La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

domenica 11 ottobre 2015

È finita la parabola del centrosinistra

di Sandro Medici
Con le dimis­sioni di Igna­zio Marino da sin­daco di Roma è defi­ni­ti­va­mente tra­mon­tata la para­bola del cen­tro­si­ni­stra. Di quelle poli­ti­che ammi­ni­stra­tive che per circa un ven­ten­nio hanno con­no­tato, con mag­giori o minori suc­cessi, le poli­ti­che ammi­ni­stra­tive locali.
Ebbene, con il chi­rurgo geno­vese si è invano ten­tato di farle soprav­vi­vere, mal­grado fosse evi­dente fin da subito l’impossibilità di con­ti­nuare ad attuarle. E’ stato neces­sa­rio con­su­mare un tor­men­tato bien­nio per accor­gersi di quanto ingan­ne­vole fosse stato quel ten­ta­tivo e di quanti dispe­ranti equi­voci con­te­nesse. E oggi quest’esperienza s’infrange pro­prio su quel malin­teso iniziale.
E’ dav­vero dif­fi­cile tro­vare un sin­daco più obbe­diente e zelante di lui nell’applicare le poli­ti­che eco­no­mi­che det­tate dal governo e con­for­marsi acri­ti­ca­mente alle misure di auste­rità e ai piani di rien­tro impo­sti dall’amministrazione statale.
In quest’ultimo scor­cio, la città ha visto pro­gres­si­va­mente ridursi la spesa sociale e inde­bo­lirsi allo stremo la rete di soste­gno per le fasce più espo­ste e biso­gne­voli. Così come dimi­nuire sen­si­bil­mente gli stan­zia­menti per la manu­ten­zione urbana e per il tra­sporto pub­blico, lasciando ulte­rior­mente depe­rire le aree peri­fe­ri­che e stre­mando la già pre­ca­ria e insuf­fi­ciente rete di auto­bus e metropolitane.
Ma tagli e sac­cheggi si sono abbat­tuti anche sulle atti­vità cul­tu­rali e la cura del patri­mo­nio arti­stico, archeo­lo­gico e archi­tet­to­nico. E nel con­tempo, tra sgom­beri e col­pe­voli abban­doni, si è pre­fe­rito spe­gnere e depri­mere la grande vita­lità crea­tiva e pro­get­tuale indi­pen­dente, dall’Angelo Mai al Tea­tro Valle, dal cinema Ame­rica al Rialto occu­pato, a Scup.
Stesso impianto fero­ce­mente libe­ri­sta è stato pra­ti­cato nelle poli­ti­che di sven­dita e pri­va­tiz­za­zione di beni comuni, aziende pub­bli­che e patri­mo­nio comu­nale. Stessa logica padro­nale è stata impo­sta con­tro i pro­pri dipen­denti, ridu­cendo salari e inden­nità. Stesso meschino disin­te­resse si è mani­fe­stato sul destino dei lavo­ra­tori di aziende e coo­pe­ra­tive che svol­gono atti­vità per conto del Comune. E tutto ciò, nella totale assenza di una qual­siasi stra­te­gia di cre­scita eco­no­mica della città, se non quella deri­vante dalle grandi opere e dai grandi eventi, le gene­rose volu­me­trie dello sta­dio della Roma, la grot­te­sca gran­deur della can­di­da­tura alle Olim­piadi e l’imminente, ina­spet­tato Giubileo.
Ecco per­ché, fin dall’inizio, la sta­gione poli­tica del sin­daco Marino era pesan­te­mente ipo­te­cata da que­gli obbli­ghi poli­tici, a cui volen­tieri si è con­se­guen­te­mente alli­neato. E le stesse lode­voli ini­zia­tive che tut­ta­via sono state rea­liz­zate in que­sti due anni, dalla chiu­sura della disca­rica di Mala­grotta, all’avvio della pedo­na­liz­za­zione dei Fori, all’istituzione del Regi­stro per le unioni civili, pur se meri­te­voli di giu­dizi posi­tivi, non modi­fi­cano l’impronta deci­sa­mente libe­ri­sta, l’angustia cul­tu­rale della sua espe­rienza amministrativa.
Avrebbe dovuto andar­sene prima, il sin­daco Marino. Prima di que­sta oscena sce­neg­giata sugli scon­trini men­daci, prima di que­sti imba­raz­zanti viag­getti ame­ri­cani, prima insomma di tutto que­sto mal­sano chiac­chie­ric­cio che ha finito per tra­vol­gerlo. Difen­derlo oggi per­ché chi l’ha costretto ad andar­sene è peg­giore di lui, appare fran­ca­mente un inge­nuo eser­ci­zio con­so­la­to­rio, oltre­ché reti­cente e malin­teso. In que­sta vicenda del cen­tro­si­ni­stra romano, Marino si è sicu­ra­mente dimo­strato come il male minore, ma in un con­te­sto poli­tico che resta inac­cet­ta­bile e da cui è neces­sa­rio allon­ta­narsi definitivamente.
Non esi­ste un Pd buono e uno cat­tivo. Solo se riu­sci­remo defi­ni­ti­va­mente a ren­der­cene conto, potremo avviare a sini­stra una nuova sta­gione alternativa.

Fonte: il manifesto 

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