
di Massimo Cacciari
Talk show, dibattiti e notiziari politici quale “messaggio” trasmettono in sé, ben oltre i loro specifici contenuti e i diversi, magari opposti, intenti di chi li dirige?
La domanda diviene di particolare rilievo allorché una giovane leadership cerca, come è fisiologico avvenga, di utilizzare per il proprio consolidamento la comunicazione pubblica. La difesa del pluralismo (valore tanto più sacro quanto meno praticato), compito assai arduo in una televisione di Stato, che per gran parte non può non essere una televisione di maggioranza di governo, sembrerebbe consustanziale, invece, nel format del talk show. Ecco liberamente emergere le differenti posizioni, ecco politici e commentatori “metterci la faccia”. Assenti censure e auto-censure. Rappresentazione sul piccolo schermo di grandi miti della democrazia: il parlar schietto e franco ( en parresia avrebbero detto i nostri presunti antenati ateniesi), la trasparenza, ecc.
Oggi, addirittura, grazie a twitter, hashtag e via cantando, l’interlocuzione diretta, in “tempo reale”, come quella tra i cori angelici.
Oggi, addirittura, grazie a twitter, hashtag e via cantando, l’interlocuzione diretta, in “tempo reale”, come quella tra i cori angelici.
Sono certo che molti dei valenti giornalisti che praticano il genere credano davvero in tali miti. Funzionano ancora? La domanda è un’altra: quale senso comune producono e in che modo la loro “struttura” è fattore di un processo di trasformazione del sistema politico e dell’opinione pubblica. La scena imita quella della dialettica parlamentare. Vorrebbe, però, mostrare come tale dialettica possa svolgersi in forme argomentate e competenti.
L’effetto, invece, è esattamente l’opposto: l’impossibilità di ogni argomentazione. Nessuna autorità “toglie la parola”, il Dio Tempo soltanto - e non resta allora che il fuggitivo momento della battuta demagogica, superfluo quanto il contenuto della stessa. Lo spettatore avverte immediatamente l’assenza di argomentazione, ma per concludere, inevitabilmente, che quello politico non è un discorso , che il linguaggio politico è tout-court chiacchiera, Phrase , come avrebbe detto il mio Karl Kraus.
Conseguente giudizio: lo spazio del confronto politico è quello della discussione incompetente e inconcludente e il Parlamento una assemblea discutidora , buona soltanto a garantire la sopravvivenza di classi dirigenti prive di qualsiasi auctoritas . Forse nessuno desidera tali effetti, ma sono esattamente questi che il talk show “pluralistico” produce - e più sono le voci che vi si accavallano e confondono più li produce.
Con un risultato, tuttavia, niente affatto “negativo”: la reazione,infatti, allo spettacolo di una discussione ridotta a gesti, più ancora che a slogan, è quella di invocare l’istante magico della decisione , l’avvento del Capo capace di risolvere il nodo tagliandolo. Il format del talk show è l’espressione perfetta, per opposizione, della tendenza dominante nell’Italia da Tangentopoli ad oggi verso un rafforzamento in senso presidenzialistico dell’esecutivo.
La sua scena induce obbiettivamente, dunque, un disincanto quasi disperato non solo sulle capacità del ceto politico e sull’efficacia della dialettica parlamentare, ma anche sul valore della partecipazione alla vita pubblica. Il refrain costante è quello dell’abisso tra domande e diritti della società civile e le risposte di chi governa. Ergo: occorre liberare il governo da lacci e laccioli. Questo solo importa. La partecipazione si risolve nel porre o cercare di imporre le proprie domande, le proprie esigenze, al di là appunto di ogni argomentazione vòlta a collocarle in una prospettiva di insieme, di sistema - prospettiva fisiologicamente assente nella “gabbia” del confronto tv.
Tutto questo si sta facendo di giorno in giorno più chiaro. Rendendo con ciò stesso superfluo il genere stesso del talk show. La sua è una crisi da compimento dell’opera. Chi auspicava simili esiti può tranquillamente oggi licenziarne gli inventori.
Fonte: L'Espresso
Nessun commento:
Posta un commento
Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.