La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

martedì 8 settembre 2015

Guerra e profughi, il ruolo e l’indifferenza delle monarchie del Golfo

di Abdel Bari Atwan
In que­sti giorni, sono stati ver­sati fiumi d’inchiostro e lacrime per osten­tare dolore verso la tra­ge­dia dei rifu­giati siriani, che attra­ver­sano il mare o sal­gono su un camion fri­go­ri­fero in cerca non di una vita digni­tosa, bensì della mera soprav­vi­venza, dopo che forze interne ed esterne alla Siria, in buona o in mala­fede, hanno tra­mato per distrug­gere il loro Paese e ucci­dere cen­ti­naia di migliaia di loro connazionali.
Ma la cosa più diver­tente è che gli Stati Arabi, in par­ti­co­lar modo quelli del Golfo, che attra­verso i loro potenti canali media­tici e imperi tele­vi­sivi ci hanno riba­dito inces­san­te­mente il loro appog­gio incon­di­zio­nato al popolo siriano e la loro deter­mi­na­zione a libe­rarlo dalla morsa del tiranno (il Pre­si­dente Assad), pro­met­tendo sta­bi­lità e pro­spe­rità men­tre sbor­sa­vano miliardi di dol­lari per armarne le oppo­si­zioni, nella mag­gior parte dei casi non hanno accolto nean­che uno dei rifu­giati. Hanno chiuso le fron­tiere, vol­tando loro le spalle.

