Intervista a Giacomo Russo Spena di Lorenzo Carchini
Quasi un anno senza governo e all’orizzonte ancora nulla. Il presente ed il futuro della politica spagnola restano un’incognita, mentre l’economia registra, apparentemente, tassi di crescita sorprendenti. Il Pil è salito del 3,2% nel 2015 e per il 2016 si prevede un +2,6%. Nessuno nella UE sta facendo meglio. Calata la disoccupazione ai livelli di sei anni fa. Il sistema, come accadde a suo tempo in Belgio, sembra possa reggersi anche senza l’esecutivo. Eppure, “non è tutto oro quel che luccica”, come sostiene Giacomo Russo Spena, giornalista e scrittore, firma di Micromega e tra i primi a cogliere la portata del fenomeno Podemos.
“I dati dell’economia spagnola evidenziano come ci siano ancora disuguaglianze ed un problema di precarietà, soprattutto giovanile”. I disoccupati sono ancora oltre 4 milioni e mezzo, mentre la tra i giovani si attesta al 46,5%, il secondo peggior dato in Europa dopo la Grecia.
“I dati dell’economia spagnola evidenziano come ci siano ancora disuguaglianze ed un problema di precarietà, soprattutto giovanile”. I disoccupati sono ancora oltre 4 milioni e mezzo, mentre la tra i giovani si attesta al 46,5%, il secondo peggior dato in Europa dopo la Grecia.
La spada di Damocle che pende sulla testa del paese iberico, però, è soprattutto quella del debito pubblico, che ha sfondato il muro del 100% del Pil, qualcosa che non accadeva dal 1909. E proprio su questo punto potrebbe cadere la scure di Bruxelles, con una sanzione di oltre 6 miliardi di euro in caso di mancata presentazione di un progetto di bilancio con le misure di contenimento della spesa.
Un rischio che può acuire ulteriormente la crisi politica del paese, con un Partito Socialista, da un lato sconvolto da faide interne, e dall’altro con la prospettiva di un governo di larghe intese in compagnia del Partito Popolare di Rajoy e dei moderati di Ciutadanos. Altra prospettiva la possibilità di “un Monti spagnolo”, un tecnico condiviso dalle parti in grado di traghettare fuori i partiti dall’impasse politica.
Intanto tra i ranghi di Podemos si fa largo l’idea di un governo simile al “modello portoghese” con i socialisti, una proposta, spiega Spena, che avrebbe lasciato piuttosto freddi i vertici del Psoe.
In una Spagna stanca dello stallo, “i cittadini rischiano di vedere nei partiti di cambiamento, come Podemos, un fuoco di paglia”, decidendo per la stabilità dei partiti tradizionali, che sono stati capaci di reggere il colpo del movimento di Iglesias.
Cosa sta succedendo in Spagna? Con il nuovo no che è stato dato a Rajoy torneranno a votare per una terza volta?
"Innanzitutto non è tutto oro quel che luccica, nel senso è vero che il pil è cresciuto del 3,2 per cento nel 2015, ma allo stesso tempo sono emersi problemi sociali molto gravi. I disoccupati sono comunque oltre 4 milioni e mezzo e la disoccupazione giovanile è al 43,5%, quindi i dati dell’economia spagnola evidenziano ancora come ci sia un grosso problema di diseguaglianze e precarietà soprattutto tra i giovani.
Detto questo sul piano politico la Spagna sta vivendo un’impasse impressionante e c’è la possibilità che si possa tornare al voto per la terza volta in un anno, dopo il no a Rajoy, dipende tutto da cosa farà il partito socialista, Psoe, che all’interno ha una grandissima faida.
Il segretario Sanchez al momento non vuole dare alcun sostegno ai popolari nè appoggio esterno, mentre un’altra parte del partito, capeggiata da Diaz sta pensando invece di creare un governo Rajoy, Ciutadanos e l’appoggio esterno di Psoe, con Unidos Podemos che rimarrebbe da solo all’opposizione. Questi i due scenari possibili, oppure l’idea di un governo tecnico, che Psoe e PP si mettano d’accordo per un Monti spagnolo."
Tu eri stato piuttosto critico con Unidos Podemos e l’idea di un avvicinamento tra Podemos e Izquierda Unida. Un’eventuale alleanza col Psoe potrebbe, però, comportare delle fratture dentro Podemos fra i due leader Iglesias e Errejon, come è stato ipotizzato dai quotidiani spagnoli?
