La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

martedì 15 settembre 2015

A scuola dagli ultimi


 
di Geraldina Colotti
«Siamo pic­coli, ma con tanti pro­getti e sogni». È un uomo pieno di entu­sia­smo Luis Bonilla-Molina, pre­si­dente del Cen­tro Inter­na­cio­nal Miranda (Cim). Lo incon­triamo a Cara­cas nella sede dell’istituto, che dipende dal mini­stero dell’Educazione uni­ver­si­ta­ria. In una stan­zetta zeppa di libri, Bonilla acca­rezza i volumi pro­dotti dal Cen­tro come se fos­sero essere viventi e ce li illu­stra uno per uno: i numeri della rivi­sta Comuna, «pien­sa­miento cri­tico en la revo­lu­ción», che vanta pre­sti­giosi col­la­bo­ra­tori inter­na­zio­nali; quelli della col­lana Debate, che ana­liz­zano gli sboc­chi pos­si­bili di un nuovo modello pro­dut­tivo e peda­go­gico, e i tanti sguardi che inda­gano la costru­zione di un mondo mul­ti­po­lare. Libri distri­buiti gra­tui­ta­mente, com’è d’uso per quasi tutte le pub­bli­ca­zioni pro­dotte dal governo in 15 anni.
«Essere colti per essere liberi», diceva José Martí, e il defunto pre­si­dente Hugo Chá­vez era solito ripe­tere la frase per spie­gare l’importanza attri­buita dal «socia­li­smo boli­va­riano» alla cul­tura. Un’esortazione che cam­peg­gia negli spazi pub­blici e nelle fiere let­te­ra­rie, sem­pre affol­la­tis­sime. L’anno scorso, l’Unesco ha rico­no­sciuto gli sforzi com­piuti nel campo edu­ca­tivo dal Vene­zuela, che risulta al quinto posto nel mondo per numero di matri­cole uni­ver­si­ta­rie, e al secondo, dopo Cuba, in Ame­rica latina. Quando Chá­vez ha assunto il primo inca­rico, nel ‘99, gli stu­denti iscritti all’università erano 668.109. Già nel 2007 erano diven­tati 2.135.146. Alla fine del 2013, il numero era salito a 2.620.013. Fra que­sti, 3.346 stu­denti pro­ve­nienti dai popoli indi­geni e 1.232 diver­sa­mente abili.
«Tut­ta­via – dice Bonilla – le sta­ti­sti­che delle Nazioni unite non resti­tui­scono per intero l’impatto della tra­sfor­ma­zione in corso in Vene­zuela sulla qua­lità di vita delle per­sone: quando su una fami­glia di cin­que per­sone che prima riu­sciva a mala­pena a man­giare una volta al giorno, quat­tro stu­diano; quando per­sone di 50 anni e più si rimet­tono a stu­diare o lo fanno per la prima volta, si veri­fi­cano cam­bia­menti pro­fondi nella strut­tura sociale, che vanno al di là delle sta­ti­sti­che tra­di­zio­nali. Il Cim lavora sugli indici di svi­luppo umano e su indi­ca­tori alter­na­tivi».
Il ter­mine «boli­va­riano» è sino­nimo di sovra­nità: accen­tua la nuova riscossa del con­ti­nente, richia­mando il sogno della Patria grande del liber­ta­dor Simón Bolí­var . Anche il nome dato al Cim indica il recu­pero della memo­ria sto­rica com­piuto in que­sti anni: resti­tui­sce al pre­sente la figura del gene­rale Fran­ci­sco de Miranda, padre dell’indipendenza lati­noa­me­ri­cana, vis­suto tra il 1750 e il 1816.
«L’idea del Cen­tro inter­na­zio­nale – spiega Bonilla – ha comin­ciato a pren­der forma dopo il colpo di stato del 2002. Come intel­let­tuali, abbiamo deciso di muo­verci, orga­niz­zando tre incon­tri di soli­da­rietà inter­na­zio­nale con la rivo­lu­zione boli­va­riana. Molti di noi sen­ti­vano però la neces­sità di uno spa­zio di con­fronto meno estem­po­ra­neo. Nel 2004, l’abbiamo espressa a Chá­vez e nel 2005 abbiamo creato que­sto Cen­tro, il cui com­pito fon­da­men­tale è costruire un ambito di rela­zione pro­fi­cua tra gli acca­de­mici – tra gli intel­let­tuali orga­nici – e il pro­cesso edu­ca­tivo».
Da allora, si aprono diversi filoni di inda­gine sul «socia­li­smo del XXI secolo» verso cui tende oggi il Vene­zuela. Sto­rici, socio­logi, eco­no­mi­sti, peda­go­ghi, ana­liz­zano le nuove forme della par­te­ci­pa­zione popo­lare, dell’economia sociale, del con­trollo ope­raio e comu­ni­ta­rio, e il com­plesso per­corso dallo «stato buro­cra­tico a quello comu­nale». In cata­logo, libri sull’opposizione armata alla IV Repub­blica, sulla guerra asim­me­trica e sulla «mani­po­la­zione media­tica». Un’indagine senza stec­cati, frutto della for­ma­zione «pro­mi­scua» di Bonilla all’interno della sini­stra e dell’ultra