Gli Stati poveri, indi­genti e malan­dati, stroz­zati dal debito e da defi­cit di bilan­cio, come la Gior­da­nia, il Libano e l’Egitto, hanno accolto cen­ti­naia di migliaia, tal­volta milioni di rifu­giati, seb­bene spesso non abbiano acqua a suf­fi­cienza nean­che per i pro­pri cit­ta­dini, figu­ria­moci per pla­care la sete dei pro­fu­ghi. Que­sti Paesi hanno aperto loro il cuore, dimo­strando com­pas­sione per le loro scia­gure, men­tre gli Stati Arabi, con cen­ti­naia di miliardi di dol­lari nei loro fondi sovrani, si sono rifiu­tati di farlo, sce­gliendo una posi­zione che cozza aper­ta­mente con i valori di soli­da­rietà tra Arabi, dell’Islam, della nobiltà e della pietà.
Da parte sua, l’Europa ha accolto cen­ti­naia di migliaia di rifu­giati, offrendo loro soc­corso e aiuto, aprendo le sue scuole e le sue uni­ver­sità, pro­po­nendo offerte di lavoro, con la garan­zia dell’ottenimento della cit­ta­di­nanza o di diritto di sog­giorno per­ma­nente nel giro di qual­che anno, il tempo neces­sa­rio ad adat­tarsi alla nuova società, godendo comun­que di una qual­che forma di tutela legale.
La Can­cel­liera tede­sca Angela Mer­kel acco­glie 500.000 rifu­giati ogni anno; tra que­sti, 350.000 sono siriani. E non intende rifiu­tare asilo a nes­suno di loro, per­ché que­sto sarebbe in con­tra­sto con i valori di giu­sti­zia e uma­nità in cui crede. Il Mini­stro degli Interni tede­sco Tho­mas de Mai­ziere ha invo­cato una modi­fica costi­tu­zio­nale, per pre­stare soc­corso ai rifu­giati in tempi più rapidi, e con meno vin­coli buro­cra­tici, e per assi­cu­rare puni­zioni più severe con­tro chi intende attac­carli. Eppure, su qual­che canale tele­vi­sivo ‘Isla­mico’, si paventa l’ipotesi che i rifu­giati siriani pos­sano con­ver­tirsi al cri­stia­ne­simo, visto che la Mer­kel è la capo­fila di un par­tito di ispi­ra­zione cristiana.
Rin­gra­ziamo que­sto pre­di­ca­tore per la nobiltà dei suoi sen­ti­menti; ma gli poniamo una domanda pre­cisa: per­ché il suo Paese non rispetta i prin­cipi dell’Islam e il credo reli­gioso dei pro­fu­ghi aprendo loro le porte? Non dovrebbe avver­tire ancora di più il peso della respon­sa­bi­lità di offrire loro aiuto, rispetto alla Ger­ma­nia, alla Gran Bre­ta­gna, alla Fran­cia o all’Austria?
Chiun­que abbia avuto modo di visi­tare il Campo di Za’tari in Gior­da­nia all’inizio della crisi, quando i pro­fu­ghi siriani si sono river­sati oltre il con­fine per cer­care riparo dai bom­bar­da­menti, ha sen­tito sto­rie agghiac­cianti di lupi fame­lici con le tasche piene di soldi che si accom­pa­gna­vano a pro­fes­sio­ni­sti della tratta di esseri umani, in cerca di ragaz­zine gio­va­nis­sime da com­prare per appa­gare i loro insani biso­gni, coperti da un falso velo isla­mico. Esi­stono decine di rap­porti e docu­men­tari che con­fer­mano la veri­di­cità di que­ste affermazioni.
Hanno tra­sfor­mato le gio­vani donne siriane in tro­fei di guerra, men­tre i loro governi par­te­ci­pa­vano ai mas­sa­cri e get­ta­vano ben­zina sul fuoco della crisi. E non lo face­vano sull’onda della pre­oc­cu­pa­zione per il popolo siriano, come si osti­nano a soste­nere: erano solo desi­de­rosi di ven­detta e spinti dall’odio per un Pre­si­dente, quello Siriano, che li aveva descritti come ‘mezzi uomini’, per­ché non erano stati in grado di con­tra­stare il pro­getto di impo­si­zione dell’egemonia stra­niera sul ter­ri­to­rio, che anzi essi ave­vano inco­rag­giato per via del loro coin­vol­gi­mento in stra­te­gie tese a desta­bi­liz­zare la nazione e a divi­derla lungo linee set­ta­rie, sotto vari pretesti.
Dopo aver visto bam­bini e madri siriane sotto forma di cada­veri resti­tuiti dalle acque, o di corpi decom­po­sti in un camion fri­go­ri­fero, o gio­vani ragazze implo­rare per entrare in Europa, ci aspet­ta­vamo di leg­gere o di ascol­tare fatwa emesse dai nostri emi­nenti sceic­chi isla­mi­sti sun­niti come al-Qaradawi, al-‘Arifi, as-Sudais, ‘Awdeh, e ‘Ar’our, con un appello agli Stati in cui le vit­time risie­dono, affin­ché offris­sero loro asilo e li aiu­tas­sero ad allie­vare le pro­prie sof­fe­renze, così come ave­vano tuo­nato con­tro il regime siriano e invo­cato la jihad per sal­vare la popo­la­zione. Invece, in que­sto caso, gli sceic­chi hanno pre­fe­rito rispet­tare un silen­zio di tomba. Ma per­ché non chie­dono all’Arabia Sau­dita, al Qatar e al Kuwait di venire in soc­corso dei rifu­giati? Non sono forse Musul­mani? Non sono forse Musul­mani Sunniti?
I tede­schi ‘infe­deli’ hanno orga­niz­zato dimo­stra­zioni con­tro il raz­zi­smo, per chie­dere al loro governo di acco­gliere i pro­fu­ghi siriani senza alcuna restri­zione o limite. Abbiamo visto tifosi negli stadi alzare stri­scioni con lo stesso appello. Per­ché i nostri sceic­chi non hanno fatto nulla di tutto que­sto e non hanno levato la pro­pria voce con­tro la disu­ma­nità dei nostri governi?
