivi per ripudiare il FamilyDay sono per lo più infiniti, a doverli elencare tutti non basterebbe un quaderno intero.
Possiamo partire dal tormentone della Famiglia con la F maiuscola, quella sacra composta da mamma, papà e bambin*; perché pare (ma tu pensa) che solo dall’unione di un uomo e di una donna possa nascere la vita. Insomma, la Famiglia come istituzione fondata sul primato della natura, in cui l’unica differenza riscontrabile è quella tra il maschile e il femminile. E poco importa se fior fiore di studi antropologici, psicologici e chi più ne ha più ne metta, ci abbiano consegnato una lettura un tantino differente. Sembra infatti che la Famiglia non sia una e trina (M + P + F) ma che essarappresenti invece una costruzione sociale e che, in quanto tale, non sia riducibile a un modello unico, sempre uguale a se stesso nei secoli dei secoli AMEN! Ma questi paladini di Dio vanno avanti per la loro strada spinti da fede e devozione e, sventolando la bandiera del moralismo più ipocrita, si oppongono con tutte le loro forze all’approvazione del Ddl Cirinnà e lo fanno (pensate un po’) per i BAMBINI.
Possiamo partire dal tormentone della Famiglia con la F maiuscola, quella sacra composta da mamma, papà e bambin*; perché pare (ma tu pensa) che solo dall’unione di un uomo e di una donna possa nascere la vita. Insomma, la Famiglia come istituzione fondata sul primato della natura, in cui l’unica differenza riscontrabile è quella tra il maschile e il femminile. E poco importa se fior fiore di studi antropologici, psicologici e chi più ne ha più ne metta, ci abbiano consegnato una lettura un tantino differente. Sembra infatti che la Famiglia non sia una e trina (M + P + F) ma che essarappresenti invece una costruzione sociale e che, in quanto tale, non sia riducibile a un modello unico, sempre uguale a se stesso nei secoli dei secoli AMEN! Ma questi paladini di Dio vanno avanti per la loro strada spinti da fede e devozione e, sventolando la bandiera del moralismo più ipocrita, si oppongono con tutte le loro forze all’approvazione del Ddl Cirinnà e lo fanno (pensate un po’) per i BAMBINI.
Sono i bambini infatti le uniche e vere vittime, creature senza voce e senza dunque la possibilità di difendersi dall’abominio che si cela dietro la proposta di legge: crescere all’interno di una famiglia che non è una Famiglia; e non perché non vi siano comunque adeguati amore e cura ma perché non vi è la presenza di una mamma e un papà, un maschio e una femmina! Ecco allora che a difesa dell’infanzia suonano le trombe dei cieli contro un Ddl che, tra l’altro, non mette al centro il tema delle adozioni (rivendicazione che da sempre viene agitata dalla comunità Lgbt), ma che prevede esclusivamente la Step Child adoption. I bambini vanno perciò difesi da questa nefasta possibilità, perché crescere all’interno di una Sacra Famiglia è un loro diritto. Poco importa se quel modello di famiglia che si pretende di difendere è spesso teatro di violenze nonché fonte di deprivazioni affettive e materiali. E ancora, poco importa se questi stessi bambini non avranno la possibilità di frequentare un asilo e una scuola materna pubblici; se i servizi educativi vengono privatizzati (vedi ciò che sta accadendo a Roma, sotto la guida attenta del prefetto Tronca); se le ludoteche e gli spazi di socialità per la prima infanzia sono sempre di meno e non vengono adeguatamente curati dalle istituzioni e se quando cresceranno, questi stessi bambini, dovranno confrontarsi con un mercato del lavoro sempre più selvaggio. L’importante è che ci sia la Famiglia, quella si che li proteggerà dal mondo (di certo non paradisiaco) in cui si troveranno a vivere.
Immancabile poi, nel corso della kermesse di sabato pomeriggio, la sfilata delle diverse rappresentanze politiche a sostegno di questa ignobile campagna. C’è Massimo Gandolfini, che lancia “un appello alla coscienza cattolica” di quel boyscout di Renzi; c’è Giorgia Meloni, che sceglie addirittura questa giornata per comunicare al mondo la sua dolce attesa, senza minimamente accennare al suo stato nubile (se ce ne fregasse qualcosa, dovremmo puntare il dito contro chi si fa promotore della difesa della Famiglia e poi concepisce un figlio fuori dalla cornice del matrimonio, ma per fortuna noi non siamo perbenisti e ipocriti e non ci interessa dare lezioncine a nessuno, tantomeno ai Fratelli d’Italia). Poi, a un certo punto, ecco comparire le bandiere di CasaPound, e così si che ci sono proprio tutti! L’Italia sessista, omofoba, razzista, violenta e xenofoba, la crème de la crème del Bel Paese.
