
di Gustavo Piga
Adesso finalmente abbiamo il partito anti-euro in Grecia. Non fosse stato a sufficienza chiaro durante i drammatici giorni del referendum, avremo modo di misurare inequivocabilmente e definitivamente quanta parte della popolazione ellenica sposa la soluzione della moneta locale per la Grecia del XXI secolo.
Facile prevedere l’esito. I “noeurini” greci, privi di massa, diverranno irrilevanti politicamente come lo sono tutti i loro simili in tutti i Paesi dell’area euro.
Una ragione di questo perdurante e dominante desiderio di euro dovrà pur esserci, proprio nel bel mezzo di una performance economica dell’area che più disastrosa è difficile immaginare. E non si tratta di una ragione di difficile comprensione: una buona metà dei pro-euro in ogni Paese (Italia compresa) della moneta unica ne sta godendo o non ne sta soffrendo, mentre l’altra metà, che patisce le conseguenze negative della crisi, pensa evidentemente che la recessione si possa curare con altri strumenti che non quello dell’abbandono dell’euro. In particolare, come è risultato chiaro dal referendum greco, dal rifiuto del dogma dell’austerità.
Con l’assenza di massa dei “noeurini”, condannati all’oblio ovunque visto che si rifiutano di combattere la battaglia anti austerità dentro l’euro, rimane il puzzle di come riuscire a far sì che questa battaglia possa avere successo dato il fallimento di Tsipras in Grecia in tal senso.
L’Italia sarebbe il Paese chiave per tentare un nuovo approccio di sfida politica al dogma europeo dell’austerità: impensabile trattarla come la Grecia. Una nostra eventuale decisione – ad esempio – di bloccare fino a fine crisi il deficit al 3% del PIL invece che allo 0% previsto dall’attuale Governo, equivarrebbe di fatto a rendere gli investimenti pubblici fuori dal computo del deficit da correggere fino al raggiungimento dell’equilibrio. Una mossa che farebbe ripartire il Paese e il Continente sfiniti dalla mancanza di domanda alle imprese, specie quelle più piccole e meno internazionalizzate.
Ovviamente ci vorrebbe, per farlo, un Governo diverso da quello attuale. Il Governo Renzi rappresenta infatti a tutti gli effetti quella parte della società italiana soddisfatta di stare in questo euro e desideroso di cedere ulteriore sovranità fiscale, come ha ben scritto Paolo Savona nella sua lettera aperta al Presidente della Repubblica.
Ma il Paese è sempre più diviso in due. Qualcuno dovrà pur rappresentare chi vuole restare nell’euro senza austerità, acquisendo quella massa mancante ai simpatici e masochisti “noeurini”. E’ inutile lamentarsi e dire che in Europa non vige democrazia: va svegliata. Ed è possibile farlo, è questo il solo lascito significativo di Tsipras. Tsipras I, quello del referendum.
Fonte: sito dell'autore
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