L’Occidente ‘infe­dele’ sta offrendo aiuto, istru­zione e cure medi­che a que­sti ‘ter­ro­ri­sti’ Musul­mani, men­tre gli Stati Arabi, par­ti­co­lar­mente quelli del Golfo, le cui casse sono stra­colme di cen­ti­naia di miliardi di dol­lari, non per­met­tono nean­che agli Arabi e ai Musul­mani che risie­dono nei loro con­fini da decenni di rice­vere cure medi­che nei loro ospe­dali, né di stu­diare nelle loro scuole e uni­ver­sità. Stando così le cose, come avreb­bero potuto acco­gliere i rifu­giati siriani?
Ma non si limi­tano a rifiu­tare l’accoglienza a que­sti migranti; al con­tra­rio, inter­ven­gono nei loro Paesi d’origine, inviando armi e denaro per distrug­gerli, get­tando i semi del set­ta­ri­smo, diven­tando così le cause pri­ma­rie dei mas­sa­cri e degli esodi for­zati. Se non volete ono­rare que­sti pro­fu­ghi, vi pre­ghiamo almeno di smet­tere di dan­neg­giarli; vi implo­riamo di non inter­fe­rire più nelle loro que­stioni. Per­ché chiun­que voglia aiu­tare i Siriani in casa loro, poi non può abban­do­narli fuori. Cor­reg­ge­temi se sbaglio.
La crisi in Yemen e l’intervento mili­tare Sau­dita sono in corso già da 4 mesi. Siamo certi che si pro­trar­ranno ancora per anni, 5, 6, forse 10, pro­prio come sta acca­dendo in Siria. Il blocco impo­sto dalla coa­li­zione a guida sau­dita alle vie ter­re­stri, marit­time e aeree è ancora più duro di quello impo­sto alla Siria. Per­lo­meno, ai Siriani è con­cesso di fug­gire in Libano, in Gior­da­nia, in Iraq o in Europa. Ma come potreb­bero fug­gire i pro­fu­ghi yeme­niti, e dove? Cosa acca­drebbe loro se rom­pes­sero il blocco e si river­sas­sero a milioni nello stato con­fi­nante dell’Arabia Sau­dita? Li acco­glie­reb­bero a brac­cia aperte, come hanno fatto i liba­nesi, i gior­dani e gli euro­pei? O apri­reb­bero il fuoco con­tro di loro per evi­tare l’ingresso in Ara­bia Sau­dita? Poniamo que­sta domanda, per­fet­ta­mente con­sa­pe­voli del fatto che non rice­verà alcuna rispo­sta, ma che avremo in cam­bio solo insulti e maledizioni.
Dopo la guerra del Kuwait del 1991, alcuni ira­cheni com­mi­sero l’errore di chie­dere asilo all’Arabia Sau­dita. Tra loro c’erano anche dei mili­tari con le loro fami­glie. Che cosa ne è stato di loro? Sono stati siste­mati nel Campo di Rafha, nel bel mezzo del deserto, e tenuti sotto stretta sor­ve­glianza; è stato loro impe­dito di lasciare il campo per oltre cin­que anni, per­ché ira­cheni. Le auto­rità sau­dite hanno ver­sato cen­ti­naia di milioni di dol­lari nelle casse delle orga­niz­za­zioni per i rifu­giati delle Nazioni Unite, affin­ché li smi­stas­sero nei vari Stati occi­den­tali, Sve­zia, Nor­ve­gia e Canada. Per lo più, si trat­tava di Sciiti che si erano ribel­lati al Pre­si­dente ira­cheno, Sad­dam Hus­sein. In sostanza, quindi, erano alleati dello stesso Paese, l’Arabia Sau­dita, che aveva ospi­tato 500.000 sol­dati ame­ri­cani per cac­ciare il Pre­si­dente Ira­cheno con la forza dal Kuwait, e, di con­se­guenza, per distrug­gere l’Iraq. Que­sto rivela la dif­fe­renza tra noi e i cro­ciati europei.
Qual­che anno fa, sono stato invi­tato a tenere una serie di lezioni in Canada, anche nella capi­tale, Ottawa. Mi sono sor­preso nel costa­tare che, in mas­sima parte, gli stu­denti fos­sero ori­gi­nari del Kuwait. Quando ho chie­sto loro la ragione, mi hanno detto di essere ‘Bedoon’, [nomadi, in mas­sima parte sciiti kuwai­tiani] che erano emi­grati in Canada e ave­vano otte­nuto la cit­ta­di­nanza, ma non ave­vano mai smesso di con­si­de­rarsi kuwai­tiani, e vole­vano for­te­mente tor­nare nella loro madrepatria.
La verità è che siamo noi Arabi e non loro, gli Euro­pei, a dare mostra del peg­gior esem­pio di raz­zi­smo. Gli Euro­pei hanno avuto pietà per i pro­fu­ghi siriani che fug­gi­vano per sal­vare la pro­pria vita, con i figli in brac­cio, pronti ad affron­tare umi­lia­zioni e dolore. Non hanno chie­sto ai rifu­giati se fos­sero Sun­niti, Sciiti, Ismae­liti, Alauiti, Cri­stiani o Musul­mani; li hanno trat­tati solo da esseri umani biso­gnosi d’aiuto.
La schiac­ciante mag­gio­ranza dei pro­fu­ghi siriani è Araba Sun­nita. Dove sono, quindi, i nostri rispet­ta­bili sceic­chi e stu­diosi isla­mici, che hanno trat­te­nuto le lacrime del set­ta­ri­smo per i Sun­niti, nel caso di que­sti rifu­giati? Se è dav­vero il regime ad averli trat­tati ingiu­sta­mente, se è lui il vero respon­sa­bile della crisi e delle loro sof­fe­renze, per­ché gli sceic­chi e gli stu­diosi non si affret­tano ad aiu­tarli, se dav­vero ten­gono al loro destino? E dov’è l’opposizione siriana? Per­ché non accorre in soste­gno dei rifu­giati e non denun­cia il ver­go­gnoso atteg­gia­mento degli Arabi nei loro confronti?
Dopo le posi­zioni cari­che di ipo­cri­sia e dop­pia morale, le per­sone si chie­dono come mai i gio­vani Musul­mani diven­tino estre­mi­sti e si uni­scano all’ISIS, ad al-Qa’ida o ad altre orga­niz­za­zioni simili, e deci­dano di farsi esplodere.
Per tro­vare rispo­sta a que­sta domanda, basta leg­gere l’articolo dall’inizio.

Fonte: il manifesto
Traduzione di Romana Rubeo

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