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di Jacopo Rosatelli
Il primo treno speciale è arrivato alle 13.20 alla stazione
centrale di Monaco di Baviera, con circa 450 profughi a bordo.
L’avanguardia di un gruppo che entro stasera dovrebbe essere di oltre
7 mila, ma cifre esatte nessuno le conosce. Tutti sanno, invece, che
l’obiettivo di quei migranti è finalmente raggiunto: la Germania.
Nella notte fra venerdì e sabato era arrivata la decisione tanto
attesa: il via libera da Berlino e Vienna all’ingresso delle persone
ammassate in Ungheria, uomini e donne tenuti in ostaggio dai vertici
politici degli stati europei.
La decisione della cancelliera Angela Merkel e del suo collega
austriaco Werner Faymann significa la sospensione di fatto del
«regolamento di Dublino», che avrebbe imposto a Budapest di
identificare e trattenere tutti i richiedenti asilo.
Si volta pagina, dunque? In Germania anche gli esponenti
conservatori danno per scontato che le norme europee su migrazione
e asilo siano da rivedere, ma ciò non significa che si annuncino
tempi migliori per i migranti. Hans-Peter Uhl, responsabile interni
dell’Unione democristiana bavarese (Csu), lo ha messo in chiaro in
un’intervista concessa ieri alla radio pubblica Deutschlandfunk:
«Non possiamo concentrarci solo sul tema della ripartizione dei
profughi all’interno dell’Unione europea, dobbiamo anche occuparci
del rafforzamento dei confini esterni».
Il punto-chiave è sempre lo stesso: chi fugge da Paesi
considerati «sicuri», come ad esempio gli stati balcanici, non
deve avere il diritto di restare sul suolo tedesco (e della Ue). Una
posizione che non contraddice quanto dichiarato ieri da Merkel:
«L’asilo politico è un diritto fondamentale che non ammette alcuna
limitazione al numero di chi può farne richiesta». Un’affermazione
lapalissiana, quella della cancelliera, perché la Costituzione
tedesca così prevede (all’articolo 16 a). Ma la questione delicata
sta proprio nello stabilire chi possa davvero ottenere lo status
legale di «rifugiato».
Fino a giugno quasi la metà dei richiedenti asilo giunti in
Germania (160mila in tutto) proveniva dai Paesi dei Balcani
occidentali, Kosovo e Albania in particolare: per
i democristiani della Cdu/Csu quei migranti devono essere rimandati
indietro. Non così, invece, per i Verdi e la Linke.
Cosa pensino i socialdemocratici della Spd è meno chiaro: il
leader (e vicecancelliere) Sigmar Gabriel sembra disposto
a seguire gli alleati di governo democristiani, ma la sinistra
interna lo mette in guardia dall’adottare quella linea. Oggi sarà
probabilmente il giorno della verità, perché i vertici della grosse
Koalition si incontrano per fare il punto sull’emergenza-profughi,
e l’ipotesi sul tavolo è proprio quella di aumentare il numero dei
Paesi d’origine considerati «sicuri».
Sul piano della prima accoglienza è innegabile che ora la
Germania stia dando buona prova di sé dopo le difficoltà e le
polemiche delle scorse settimane. Gli episodi di violenza
razzista registrati a Heidenau e in molte altre città sembrano
avere risvegliato partiti e società civile.
Meglio tardi che mai. La Cdu invita a fare donazioni alla Croce
rossa e alle organizzazioni religiose che si occupano di
rifugiati, e la Spd ha aperto una sezione speciale del proprio sito
dedicata al «benvenuto» ai migranti, in cui lo stesso Gabriel
racconta in un video che sua madre e sua nonna vissero la condizione
di profughe, scappando dalla Prussia orientale dopo la fine della
Seconda guerra mondiale.
Alla stazione di Monaco ieri erano moltissimi i volontari,
organizzati in turni da quattro ore: tutto si è svolto nella
completa calma, e chi scendeva dai treni è stato salutato con applausi e grida
«welcome to Germany». Sui volti dei profughi finalmente sorrisi
e sollievo. Presenti in stazione anche i vescovi della chiesa
cattolica e di quella protestante.
Non tutti i profughi giunti ieri nella capitale della Baviera rimarranno nella regione: altri Länder hanno già dato la disponibilità a fare la propria parte.
Almeno in 600 raggiungeranno la Turingia, dove l’amministrazione
guidata dall’esponente della Linke Bodo Ramelow ha già predisposto
un centro di accoglienza nella cittadina di Hermsdorf.
Fonte: il manifesto
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