
Appello finale dell'assemblea nazionale del 13 settembre a Roma. Per i diritti, il reddito e la democrazia, contro le diseguaglianze: in piazza il 17 ottobre. L'assemblea nazionale della Coalizione Sociale si è riunita a Roma per mettere in comune le esperienze di mobilitazione, vertenzialità e mutualismo cresciute in questi mesi a livello locale e per decidere insieme le prossime tappe di mobilitazione.
Il punto di partenza sta nella constatazione del fatto che questo Governo con la sua azione di 'riforma' - Jobs Act, Buona Scuola, Sblocca Italia, privatizzazione dei beni comuni, riforme istituzionali - sta aumentando in maniera drammatica le disuguaglianze nel nostro Paese, mentre gli spazi di democrazia e partecipazione si restringono sempre di più, a partire dallo stesso diritto di sciopero.
L'uso arbitrario dei dati statistici non può certo mascherare la povertà crescente, la perdita di potere d'acquisto e i salari troppo bassi, l'aumento della precarietà e della disoccupazione giovanile, la dispersione scolastica e i costi dell'istruzione, le differenze tra Nord e Sud. Dietro questi numeri ci sono le storie di milioni di donne e uomini che da sette anni continuano a pagare il prezzo della crisi. Siamo noi la vera maggioranza di questo Paese e dell'Europa: una maggioranza che oggi chiede giustizia.
L'uso arbitrario dei dati statistici non può certo mascherare la povertà crescente, la perdita di potere d'acquisto e i salari troppo bassi, l'aumento della precarietà e della disoccupazione giovanile, la dispersione scolastica e i costi dell'istruzione, le differenze tra Nord e Sud. Dietro questi numeri ci sono le storie di milioni di donne e uomini che da sette anni continuano a pagare il prezzo della crisi. Siamo noi la vera maggioranza di questo Paese e dell'Europa: una maggioranza che oggi chiede giustizia.
Per questo, a partire dalle tante esperienze di organizzazione e mobilitazione che si sono prodotte a livello locale e nazionale, abbiamo deciso di aderire alla data del 17 ottobre, giornata mondiale per l'eradicazione della povertà, promossa da Libera nell'ambito della campagna Miseria Ladra. Crediamo che la rivendicazione di un reddito contro la povertà e le disuguaglianze, e di lavoro e formazione con diritti e di qualità, siano fondamentali per restituire dignità a milioni di donne e uomini che l'hanno persa nei meandri della crisi e della precarietà.
Si tratta di una richiesta chiara di fronte alla quale la politica non può più nascondersi. Parteciperemo alla mobilitazione nell'ambito delle tre giornate promosse da diverse reti e movimenti europei il 15-16-17 ottobre perché crediamo che sia necessario superare definitivamente le politiche di austerità e il ricatto del debito per immaginare un presente e un futuro diversi, con diritti e dignità per tutti.
È necessario organizzarsi collettivamente per rovesciare i rapporti di forza sfavorevoli che impediscono oggi di costruire l'alternativa a livello nazionale ed europeo. Le centinaia di migliaia di migranti in marcia contro i confini del nostro Continente ci offrono un esempio emblematico di come dal basso è possibile scardinare quest'Europa chiusa, violenta e antidemocratica.
Si tratta di una battaglia di tutti e per tutti, così come generale è stato il terreno del contrasto alla Buona Scuola: l'assemblea di Bologna del 6 settembre ha manifestato la volontà chiara di proseguire nella mobilitazione e di costruire un'iniziativa referendaria di carattere generale che, dentro il percorso di mobilitazione, può costituire un terreno importante di ricomposizione delle lotte contro la Buona Scuola, lo Sblocca Italia, il Jobs Act e le riforme istituzionali. Anche le lotte contro le trivellazioni in Adriatico, per un altro modello di sviluppo e per un'altra agricoltura, ci indicano una strada da percorrere nei prossimi mesi in particolare in vista della conferenza mondiale sul clima di Parigi.
È tempo di fare un passo avanti, allontanando la paura e alimentando la speranza. Non è sufficiente sapere di avere ragione per cambiare le cose. Esiste una domanda di giustizia, conoscenza, reddito, lavoro di qualità, che ha bisogno di farsi spazio, a partire dai territori, dalle esperienze di mutualismo e vertenzialità che dovremo moltiplicare. Soltanto coalizzandosi, mettendo in comune la nostra voglia di riscatto, si può uscire dalla condizione di esclusione e individualismo imperante per immaginare e praticare insieme l'alternativa alle miserie del presente.
Fonte: dinamopress.it
Originale: http://www.dinamopress.it/news/la-coalizione-sociale-verso-una-nuova-stagione-di-conflitto
Approfondimento - Coalizione in piazza il 17 ottobre, ma aumentano i litigi a sinistra
di Antonio Sciotto
In piazza con Libera il 17 ottobre, in occasione della giornata mondiale per l’eradicazione della povertà. Il contrasto al governo Renzi su diversi fronti: a partire da dove l’esecutivo ha già “colpito” o minaccia di farlo a breve — Jobs Act, Buona scuola, Sblocca Italia, privatizzazione dei beni comuni, riforme istituzionali. Il contatto con i lavoratori, anche quelli precari, e il mondo dei movimenti e dell’associazionismo. In modo da allargare la base di consenso, perché il primo vero nemico è il minoritarismo: Maurizio Landini domenica ha lanciato l’autunno della Coalizione sociale in un’assemblea partecipata (circa 400 persone) al Teatro Ambra Jovinelli di Roma.
