La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

mercoledì 14 ottobre 2015

Da Cochabamba a Parigi, 10 punti contro il cambiamento climatico

di Geraldina Colotti 
Cocha­bamba, in Boli­via, ha ospi­tato il II Ver­tice dei popoli sul cam­bia­mento cli­ma­tico. Dieci punti hanno arti­co­lato le pro­po­ste che i movi­menti inten­dono por­tare alla Cop 21, la Con­fe­renza delle Nazioni unite sul tema, che si svol­gerà a Parigi dal 30 novem­bre all’11 dicem­bre. Il pre­si­dente boli­viano Evo Mora­les le ha con­se­gnate al segre­ta­rio gene­rale dell’Onu, Ban Ki-moon durante la ceri­mo­nia di chiu­sura, nella gior­nata mon­diale dei popoli indi­geni. Il docu­mento ha por­tato a sin­tesi il lavoro di 12 tavoli di lavoro a cui hanno par­te­ci­pato dele­gati dei cin­que con­ti­nenti. Al cen­tro, la richie­sta di giu­sti­zia ambien­tale, che verrà sol­le­vata a Parigi dai pre­si­denti socia­li­sti dell’America latina pre­senti al ver­tice dei popoli: il cam­bia­mento cli­ma­tico — hanno riba­dito tutti — è una con­se­guenza del capi­ta­li­smo, e le grandi potenze devono assu­mersi le pro­prie respon­sa­bi­lità.
«I grandi inqui­na­tori — ha detto il pre­si­dente ecua­do­riano Rafael Cor­rea — devono rico­no­scere il danno pro­vo­cato ai nostri paesi, per­ché venga quan­ti­fi­cato e i paesi ric­chi paghino il debito eco­lo­gico con­tratto: biso­gna evi­tare che aumenti per­ché altri­menti saremo tutti poveri. Tutti — ha aggiunto Cor­rea — siamo respon­sa­bili e dob­biamo pro­teg­gere il pia­neta, ma ci sono per­sone più respon­sa­bili per la con­ta­mi­na­zione del suolo». Le mul­ti­na­zio­nali che inqui­nano, devono pagare: «Imma­gi­nate cosa suc­ce­de­rebbe — ha detto ancora Cor­rea — se i grandi inqui­na­tori fos­sero Boli­via, Ecua­dor, Vene­zuela e gli Usa pos­se­des­sero l’Amazzonia: da tempo ci avreb­bero invaso. Invece, se una mul­ti­na­zio­nale distrugge la natura non va in car­cere. Si tratta di un pro­blema poli­tico. Gli Stati uniti devono fir­mare il pro­to­collo di Kyoto».
Al primo punto, il docu­mento di Cocha­bamba pone la neces­sità di adot­tare un nuovo modello glo­bale di civiltà: senza con­su­mi­smo, corsa alla guerra, mer­can­ti­li­smo e capi­ta­li­smo, ma pro­iet­tato verso la costru­zione e il con­so­li­da­mento di un ordine mon­diale basato sul «buen vivir». Invece di desti­nare risorse alla mac­china mili­tare — chie­dono i movi­menti — «invece di spre­care soldi nelle guerre, ce li diano per pro­teg­gere l’ambiente». E per que­sto, cen­trale è la difesa dei beni comuni e la costi­tu­zione di un Tri­bu­nale inter­na­zio­nale sulla giu­sti­zia cli­ma­tica e la Madre terra. Un pro­get­to­che mira a «deco­lo­niz­zare» le risorse natu­rali e le visioni che con­si­de­rano i popoli del sud come «guar­dia­bo­schi» dei paesi del nord.
«No all’aumento del debito estero, no all’impunità dei ric­chi e delle mul­ti­na­zio­nali — ha detto il mini­stro degli Esteri cubano, Bruno Rodri­guez, e ha accu­sato i paesi capi­ta­li­sti che «impon­gono livelli di pro­du­zione e con­sumo inso­ste­ni­bili». Dello stesso tenore l’intervento della dele­ga­zione cilena, che ha denun­ciato «il rifor­mi­smo che con­ti­nua a legit­ti­mare il capi­ta­li­smo». Al Ver­tice dei popoli è arri­vato anche il mes­sag­gio dell’ex pre­si­dente uru­gua­yano Pepe Mujica che ha invi­tato a vol­tare pagina e a ispi­rarsi al modo in cui i popoli indi­geni pro­teg­gono la terra per pre­ser­vare la vita delle pros­sime generazioni.
«Solo con la coscienza dei popoli sarà pos­si­bile sal­vare il pia­neta», ha detto il pre­si­dente vene­zue­lano Nico­las Maduro — e si è impe­gnato a garan­tire che la Cop21 sia «il ver­tice dei popoli orga­niz­zati». Il suo omo­logo boli­viano ha affer­mato: «Il pia­neta ha un limite di sop­por­ta­zione, e lo stiamo rag­giun­gendo. Ogni tre minuti muo­iono 10 per­sone a causa delle malat­tie legate alla con­ta­mi­na­zione dell’acqua. E con l’aumento della tem­pe­ra­tura della terra di due gradi cen­ti­gradi, mori­ranno 10 per­sone al minuto».
Ma quanto peserà la voce dei movi­menti e delle asso­zia­zioni alla Cop21? «Non pos­siamo illu­der­ci­che il nostro discorso di merito trovi solu­zione al ver­tice di Parigi», ha detto il sin­daco di Bogotà, Gustavo Petro, dele­gato per la Colom­bia. E ha aggiunto: «Abbiamo pro­prio biso­gno del discorso poli­ti­ca­mente cor­retto dell’Onu? Meglio sarebbe con­vo­care a Parigi le mol­ti­tu­dini dell’Europa, dell’Africa, dell’Asia e rilan­ciare una nuova comune come quella di Parigi in cui è nata la parola socia­li­smo. Oggi è comin­ciata una nuova era e a Parigi può esserci una nuova opportunità».

Fonte: il manifesto 

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