La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

martedì 13 ottobre 2015

A Berlino c’è un popolo. Contro il trattato che uccide il diritto dei popoli

di Luca Soldi
Centinaia di migliaia di persone, 250mila sembra una cifra decisamente realistica, sono scese in piazza sabato a Berlino, in Germania, per protestare contro il Ttip.
Contro il Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti in corso di negoziato dal 2013 tra l’Unione europea e gli Stati Uniti.
Il governo di Berlino appoggia il trattato, ma i manifestanti, organizzati nella Confederazione dei Sindacati tedeschi (Dgb) e da tante associazioni, temono che l’accordo faciliterebbe l’ingresso di alimenti con OGM difficili da rintracciare, un maggiore utilizzo di pesticidi, riduzione dei diritti dei lavoratori e la concentrazione delle produzioni nelle mani di pochi.
Il TTIP è un trattato di liberalizzazione commerciale che ha l’intento dichiarato di abbattere dazi e dogane tra Europa e Stati Uniti rendendo il commercio più fluido e penetrante tra le due sponde dell’oceano. L’idea, che potrebbe sembrare buona, nasconde pericoli che minerebbero il diritto di ciascuno e quelli comuni. Diritti già abbastanza condizionati e ridotti nelle nostre società più avanzate. Infatti, in realtà, questo trattato, che viene negoziato in segreto tra Commissione UE e Governo USA (senzaWikileaks non ne avremmo saputo nulla), vuole costruire un blocco geopolitico offensivo nei confronti di Paesi emergenti come Cina, India e Brasile creando un mercato interno tra noi e gli Stati Uniti le cui regole, caratteristiche e priorità non verranno più determinate dai nostri Governi e sistemi democratici, ma modellate da organismi tecnici sovranazionali sulle esigenze dei grandi gruppi transnazionali, le corporation multinazionali. Con il rischio, anzi la certezza, che norme, prodotti e controlli finirebbero nelle mani di lobby, gruppi, multinazionali fuori dal raggio d’azione di ogni controllo pubblico.
Rischi per tutti settori di produzione e consumo come cibo, farmaci, energia, chimica, ma anche per i nostri diritti connessi all’accesso a servizi essenziali di alto valore commerciale come la scuola, la sanità, l’acqua, previdenza e pensioni, sarebbero tutti esposti a ulteriori privatizzazioni e alla potenziale acquisizione da parte delle imprese e dei gruppi economico-finanziari più attrezzati, e dunque più competitivi.
Facile immaginare che, senza misure di tutela pubbliche, come i contratti di lavoro, misure di salvaguardia o protezione sociale o ambientale, potrebbero essere spazzati via i produttori che ancora conservano standard di qualità alti (e quindi più costosi) se non si affidano allo studio legale giusto e ben accreditato. Tutto questo va ben oltre le derive di oggi, come possiamo vedere con le “liberalizzazioni” introdotte dal Jobs Act.
Ricordiamolo: le vertenze non verrebbero giudicate da tribunali ordinari che ragionano in virtù di tutta la normativa vigente, come è ancora possibile, ma da un consesso riservato di avvocati commerciali superspecializzati che giudicherebbero solo sulla base del trattato stesso se uno Stato – magari introducendo una regola a salvaguardia del clima, o della salute – dovesse creare un danno a un’impresa. Se venisse trovato colpevole, quello stato o comune, o regione, potrebbe essere costretto a ritirare il provvedimento o ad indennizzare l’impresa. Pensiamo ad un caso come quello dell’Ilva a Taranto, o della diossina a Seveso, tutte le problematiche emerse nelle Terre dei Fuochi. Ecco così che l’ingiustizia sarebbe davvero servita, ben oltre quanto accade oggi.
Per questo in tanti hanno manifestato a Berlino ed in tanti continueranno a farlo ancora. E c’è da immaginarsi e da sperare, manifesteranno in tanti non solo nella Germania della Merkel, malgrado gli sforzi di alcuni media di sottacere e nascondere la questione.

Fonte: Essere Sinistra

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