
di Gerardo Ongaro
Esiste una frase attribuita a Henry Ford: “È una fortuna che la gente non capisce come il nostro sistema monetario e bancario funziona, perché altrimenti ci sarebbe una rivoluzione”.
Quello che è più sconcertante è il fatto che nemmeno gli specialisti più illustri lo comprendono pienamente. Seguendo i dibattiti tra economisti, trasmessi da importanti emittenti televisive di vari paesi, o leggendo articoli degli stessi su quotidiani e riviste, si evince che, non solo sono in disaccordo tra loro sull’interpretazione del sistema monetario e bancario, ma si dichiarano ignoranti sulle ricette da seguire per uscire dalle crisi endemiche ricorrenti.
Eppure, anche i comuni mortali come noi, che non hanno titoli accademici nel campo specifico, possono tentare di capire, magari cominciando dalla storia. Sappiamo che il baratto fu superato, per necessità, con la creazione del denaro. Sappiamo che fu poi necessario costruire forzieri dove tenere al sicuro le monete d’oro, che un tempo costituivamo la divisa di scambio. È pure noto che, con l’evoluzione dei commerci, il trasporto di grosse quantità di monete d’oro divenne inefficiente e rischioso. Per questo si produssero le note cartacee corrispondenti al valore delle monete depositate nei forzieri, più facili e sicure da portare con sé.
Nacquero quindi le banche, che emettevano tali note (oggi conosciute come banconote) garantendo che il portatore possedeva tale somma in oro depositata nei forzieri, e che quindi poteva essere riscossa dal creditore.
Ci si accorse poi che i depositi bancari potevano essere messi a frutto, e le banche potevano offrire il servizio di garante e intermediario per i prestiti che un tempo avvenivano tra singoli individui. Il debitore pagava gli interessi sul prestito, le banche si prendevano una parte per il servizio, e il resto andava al creditore. Semplice operazione di deposito e prestito, due voci comprensibili: ai soldi prestati doveva corrispondere lo stesso ammontare depositato, non un centesimo di differenza.
L’evoluzione successiva fu enorme, e le conseguenze le viviamo tuttora. Poiché si resero conto che era estremamente improbabile che tutti i creditori ritirassero i loro soldi simultaneamente, si pensò di prestare più soldi di quelli realmente depositati. Questo sistema era ed è conosciuto come “fractional reserve system”, vale a dire che le banche posseggono depositi reali che sono una frazione del denaro prestato.
Il procedimento è altamente lucrativo (e speculativo). Corrisponde, in realtà, alla creazione di denaro, anche se non materialmente visibile nella forma di banconote tangibili; e su questo denaro fittizio, si riscuotono pure gli interessi. Un tempo, la prerogativa di creare denaro era esclusivamente riservata alle banche centrali dei vari paesi, che potevano quindi controllarne il flusso.
La creazione di denaro delle banche private (in realtà creazione di debito e credito) ha contribuito enormemente a produrre il ciclo periodico conosciuto come “boom e bust” (grandi crescite seguite dal collasso altrettanto gigantesco dell’economia). Sono le tristemente famose bolle economiche, che puntualmente e inevitabilmente scoppiano. La Grande Depressione del 1929 è un chiaro esempio. I movimenti di capitali a livello globale hanno contribuito a ingigantire il problema, mentre i regolamenti introdotti dopo ogni crisi non sembrano in grado di risolverlo. Il caso recente della crisi iniziata nel 2007/2008, che stiamo tuttora vivendo, è figlio di tale sistema.
Esistono oggi correnti di pensiero che invocano un cambiamento drastico di direzione: la nazionalizzazione della creazione di denaro. Si tratterebbe di proibire alle banche private di creare denaro, riportando tale prerogativa interamente nelle mani delle banche centrali. Le banche private continuerebbero la loro funzione di deposito e prestito, ma ogni prestito dovrà essere garantito al 100% da depositi bancari reali. Le banche centrali dovranno essere pubbliche, ma a gestione indipendente (controllata da un garante), per togliere ai politici la possibilità di speculazioni politico-elettorali.
Secondo i proponenti di tale riforma radicale, in questo modo si otterrebbero grandi benefici:
– le crisi bancarie sarebbero evitate
– i benefici derivanti dalla creazione di denaro andrebbero allo stato, e quindi al contribuente, anziché all’élite bancaria
– il debito pubblico diventerebbe cosa del passato
– il debito privato verrebbe drasticamente ridotto (oggi esso deriva in grandissima parte dalla creazione di denaro da parte delle banche private)
Gli stessi fautori della proposta ammettono che, oltre a creare instabilità, il sistema attuale potrebbe anche essere stato in parte responsabile per la crescita economica della quale abbiamo goduto. Inoltre, ammettono che la riforma da loro proposta non sarebbe inizialmente priva di rischi, che potrebbe comportare un periodo di transizione doloroso. Tuttavia, sostengono che i benefici a medio e lungo termine supererebbero di gran lunga i contraccolpi previsti.
L’idea sembra guadagnare consensi. Nel 2012, l’IMF (International Monetary Fund – Fondo Monetario Internazionale) ha pubblicato una ricerca sulla proposta di riforma. Nel 2015, il governo islandese ha richiesto un rapporto su questo progetto. In Svizzera, dove sono state raccolte firme oltre le 100000 richieste, ci sarà un referendum su tale riforma del sistema bancario.
I promotori di questo cambiamento ritengono che l’Islanda e la Svizzera, piccoli paesi nel contesto internazionale, potrebbero costituire un test utile per un’eventuale estensione a livello globale. Se adottate su vasta scala, le riforme proposte potrebbero rappresentare un incubo per i profitti speculativi delle banche private. Questo si aggiungerebbe ad altri, come, per esempio, la tecnologica del Bitcoin – trattasi di open-source software (libero uso) che permette transazioni tra due entità senza bisogno di intermediari.
Tra i promotori della riforma, esiste il movimento britannico “Positive Money”, che così si definisce: “È un movimento che si propone di democratizzare il sistema monetario e bancario, così che lavori per la società, anziché contro di essa”.
L’idea della nazionalizzazione raccoglie adesioni da individui di diversi orientamenti politici. È forse significativo che alcuni esponenti del centrodestra siano tra i più arditi sostenitori. Recentemente, del progetto è stata fatta partecipe la Camera dei Comuni (parlamento del Regno Unito), con una relazione e un dibattito sul tema “Creazione del denaro e la società”, ripreso dall’emittente pubblica BBC. Nella relazione introduttiva, il relatore conservatore Hon Steven Baker inizia con critiche dai toni piuttosto accentuati: “…la produzione di banconote false è un crimine… ma le banche stanno facendo proprio questo con il permesso dello stato… ed è equivalente ad una frode…”. E in riferimento alle grandi crisi periodiche dovute a tale sistema: “…sembra che la sola cosa che apprendiamo dalla storia, è che dalla storia non apprendiamo niente…”
Le spinte per il cambiamento sembrano inequivocabili. Resta da vedere se riusciranno a far breccia, sconfiggendo le potentissime lobby finanziarie che esercitano grande influenza sul mondo politico.
Fonte: sinistraineuropa.it
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