
di Gianmarco Pisa
La manifestazione nazionale contro le manovre militari della NATO nel cuore del Mediterraneo (“No-Trident”) che ha animato con migliaia di partecipanti le strade e le piazze della città di Napoli, lo scorso 24 Ottobre, ha segnato un punto di svolta e di consapevolezza. Al di là della pur significativa partecipazione e del non meno rilevante messaggio politico che ha lanciato, la mobilitazione contro la guerra, contro il militarismo e contro la NATO, ha segnato una svolta nel rimettere al centro del movimento le ragioni dell’anti-militarismo, che si declina, al tempo stesso, come lotta contro la guerra (i suoi artefici, i suoi strumenti, i suoi dispositivi) e lotta contro l’imperialismo (a partire da quell’imperialismo italiano che continua a privilegiare il suo complesso militare-industriale, a vagheggiare posti al sole in Libia, a imbastire relazioni ambigue in Ucraina).
Ma ha anche rappresentato un passaggio di consapevolezza importante, rifiutando di rinchiudersi tanto nella sterile propaganda testimoniale (segnalando al contempo l’urgenza dell’andare oltre il pur necessario «no alla guerra senza se e senza ma»), quanto nel deprimente collateralismo governativo (rappresentando, pertanto, il bisogno di rifuggire da atteggiamenti ambigui e pratiche lobbistiche).
Ma ha anche rappresentato un passaggio di consapevolezza importante, rifiutando di rinchiudersi tanto nella sterile propaganda testimoniale (segnalando al contempo l’urgenza dell’andare oltre il pur necessario «no alla guerra senza se e senza ma»), quanto nel deprimente collateralismo governativo (rappresentando, pertanto, il bisogno di rifuggire da atteggiamenti ambigui e pratiche lobbistiche).
Declinare, raccogliendo la sfida e interpretandosi all’altezza della fase, l’attivazione anti-militarista e pacifista nei termini di un movimento, al tempo stesso, per la pace e contro la guerra, orientato alla pace positiva, non la pace come mera “coesione sociale” o assenza di guerra, bensì la pace come “pace con giustizia”, inibizione della violenza armata e accentuazione della giustizia sociale, è uno dei compiti dei comitati di base “No-Trident”, che hanno inteso lanciare, con l’assemblea nazionale del 25 Ottobre, un vero e proprio “coordinamento No-Trident”, con lo scopo di promuovere una vera e propria, necessaria ed urgente, “rigenerazione” del movimento per la pace che, con la sua frammentazione e la sua inerzia, raramente è riuscito a centrare l’obiettivo, non solo di unitarietà (nella sintesi delle posizioni e nel coordinamento della iniziativa) ma anche di efficacia (con parole d’ordine forti e chiare e una sua autonoma, specifica, capacità di coniugare “il sì” con “il no”, l’efficacia della protesta con la radicalità della proposta, l’opposizione con la proposizione). Non a caso, nella lettura promossa dal coordinamento: la NATO va contrastata sia in quanto strumento di proiezione militare sia come dispositivo di coordinamento dell’imperialismo euro-atlantico; l’imperialismo italiano, di cui l’attuale governo è coerente interprete, è perfettamente collocato in questo dispositivo e va quindi fronteggiato; il Mediterraneo, come dimostra la stessa impostazione della “Trident Juncture”, è sempre più uno scenario cruciale e la moltiplicazione dei fronti di guerra al suo interno dimostra che la “terza guerra mondiale”, pur diffusa e articolata (“a pezzi”), è sempre più in corso.
Lottare contro la guerra (le sue cause, disuguaglianza e militarismo; le sue conseguenze, migrazioni e neo-colonialismo) significa sempre più intensamente, al tempo stesso, lottare per la pace e, di conseguenza, dotarsi degli strumenti di lettura e di analisi per imporre una vera e propria agenda di pace come tema costante, permanente e trasversale, nell’impegno internazionale e internazionalista: non è più possibile affrontare gli scenari di guerra e di conflitto nel Mediterraneo con spirito di osservatori o di commentatori, viceversa ciò che accade alle nostre sponde ci riguarda, non solo per una questione di prossimità e di contiguità, ma anche per le responsabilità dell’Italia in questi scenari, a partire dai fronti aperti in Siria, Libia, Ucraina, dove si sono combattuti (tuttora si combattono) autorità legittime e si sono sostenute (tuttora si sostengono) forze illegittime, violente, eversive, talvolta perfino formazioni neo-naziste (in Ucraina) e terroristiche (in Siria). Ed anche per questo, come pure la riflessione dei comitati No-Trident ha richiamato, è necessario saper declinare nuove modalità di attivazione dell’iniziativa contro la guerra e per la pace: non con la delega, ma con la partecipazione; non aspettando l’intervento di questo o quel “principe illuminato” ma attivando l’iniziativa sociale; valorizzando il protagonismo delle città e dei territori, attivando cooperazione paritaria e reciproca tra comunità e spazi sociali, innescando, anche e soprattutto “a sinistra”, piena consapevolezza di percorsi innovativi di solidarietà e cooperazione internazionale.
Fonte: Esseblog
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