"Adesso lo strappo dentro Podemos pare che si sia ricucito, ma era stato molto forte proprio sull’idea di alleanza con Izquierda Unida. Iglesias aveva voluto questo accordo fortemente, le elezioni però hanno dimostrato altro e l’opzione di Errejon, contrario a questo accordo, aveva preso piede all’interno del partito. Ora, invece, sono in molti ad essere convinti che l’apertura a Psoe sia necessaria per provare a costituire un’alleanza progressista e creare in Spagna un governo simile a quello portoghese. In questo momento, però, i socialisti stanno guardando altrove, non credo l’operazione andrà in porto."
Come dicevi prima non è tutto oro quel che luccica. Dietro la crescita ci sono riforme impopolari promosse da Rajoy, come i licenziamenti più facili, il dimezzamento dei costi per le aziende delle indennità ai lavoratori ed i tagli nel pubblico. Bene o male, però, la presenza di un governo è sempre importante per guardare al presente e al futuro. Quali sono le soluzioni sul tavolo, alla portata del paese? c’è il rischio che questo stallo, agli occhi dei cittadini, comporti un deterioramento delle istituzioni stesse?
"Penso che gli spagnoli siano stanchi di tornare al voto e, da un certo punto di vista, un terzo ritorno alle urne, sarà una vittoria dei partiti della stabilità: popolari e socialisti, usciti rafforzati già dal secondo turno. Questo perché i cittadini potrebbero vedere nei partiti del cambiamento, ovvero Ciutadanos e Podemos, dei fuochi di paglia: già votati due volte, senza che siano risultati decisivi, un elettorato non più motivato può pensare che si possa tornare all’idea di stabilità.
Un anno di non governo può portare anche alla richiesta di stabilità e che la struttura consolidata dei partiti tradizionali, che guidano la Spagna dagli anni ’70, possa uscire avvantaggiata da ulteriori elezioni. Dunque sono convinto che Podemos non voglia il ritorno al voto.
Per il governo che si farà, temo alla fine si sceglierà un governo Rajoy con appoggio esterno di Psoe oppure si opterà per un Monti spagnolo, questa la mia previsione, che non promette niente di buono, ma politiche dettate da Bruxelles e dalle istituzioni che hanno promosso l’austerity e con essa i tagli salariali e dei servizi. Soluzioni che non farebbero che accentuare le diseguaglianze già presenti in Spagna."
Le partite amministrative possono dirci qualcosa di come sarà il futuro, oppure gli scontri locali sono completamente sciolti dai giochi nazionali?
"No, le elezioni locali sono molto legate a quelle nazionali, in Spagna. Adesso dovremo vedere come andranno le elezioni in Galizia e nei Paesi Baschi, dove si voterà il 25 settembre, e saranno prove fondamentali per capire come sarà il governo nazionale che si formerà. Perché se in entrambe le aree il Partito Popolare dovesse affermarsi, a quel punto sarà dura per i socialisti non sostenere un governo Rajoy."
Giacomo, sabato scorso, hai coordinato a Roma, presso la Libreria Assagi, un incontro in cui erano presenti Eleonora Forenza, europarlamentare de L’Altra Europa, Claudia Candeloro, dei Giovani Comunisti, Paolo Berdini, Assessore all’Urbanistica del Comune di Roma e, soprattutto, Jorge Moruno, tra i leader di Podemos. L’incontro s’intitolava “Avanti popolo! Ricostruire la politica dal basso”. Ce lo vuoi raccontare?
"Moruno ha raccontato l’esperienza di Podemos ed ha spiegato come in questi anni sia riuscito a costruire la sinistra ma senza definirla tale. Ha fatto luce sulle strategie del partito, sul suo pragmatismo e la grande capacità di non fermarsi sull’idea di riunire le forze di sinistra, ma di provare a rappresentare tutti i soggetti colpiti dalla crisi in maniera trasversale, il cosiddetto 99%. Un’idea che va al di là di unità della sinistra, uno dei problemi su cui invece si è più discusso in Italia negli ultimi anni. Una sinistra che, più che rappresentare i soggetti deboli, ha proceduto con una ricostruzione dall’alto attraverso liste, federazioni ecc.. Devo dire, da questo punto di vista, sia Berdini e Forenza erano d’accordo con Moruno. Un’altra questione che si è toccata è quella rappresentata dai movimenti, discutendo di esempi forti come gli Indignados in Spagna: in mancanza di movimenti sociali forti è difficile provare a immaginare una nuova rappresentanza della sinistra."
Fonte: Sinistra in Europa

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