La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

martedì 13 ottobre 2015

In Portogallo socialisti, sinistra radicale e comunisti, verso l’impensabile intesa

di Goffredo Adinolfi
Met­tere d’accordo i par­titi di sini­stra in Por­to­gallo non è cosa facile e dopo­tutto, a onor del vero, non è che nel resto dell’Europa gli esempi siano molto con­for­tanti in que­sto senso. Ultimo ma non ultimo è il caso tede­sco dove, nono­stante al Bun­de­stag Spd, Verdi e Die Linke siano mag­gio­ri­tari, si è pre­fe­rita una alleanza tra socia­li­sti e cristiano-democratici. Que­sto è il pre­sup­po­sto che occorre tener pre­sente per capire l’eccezionalità del momento e le sue pos­si­bili riper­cus­sioni a livello continentale.
Anto­nio Costa, segre­ta­rio gene­rale del Par­tido Socia­li­sta (Ps), Jero­nimo de Sousa, Par­tido Comu­ni­sta Por­tu­guês (Pcp) e Cata­rina Mar­tins, por­ta­voce del Bloco de Esquerda (Be), stanno facendo molto per fare in modo di tro­vare un’intesa capace di met­tere fuori gioco la Coli­gação di centro-destra. Tappa dopo tappa l’impensabile sem­bra poter diven­tare realtà e ieri, dopo l’incontro tra le dele­ga­zioni socia­li­ste e bloc­chi­ste, la Mar­tins, forse con un eccesso di otti­mi­smo, ha san­cito la fine del governo Pas­sos Coelho/Portas.
Che que­sto voglia signi­fi­care che un accordo sia stato rag­giunto è pre­sto per dirlo. Gli ele­menti che divi­dono sono effet­ti­va­mente mol­tis­simi, tut­ta­via se l’orizzonte è quello di darsi un pro­gramma minimo comune — rilan­ciare salari, occu­pa­zione e pen­sioni — forse le distanze pos­sono anche essere col­mate. Al momento le resi­stenze più forti sem­bre­reb­bero arri­vare da casa socia­li­sta, divisi al loro interno tra un’ala favo­re­vole ad un ese­cu­tivo fren­ti­sta ed un’altra con­tra­ria. Un modo per ovviare le con­te­sta­zioni, rivela il Dia­rio de Noti­cias, potrebbe essere quello di con­sul­tare i militanti.
In caso di vit­to­ria del sì Costa otter­rebbe una dop­pia legit­ti­ma­zione: una con­ferma della sua lea­der­ship, messa in discus­sione dopo la scon­fitta del 4 otto­bre scorso, e della sua linea poli­tica. In Europa potrebbe nascere un secondo governo prag­ma­ti­ca­mente anti-austeritario, un po’ sulla stessa linea di Syriza. Insomma, gra­zie al pic­colo paese lusi­tano, il clima potrebbe dav­vero cam­biare, soprat­tutto se si tiene conto che la Ger­ma­nia si tro­ve­rebbe un po’ più iso­lata di prima. Vale la pena infatti ricor­dare che, secondo quanto rac­con­tato da Yanis Varou­fa­kis, l’esecutivo por­to­ghese è stato, insieme a quello spa­gnolo, il più deter­mi­nato a non fare con­ces­sioni nei con­fronti di Atene.
E poi, que­stione non secon­da­ria, il 20 dicem­bre pros­simo sarà tempo di ele­zioni anche nel lato orien­tale della peni­sola, chissà quale potrebbe essere l’impatto a Madrid di quanto sta suc­ce­dendo ora a Lisbona? Nulla è ancora scritto, anche se a sini­stra l’entusiasmo e le aspet­ta­tive sono molto alte. Un po’ di pru­denza ci sem­bra comun­que d’obbligo, sap­piamo bene in Ita­lia quante sia dif­fi­cile oltre­pas­sare le con­ven­tio ad excludendum.

Fonte il manifesto 

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