In più occasioni, anche negli ultimi giorni, il segretario della Fiom ha tenuto a ribadire che la sua creatura non è un partito politico, e soprattutto che vede come il peggiore dei mali che possa essere identificata con quanto sta a sinistra di Renzi, proprio perché si tratta di partiti piccoli, frammentati e divisi. Nella intervista che il manifesto ha pubblicato domenica, Landini ha ribadito di essere «stanco delle vecchie etichette, destra e sinistra» e che ci si deve misurare soltanto su principi e valori.
Sempre domenica, in una intervista a Repubblica, alla domanda sulla sua possibile partecipazione alla costituente di sinistra di Paolo Ferrero, prevista a novembre, ha fatto capire di non essere intenzionato ad andare, limitandosi a fare «gli auguri» all’ex segretario di Rifondazione. E poi, domenica sera, alla festa della Fiom, intervistato dal direttore del Fatto Marco Travaglio (anche questa scelta è indicativa della ricerca di un pubblico trasversale e che vada oltre la sinistra classica), ha sostanzialmente liquidato i referendum promossi da Pippo Civati (uno dei quali è proprio sul Jobs Act): «Vedo il rischio che quel processo lì non porti a molte firme», registra la cronaca del Fatto. E poi ha aggiunto: «A me l’idea che qualcuno faccia casino per costruire qualcosa alla sinistra del Pd non piace, non possiamo essere minoritari».
Landini starebbe riflettendo piuttosto su «come essere maggioritari», tornando a conquistare le ampie fasce sociali che hanno ingrossato il partito dell’astensionismo. Bisogna capire poi dove indirizzare questa massa critica, nell’ipotesi che riesca a costituirla: sarà solo un movimento di pressione su questo e sui governi venturi, o un giorno diventerà la base per un partito politico? E ci sono i margini, visto che buona parte dei voti un tempo di sinistra oggi stanno nel M5S?
Civati non ha lasciato correre, e ieri ha replicato: «Ma quindi ha deciso? Landini si è messo a fare politica — dice il fondatore di Possibile — A giugno, quando ci siamo visti, gli avevo proposto di avviare una stagione referendaria e di scrivere insieme i quesiti, spiegandogli che, come aveva intenzione di fare lui, anche io ero intenzionato a promuovere una ripartenza della politica dal basso, e non dal ceto politico, né dal ceto sindacale». «Quella sua di ieri — prosegue — mi sembra quindi la nostra proposta di maggio, peccato che arrivi a settembre e quasi alla fine della nostra campagna referendaria. Capisco che Landini abbia un altro ruolo, ma forse un giorno deciderà e ci spiegherà se intende candidarsi a segretario della Cgil o se si metterà a fare il politico a tempo pieno. E se l’anno prossimo promuoverà dei referendum, io li firmerò con molta più generosità».
In più occasioni, anche negli ultimi giorni, il segretario della Fiom ha tenuto a ribadire che la sua creatura non è un partito politico, e soprattutto che vede come il peggiore dei mali che possa essere identificata con quanto sta a sinistra di Renzi, proprio perché si tratta di partiti piccoli, frammentati e divisi. Nella intervista che il manifesto ha pubblicato domenica, Landini ha ribadito di essere «stanco delle vecchie etichette, destra e sinistra» e che ci si deve misurare soltanto su principi e valori.
Sempre domenica, in una intervista a Repubblica, alla domanda sulla sua possibile partecipazione alla costituente di sinistra di Paolo Ferrero, prevista a novembre, ha fatto capire di non essere intenzionato ad andare, limitandosi a fare «gli auguri» all’ex segretario di Rifondazione. E poi, domenica sera, alla festa della Fiom, intervistato dal direttore del Fatto Marco Travaglio (anche questa scelta è indicativa della ricerca di un pubblico trasversale e che vada oltre la sinistra classica), ha sostanzialmente liquidato i referendum promossi da Pippo Civati (uno dei quali è proprio sul Jobs Act): «Vedo il rischio che quel processo lì non porti a molte firme», registra la cronaca del Fatto. E poi ha aggiunto: «A me l’idea che qualcuno faccia casino per costruire qualcosa alla sinistra del Pd non piace, non possiamo essere minoritari».
Landini starebbe riflettendo piuttosto su «come essere maggioritari», tornando a conquistare le ampie fasce sociali che hanno ingrossato il partito dell’astensionismo. Bisogna capire poi dove indirizzare questa massa critica, nell’ipotesi che riesca a costituirla: sarà solo un movimento di pressione su questo e sui governi venturi, o un giorno diventerà la base per un partito politico? E ci sono i margini, visto che buona parte dei voti un tempo di sinistra oggi stanno nel M5S?
Civati non ha lasciato correre, e ieri ha replicato: «Ma quindi ha deciso? Landini si è messo a fare politica — dice il fondatore di Possibile — A giugno, quando ci siamo visti, gli avevo proposto di avviare una stagione referendaria e di scrivere insieme i quesiti, spiegandogli che, come aveva intenzione di fare lui, anche io ero intenzionato a promuovere una ripartenza della politica dal basso, e non dal ceto politico, né dal ceto sindacale». «Quella sua di ieri — prosegue — mi sembra quindi la nostra proposta di maggio, peccato che arrivi a settembre e quasi alla fine della nostra campagna referendaria. Capisco che Landini abbia un altro ruolo, ma forse un giorno deciderà e ci spiegherà se intende candidarsi a segretario della Cgil o se si metterà a fare il politico a tempo pieno. E se l’anno prossimo promuoverà dei referendum, io li firmerò con molta più generosità».
Fonte: il manifesto
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