Bisognerà vedere se questo esercito di intolleranti (che poi tanto esercito non è, quanto a partecipazione numerica), sarà in grado di determinare gli esiti dell’approvazione del Ddl Cirinnà e bisognerà anche capire quale gioco di posizionamenti interesserà Renzi e Alfano nonché quale tipo di partita (tutta al ribasso) verrà giocata nei confronti dell’Unione Europea, che da tempo preme sull’Italia per un’effettiva estensione dei diritti civili.
Su queste tematiche, il sabato precedente, si erano riempite le piazze di molte città italiane sotto lo slogan #svegliaitalia – è ora di essere civili, organizzato da diverse associazioni lgbt, tra cui Arcigay, ArciLesbica, Agedo, Famiglie Arcobaleno, Mit. Centinaia di persone, con una sveglia in mano, hanno fatto risuonare la rivendicazione per il riconoscimento giuridico delle coppie dello stesso sesso. Non c’è dubbio alcuno sulla necessità irrimandabile di ottenere, dopo anni di battaglie, il diritto a "La reciproca assistenza in caso di malattia, la possibilità di decidere per il partner in caso di ricovero o di intervento sanitario urgente, il diritto di ereditare i beni del partner, la possibilità di subentrare nei contratti, la reversibilità della pensione, la condivisione degli obblighi e dei diritti del nucleo familiare, il pieno riconoscimento dei diritti per i bambini figli di due mamme o di due papà, sono solo alcuni dei diritti attualmente negati". Il riconoscimento, dunque, di una forma di “parentela” slegata dai legami “di sangue”; il riconoscimento di affettività che vanno oltre quella definita dalla coppia eterosessuale, proprio perché il modello famigliare monolitico, banalmente, non è più sufficiente a rappresentare l’eterogeneità delle forme relazionali esistenti. C’è da dire che il Ddl proposto dalla senatrice Monica Cirinnà del PD non rappresenta di certo la migliore delle strade percorribili. Molti sono i limiti di questo disegno che si pone nei termini del “minimo indispensabile” per poter davvero determinare un ormai irrimandabile cambiamento in questo paese ipocritamente benpensante e piccolo borghese. C’è anche da aggiungere che questa operazione di pinkwashing “spaghetti e mandolino” portata avanti dal PD può risultare a tratti ridicola per un partito che con ostinazione alimenta le disuguaglianze sociali nel paese.
Proprio perché chi scrive crede fortemente che i diritti non siano mai riducibili alla sola norma che li dovrebbe tutelare e garantire (si pensi ad esempio alla legge 194/1978 sull’aborto, che viene quotidianamente violata dai medici che praticano obiezione di coscienza), risulta indispensabile andare oltre i punti previsti dal Ddl Cirinnà, reclamando con forza l’accesso gratuito e universale ai servizi sanitari, educativi e assistenziali; i bonus ed i congedi di maternità e paternità; l’accesso a forme di reddito slegate dalla prestazione lavorativa (per un lavoro che un giorno c’è e l’altro no); il diritto di cittadinanza per tutt*.
Il tema infatti non è riducibile alla semplice rivendicazione del diritto a costruire una famiglia, la posta in gioco è molto più alta e riguarda l’affermazione e il riconoscimento di tutte le forme di affettività attraverso cui si può scegliere di condividere un progetto di vita, che sia genitoriale o non (perché “udite udite”, non tutt* vogliono avere/hanno figli).
Nell’anno del Signore 2016 sarei per relegare le Crociate allo studio della Storia Medievale, perché di problemi la nostra epoca ne conosce fin troppi. Nei prossimi giorni si capirà meglio il destino di questo Ddl, al di là del quale sarà comunque necessario continuare a stare con gli occhi ben aperti e consapevoli che non sarà una legge a spazzare via secoli di ingerenza vaticana e gruppi di invasati ultracattolici con il Vangelo in mano e la coscienza sporca.
La messa, signor*, è finita da un pezzo, ANDATE...
Fonte: dinamopress.it
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