La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

mercoledì 28 ottobre 2015

Il degrado polacco

di Rita Di Leo
Prima di com­men­tare le ele­zioni pen­siamo a quanto ne sarebbe rima­sta male la nostra Rosa Luxem­burg, che era polacca e con­sa­pe­vole delle pecu­lia­rità del paese.
Dopo che nel 1793 Austria, Ger­ma­nia e Rus­sia se l’erano spar­tita, la Polo­nia è risorta nel 1918 come stato-nazione per volontà di Wil­son e d’allora le sue vicende interne hanno avuto un’influenza ben oltre le sue fron­tiere. Da allora i polac­chi hanno sem­pre goduto di un trat­ta­mento spe­ciale, a destra e a sini­stra. Per­sino para­dos­sal­mente nei 12 anni nazisti.
Quando i suoi ter­ri­tori (e i suoi abi­tanti) furono scelti come sedi sicure dei campi di ster­mi­nio dei 3 milioni e mezzo di ebrei polac­chi e degli altri ebrei euro­pei.
Nella Polo­nia «rega­lata» da Chur­chill a Sta­lin, nella Polo­nia subal­terna all’Urss, il modello sovie­tico fu rea­liz­zato con varianti di riguardo. Per esem­pio la riforma agra­ria non si tra­sformò in col­let­ti­viz­za­zione e i con­ta­dini nei loro vil­laggi con­ti­nua­rono ad avere chiese e par­roci e in città vescovi e car­di­nali con legami uffi­ciali con il Vati­cano. Per esem­pio l’industrializzazione non fu accel­le­rata e anzi i sin­da­cati spe­ri­men­ta­rono ‘con­si­gli di fab­brica’ e inno­va­zioni più o meno uffi­cial­mente «soste­nuti» dai segre­tari del par­tito comu­ni­sta dell’epoca, da Gomulka, da Gie­rek che fu costretto a fare i conti anche con signi­fi­ca­tive rivolte ope­raie. Invece di stampo sovie­tico fu il con­trollo sugli intel­let­tuali con con­se­guenze che durano sino ad oggi.
La rivo­lu­zione di Soli­dar­nosc nel 1981 fu ascritta all’operaio Walensa ma die­tro di lui vi erano grandi intel­let­tuali ebrei e grandi preti e car­di­nali, gene­ro­sis­si­ma­mente finan­ziati dal papa polacco e dal pre­si­dente degli Stati uniti. Se capi­tavi a Var­sa­via in quel periodo rima­nevi stu­pito e impres­sio­nato dalle dispo­ni­bi­lità dell’amico intel­let­tuale.
Dopo la fine dell’Urss il paese divenne la scom­messa da vin­cere nella costru­zione accel­le­ra­tis­sima dell’economia di mer­cato. La shock the­rapy dell’economista Bal­ce­ro­wiz fu la rea­zione, fredda e fon­da­men­ta­li­sta, alla pia­ni­fi­ca­zione di Mosca. Ha certo cam­biato la società urbana ma l’altra? L’altra ha spaz­zato via sia gli scia­mani del neo libe­ri­smo e sia le bri­ciole di un’alternativa di sini­stra, tra­di­zio­nal­mente sotto schiaffo nel paese.
Nel nuovo Par­la­mento sie­de­ranno uomini e donne che a noi ita­liani appa­iono la rina­scita, nel 2015, dei vin­ci­tori demo­cri­stiani del nostro 18 aprile 1948. La stessa cul­tura, gli stessi nemici, Rus­sia e Ger­ma­nia, lo stesso alleato, gli Stati uniti ai quali chie­dono una Nato più pre­sente, cui danno basi e pri­gioni per covert action.
La vit­to­ria alle ele­zioni ha un’importanza che va defi­nita in ogni suo aspetto. Intanto è la prova che quasi mezzo secolo di gestione sovie­tica del paese ha lasciato solo odio per averla subita, inol­tre è la prova che quasi un quarto di secolo di gestione capi­ta­li­stica ha creato una rea­zione di rigetto per avervi creduto.
Infine vi è il rap­porto con l’Unione Euro­pea di cui si è rifiu­tata la moneta ma si sono pre­tesi i bene­fici con­nessi al farne parte. Che cosa chie­derà il nuovo governo? Non basterà più come nel pas­sato solo un trat­ta­mento di riguardo di carat­tere eco­no­mico. Vorrà un ruolo deci­sio­nale su que­stioni come i migranti, la cogente que­stione ucraina e più in gene­rale la col­lo­ca­zione euro­pea sulla scena inter­na­zio­nale, e in pri­mis por­terà ancora più linfa alla linea filoa­me­ri­cana di Bru­xel­les. Potrà farlo usando la carta dell’alleanza ad Est del «gruppo di Vise­grad», i quat­tro Paesi (Polo­nia, Unghe­ria, Repub­blica Ceca, Slo­vac­chia) che si sono alleati prin­ci­pal­mente in fun­zione anti­Mo­sca e che con­tano 64 milioni di abitanti.
Da qual­siasi punto di osser­va­zione geo­po­li­tica si scelga, la Polo­nia che esce dalle ele­zioni è un colpo poli­tico e cul­tu­rale alle illu­sioni che ci por­tiamo die­tro dal 1989. Illu­sioni che è arri­vato il momento di met­tere in que­stione.
P.S. Oltre Rosa Luxem­burg, vanno ricor­dati i grandi socio­logi Tho­mas e Zana­niecki per la ricerca su Il con­ta­dino polacco in Europa e in Ame­rica, i due fra­telli nar­ra­tori Sin­ger, il regi­sta Roman Pola­ski e ancora altri.

Fonte: il manifesto

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