
di Suan Morelli
Che il mondo sia complesso è un dato evidente, ma ancor più complicata è la mente umana che anche quando ha gli strumenti per facilitare la comprensione di ciò che ci circonda fa di tutto per non farlo.
Prendiamo, ad esempio, il tema delle migrazioni.
E’ un evento ciclico che affonda le radici nei meandri della storia; l’uomo ha sempre viaggiato e sempre lo farà, anche se oggi più che di viaggio dovremmo parlare di fuga.
Milioni di persone che fuggono dalla fame e dalle guerre nel sud del mondo alla ricerca di una speranza nel ricco ed evoluto nord (la divisione nord sud non è un fenomeno tipicamente italiano), non possono essere ridotte ad un fenomeno a se stante.
Milioni di persone non sono mica bruscolini e davanti ai numeri il senso di impotenza non può che essere totale.
Potremmo tornare indietro fino all’apice del colonialismo di fine ‘800 ( in realtà potremmo andare ancora molto più indietro), fare una disamina degli eventi accaduti nella prima metà del ‘900, raccontare dei campi di concentramento in Sudafrica di fine XIX secolo o dello sfruttamento economico di un intero continente.
Tutto questo in realtà non ci serve ( se non per rendere giustizia a coloro che non sono mai riusciti a liberarsi delle catene occidentali), perché le migrazione con cui ci confrontiamo oggi hanno delle cause talmente evidenti che sono impossibili da non vedere anche nel recente passato.
Quando i coloni europei iniziarono ad abbandonare le colonie africane la classe dirigente autoctona ormai era del tutto sottomessa al volere della madrepatria di turno e ciò che iniziò a cambiare furono solo gli strumenti con cui controllare i territori.
Se prima della Grande Guerra venivano usati soldati e violenza per ottenere la fedeltà, successivamente si preferì affidarsi alle istituzioni finanziarie, grazie alle quali era possibile corrompere le elitè locali garantendo lo sfruttamento delle risorse alle potenze europee.
Già qui si potrebbero aprire parentesi su parentesi sul come attraverso il FMI e la Banca mondiale si è usata l’arma del debito pubblico per poter fare in Africa qualunque cosa, approfittando di governi fantoccio (quando non si trattava di dittature) corrotti e asserviti.
La povertà è solo una diretta conseguenza dello sfruttamento del Continente che paradossalmente potrebbe essere il più ricco del pianeta.
Guerre civili e povertà per lungo tempo hanno imperversato in ogni angolo dell’Africa, spesso causate da interessi occidentali, finchè tutto questo non ha lasciato spazio a quella che forse è la più grossa piaga per l’umanità: il terrorismo.
Proprio il terrorismo ha messo ha nudo la debolezza dell’occidente, ma soprattutto ha smascherato quel velo di ipocrisia che fin’ora ha accompagnato le cosidette “missioni di pace” o il benevolo “portiamo la democrazia”.
Niente di più falso, ogni giorno veniamo messi di fronte alla cruda realtà: il terrorismo è legato alle istituzioni finanziarie (Hsbc che ricicla denaro di narcotrafficanti e organizzazioni terroristiche), a quelle politiche (la stessa Clinton ha ammesso le responsabilità del governo americano nella creazione dell’Isis) e a quelle criminali (basti pensare al funzionamento dei viaggi della speranza).
L’occidente ha fallito su tutta la linea, un po’ per incapacità e molto di più per connivenza con questi “interessi particolari” che generavano un enorme ritorno alle elitè dei paesi europei.
La storia che ormai da decenni ci sentiamo raccontare è sempre la stessa: i migranti sono persone che fuggono dalla guerra o dalla povertà; per qualcuno abbiamo il dovere di accoglierli, mentre per altri abbiamo il diritto di respingerli.
In tutto ciò però ci sono enormi lacune narrative, a causa delle quali non siamo in grado di sviluppare una corretta narrazione della contemporaneità.
Ovviamente la maggior parte dei migranti è composta da soggetti che fuggono da guerre o povertà, ma non possiamo fingere di non vedere le cause di tutto questo.
I grandi capitali fanno affari d’oro tra la disperazione del continente africano dove il livello di corruzione ha raggiunto livelli inimmaginabili.
Armi, petrolio, oro, bauxite, diamanti…Ciò che arricchisce noi costringe qualcun altro a fuggire.
Ma una volta intrapreso il viaggio tutto diventa organizzato, con la criminalità che si appropria della tratta di esseri umani e i governi che si occupano di garantire denaro alle organizzazioni locali attraverso l’accoglienza.
Un'accoglienza temporanea perché il vero obiettivo dei migranti è il nord Europa, la Germania che offre loro la possibilità di costruirsi un futuro, potendo però scegliere sulle caratteristiche di coloro che vengono accolti.
Oggi è la volta dei siriani, perché hanno un alto tasso di istruzione, molti dei quali rappresentano “quella manodopera qualificata che sarà necessaria alla Germania nei prossimi venti anni” come ricordato dal Presidente del SPD Gabriel.
Nel frattempo la politica di ogni paese ha la possibilità di essere perennemente in campagna elettorale, utilizzando dati falsati da leggi insensate (ad esempio in Italia la Bossi – Fini, che rende un criminale anche chi preferisce non dover ricominciare tutto da capo una volta ricevuto il foglio di via), strumentalizzando ogni situazione possibile per distogliere l’attenzione dai reali problemi che affrontano i paesi.
Mancanza di lavoro, di welfare, di legalità, una classe dirigente sempre più arrogante e sprezzante dei valori della democrazia ma soprattutto un decadimento culturale tanto evidente da essere percepito come violenza passano in secondo piano di fronte all’occasione di rendere un inferno la vita a qualcun’altro, quasi a preferire il non aver niente a patto che qualcuno abbia ancora meno.
La criminalità organizzata, in Italia come in molti altri paesi, si è ritagliata il proprio spazio; sia per fare affari che per condizionare le scelte della politica.
Un’asse pericoloso, ma che ci permette di comprendere il perché non si affrontino mai le questioni dalla giusta prospettiva.
Fonte: Esseblog
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