La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

martedì 13 ottobre 2015

Sì, la ripresina c’è, ma degli infortuni sul lavoro

di Roberto Romano e Felice Roberto Pizzuti
Il Paese sta attra­ver­sando una fase eco­no­mica spesso valu­tata con un otti­mi­smo che è com­pren­si­bil­mente beneau­gu­rante ma, non di meno, risulta anche for­zato e stru­men­tale, spe­cial­mente quando si scon­tra con dati dram­ma­tici come l’aumento della mor­ta­lità sui luo­ghi di lavoro che non può essere attri­buito al «destino cinico e baro».
Alcuni sot­to­li­neano l’imminente cre­scita del Pil (ma, dall’inizio della crisi nel 2008, più volte spe­ranze ana­lo­ghe sono andate smen­tite e, nel frat­tempo, le cause strut­tu­rali della crisi non sono intac­cate); altri evi­den­ziano aumenti nell’occupazione (ma i dati uti­liz­zati spesso sono par­ziali, cioè solo quelli con il segno posi­tivo dei nuovi occu­pati, dimen­ti­cando la dimi­nu­zione dei pre­e­si­stenti); altri ancora par­lano di una ritro­vata soli­dità della finanza pub­blica, pre­fi­gu­rando un taglio delle tasse che dovrebbe far cre­scere gli inve­sti­menti e, quindi, gli occu­pati (ma le pur neces­sa­rie poli­ti­che di Quan­ti­ta­tive Easing, con­vi­vendo con aspet­ta­tive incerte dei con­su­ma­tori e delle imprese che fre­nano l’economia reale, stanno gon­fiando nuove bolle che minano gli equi­li­bri finanziari).
Ma nel frat­tempo arriva un dato ine­dito e per alcuni versi di con­tro­ten­denza: nei primi otto mesi del 2015 ci sono già stati 752 infor­tuni mor­tali nei luo­ghi di lavoro. Un feno­meno grave, che diventa allar­mante se con­si­de­riamo che la cre­scita per­cen­tuale è del 15%.
Cosa si nasconde nella sca­tola nera dell’aumento degli inci­denti mor­tali dei lavoratori?
La cre­scita del Pil pre­vi­sta per il 2015 (0,8% secondo il Fmi, 0,9% per il Governo e 1% per il primo mini­stro), comun­que più con­te­nuta rispetto alla media dei Paesi euro­pei, forse non è figlia di buoni inve­sti­menti e buon lavoro. Se insieme alla cre­scita del Pil regi­striamo un aumento senza pre­ce­denti degli infor­tuni nei luo­ghi di lavoro, evi­den­te­mente non tutta la cre­scita eco­no­mica e occu­pa­zio­nale è coe­rente con la neces­sità di miglio­rare e spe­cia­liz­zare il tes­suto pro­dut­tivo nazionale.
Il così detto «lavoro buono» — ad alto con­te­nuto tec­no­lo­gico e nei ser­vizi — è carat­te­riz­zato in misura mar­gi­nale e ridotta dal feno­meno degli infor­tuni. Que­ste carat­te­ri­sti­che delle diverse tipo­lo­gie del lavoro dovreb­bero far riflet­tere gli opi­nion maker sulla natura della nostra attesa «ripre­sina» e sul pre­sunto ruolo posi­tivo attri­buito allo stesso Jobs Act.
Se la cre­scita eco­no­mica ita­liana con­ti­nua ad essere (da un quarto di secolo) più con­te­nuta della media euro­pea è per­ché la sua qua­lità con­ti­nua ad essere di basso livello; il suo sistema pro­dut­tivo si col­loca sem­pre più in basso nella divi­sione inter­na­zio­nale del lavoro, accen­tuando una spe­cia­liz­za­zione in set­tori maturi dove la com­pe­ti­ti­vità è affi­data alla ridu­zione dei costi, inclusi quelli della sicu­rezza del lavoro; la cre­scita degli infor­tuni mor­tali dei lavo­ra­tori è un serio e dram­ma­tico indi­zio che lo conferma.
Gli incen­tivi dati alle imprese per assu­mere ten­dono ad essere uti­liz­zati per soste­nere la pro­du­zione indu­striale già in essere e per tra­dursi in pro­fitti. È la solita e rei­te­rata poli­tica dell’imprenditoria nazio­nale che punta essen­zial­mente alla com­pe­ti­ti­vità di prezzo. Seb­bene il paese neces­siti di una rivo­lu­zione pro­dut­tiva – «cam­biare il motore della mac­china senza fer­marla» (Ric­cardo Lom­bardi) -, il Paese non ha ancora tro­vato né l’imprenditore inno­va­tore di J. Schum­pe­ter né la poli­tica che lo incentivi.
Seb­bene gli appelli del Pre­si­dente della Repub­blica e della Mini­stra della salute sot­to­li­neino la neces­sità di stra­te­gie per assi­cu­rare livelli sem­pre più alti di tutela, il con­si­stente aumento degli infor­tuni inter­roga tutti in pro­fon­dità sulla poli­tica eco­no­mica, la poli­tica indu­striale e le poli­ti­che del lavoro in atto nel Paese.

Fonte: il manifesto 

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