sini­stra vene­zue­lana, che il diret­tore del Cim con­si­dera come una «mar­cia in più per acco­gliere e inter­pre­tare le diverse atti­tu­dini di pen­siero». Cen­trale, il lavoro di rifles­sione sulla Peda­go­gia cri­tica e la Gestione edu­ca­tiva boli­via­riana: un com­pito non facile, «per­ché – spiega Bonilla – quando si vive la for­ma­zione in modo per­ma­nente come in Vene­zuela, il focus non è nel pen­siero, ma nell’azione. Sul piano della peda­go­gia cri­tica, la rivo­lu­zione boli­va­riana ha pro­dotto avan­za­menti come in nes­sun altro momento sto­rico in Vene­zuela. Per anni abbiamo quasi evi­tato di abbor­dare il tema della qua­lità del dibat­tito per evi­tare di chiu­derlo in uno schema. Ora, cer­chiamo di com­bi­nare azione e pen­siero per rag­giun­gere un equi­li­brio. Nel 2014 si è svolta su que­sto una discus­sione a livello nazio­nale: alla Con­sulta per la qua­lità edu­ca­tiva hanno par­te­ci­pato 8 milioni di per­sone, su una popo­la­zione di 30 milioni. Fami­glie, docenti, stu­denti, hanno discusso su come tra­sfor­mare il modello edu­ca­tivo garan­ten­done livelli alti. Il Cen­tro Miranda ha ini­ziato un ciclo di inter­vi­ste inter­na­zio­nali per met­tere a con­fronto i modelli edu­ca­tivi esi­stenti: riforme e con­tro­ri­forme, dall’America latina, agli Usa, all’Europa. L’anno pros­simo, pas­se­remo a quelli asia­tici».
Que­sto, secondo Bonilla, l’assunto di base: «I cam­bia­menti in corso nel modello edu­ca­tivo dei paesi capi­ta­li­stici mostrano l’avvio di una gigan­te­sca con­tro­ri­forma edu­ca­tiva spon­so­riz­zata dall’Ocse e dalla Banca mon­diale: che mette in peri­colo il diritto umano all’educazione e indica un cam­bia­mento di indi­rizzo sostan­ziale nella demo­cra­zia rap­pre­sen­ta­tiva per come la si è cono­sciuta nei paesi occi­den­tali. Il vec­chio modello va scom­pa­rendo per far posto a un altro modello di gover­na­bi­lità che, al di là dei sin­goli accenti, è molto più auto­ri­ta­rio. La scuola con il suo sistema di rela­zioni, il suo com­pito e gli indi­rizzi per come l’abbiamo finora cono­sciuta, è seria­mente minac­ciata». E così, il 9 luglio scorso, Bonilla ha fir­mato la let­tera che 232 peda­go­ghi hanno inviato a Irina Bokova, diret­tora gene­rale dell’Unesco. «Abbiamo espresso un allarme per quello che con­si­de­riamo un black out peda­go­gico mon­diale, pro­dotto delle poli­ti­che neo­li­be­ri­ste. Alcuni studi della Banca inte­ra­me­ri­cana per lo svi­luppo, prin­ci­pale fonte di finan­zia­mento mul­ti­la­te­rale dell’America latina, ipo­tiz­zano la pos­si­bi­lità che i ragazzi appren­dano da casa usando le nuove tec­no­lo­gie e che la scuola fun­zioni solo come un punto di valu­ta­zione».
Durante le vio­lente pro­te­ste dell’anno scorso, gli stu­denti di oppo­si­zione hanno accu­sato il governo di aver abbas­sato la qua­lità dell’educazione e i cri­teri selet­tivi. Cosa risponde Bonilla? «Que­sta rivo­lu­zione – dice – è riu­scita a rea­liz­zare un pro­cesso di inclu­sione come mai prima d’ora, e que­sto è par­ti­co­lar­mente visi­bile a livello edu­ca­tivo. Logico che le elite si vedano minac­ciate nei loro pri­vi­legi e cer­chino di recu­pe­rare con ogni mezzo il ter­reno perso. Dal pros­simo anno, alcune linee di ricerca del Cim si tra­sfor­mano in corsi di stu­dio per dot­to­rato e post-dottorato: per com­pren­dere lo svi­luppo del sistema edu­ca­tivo, i diversi modelli e le pro­po­ste peda­go­gi­che in pro­spet­tiva sto­rica. Alcuni corsi riguar­de­ranno lo svi­luppo agri­colo inte­grale, la comu­ni­ca­zione, la for­ma­zione alle poli­ti­che pub­bli­che. Da qual­che anno, il Cen­tro Miranda agi­sce anche all’interno dei pro­getti edu­ca­tivi dell’Alba, l’Alleanza boli­va­riana per i popoli della nostra Ame­rica in cui stu­diano gio­vani nica­ra­guensi, cubani, ecua­do­riani… E poi, io ho la for­tuna di avere in fami­glia un pic­colo osser­va­to­rio pri­vi­le­giato: ho sette figli di età diversa, che mi con­sen­tono di tenere sott’occhio l’intero ciclo educativo».

Fonte: il manifesto
Originale: http://ilmanifesto.info/a-scuola-dagli-ultimi/

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.