La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

mercoledì 11 novembre 2015

Dall’Italia più parole che impegni per difendere il clima

di Luca Aterini
Ormai in vista dell’appuntamento cruciale della Cop 21, l’Italia rispolvera la sua verve in fatto di lotta climatica. Dopo tre giorni di lavori, a Parigi si è appena conclusa una pre-Cop che ha riunito rappresentanti e leader politici di 75 paesi: il ministro dell’Ambiente italiano, Gianluca Galletti, ha colto l’occasione per rimarcare la risolutezza con la quale il nostro Paese e l’Unione europea si apprestino a partecipare alla Conferenza Onu.
«A Parigi – ha dichiarato Galletti – ogni Paese dovrà venire con l’obiettivo di salvare il Pianeta: è un problema che riguarda tutti e nessuno dovrà restare a terra. Con la Cop21 si comincia un percorso e tutti dobbiamo essere disponibili a proseguirlo uniti, con obiettivi monitorati e controllati, che possono essere rivisti e migliorati nel corso del tempo. Per l’Ue e l’Italia l’obiettivo resta quello di contenere il riscaldamento globale entro i due gradi. Continuiamo ad insistere affinché nell’accordo finale ci siano elementi quantitativi, il taglio di emissioni del 50% entro il 2050 e la neutralità delle emissioni entro fine secolo».
Come noto, il limite di +2 °C entro il quale contenere il riscaldamento globale rappresenta la soglia di sicurezza individuata dalla scienza per avere un’alta probabilità di evitare cambiamenti climatici disastrosi e irreversibili (per maggiori dettagli, qui l’efficace punto della situazione sulla Cop 21 elaborato da ReteClima). Alta probabilità non significa però certezza, e il ministero dell’Ambiente si sbilancia riferendo che – durante i lavori della Cop 21 – la delegazione italiana insisterà per l’inserimento nel testo conclusivo di un “riferimento” ad un obiettivo ancora più ambizioso: il contenimento del riscaldamento globale a 1,5 gradi, come richiesto da alcuni Paesi, in particolare le piccole isole che altrimenti rischiano di scomparire.
Si tratta di un target nobile quanto utile, e l’Italia se ne fa nobile portavoce. Il problema è che gli obiettivi di riduzione delle emissioni con i quali il Paese si presenta a Parigi (in tandem con l’Unione europea) a oggi non sono neanche coerenti con l’obiettivo dei due gradi. Pochi giorni fa proprio l’Unfccc, l’organismo Onu che presiede la Cop, ha dichiarato che per rimanere entro i 2 °C l’Ue dovrebbe tagliare le emissioni di CO2 del 60% rispetto al 2010: il target individuato in sede europea è invece -40% rispetto al 1990, l’equivalente di un -27% rispetto al 2010. Circa la metà di quanto sarebbe necessario.
Nonostante gli slanci propositivi del ministero dell’Ambiente, l’Italia – che si presenta alla Cop 21 come paese membro Ue – porte in dote a Parigi impegni climatici assai poco ambiziosi. Galletti ne è consapevole quando afferma che «ancora non abbiamo in campo azioni che ci permettono di arrivare all’obiettivo ambizioso che avevamo fissato sotto i 2 gradi» eppure si dichiara convinto che «un fattore fondamentale può essere la creazione di una governance del processo, con monitoraggio e revisione ogni cinque anni dei progressi compiuti, come anche la trasparenza, cioè sul mondo in cui questi dati verranno forniti dagli Stati». Per difendere efficacemente gli equilibri climatici, e in definitiva tutti noi, oltre alla trasparenza servirà molto pragmatismo: le parole non bastano per tagliare la CO2.

Fonte: Green Report

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