
di Anna Bruno
“Ogni prima domenica del mese è una giornata di festa, i musei che aderiscono crescono. Spero che aderiranno anche i musei privati, per far diventare davvero questa iniziativa una formidabile occasione di legame fra musei e il territorio” racconta, da fonte Ansa, il ministro Dario Franceschini. Da meno di un anno, ogni prima domenica del mese, il museo, tempio sacro delle opere d’arte, viene aperto gratuitamente al pubblico, in linea e in continuità con l’idea, già messa in pratica da qualche anno, di farlo entrare nel calderone dell’eventificio.
Una sorta di festa del museo, insomma, dove accorrono folle di adulti, anziani e bambini, spinti dalla magica parola gratuità! File all’esterno e ressa all’interno, in quel giorno, vedono il luogo dell’arte spegnere la sua aura, per subire la metamorfosi del non-luogo, in preda all’evento.
Perché l’evento, signori miei, diviene il tutto: luogo, padrone di casa, ospite, attore passivo dell’idea di una commedia fagocitante, venditore ambulante di “arte come gioco”, dove arte e gioco però son svuotati di senso e donati come oggetti distraenti di una scatola a sorpresa, per il piacere dell’evasione.
Perché l’evento, signori miei, diviene il tutto: luogo, padrone di casa, ospite, attore passivo dell’idea di una commedia fagocitante, venditore ambulante di “arte come gioco”, dove arte e gioco però son svuotati di senso e donati come oggetti distraenti di una scatola a sorpresa, per il piacere dell’evasione.
E, basta attenderli, all’uscita del museo, questi visitatori della gratuità, per vederne i visi grigi e stanchi, da cui traspare tutto l’amaro in bocca per la delusione. L’antica fame del sapere-sapore sostituita nei loro animi, vigili a tener ben aperta la porta salvifica dell’ingordigia per l’evento successivo programmato.
Colto o neofita che sia, l’esploratore d’arte, soprattutto contemporanea, una volta puntati gli occhi sull’opera, è posto al confronto. E il confronto scuote e provoca imbarazzo, rottura e confusione e… interdizione per mancanza di comprensione. E non pensiate per favore che non fu la stessa cosa per i contemporanei del Michelangelo sistino, o del Caravaggio “assassino” o ancora del Pollock invaso dal delirio!
Lo abbiamo ben in vista il nostro frequentatore dell’arte contemporanea, dal panico sopraffatto di fronte all’opera, con gli occhi puntati su di essa e già smarriti nell’ansia dell’incomprensione. Lo seguiamo mentre inforca frettolosamente gli occhiali e, distogliendo bruscamente lo sguardo dalla stessa, avvicinarsi alla targhetta accanto, alla ricerca del titolo o di una didascalia. Che queste lo salvino, o mio Dio, dalla minaccia della morte della mente sua, ostinata a non capire!
E nel caso in cui neanche titolo o didascalia lo aiutassero? A quel punto, le scelte sono due: prendere coraggio e avventurarsi nel proprio mondo dell’intuizione oppure… ahimé, cercarne la fuga. Tuttavia un’altra possibile via d’uscita resta, ma questa volta é preventiva: evitare di ritrovarsi da soli davanti all’opera! E come?Affidandosi alla visita guidata di un “adeguato” affabulatore, il cui tono di voce sia pacato e accomodante, ma pur sempre ridondante. A meno che… a sorpresa del nostro esploratore, le parole dell’affabulatore non si facciano segniche e dunque esse stesse riecheggianti la rottura, quella stessa rottura a cui l’opera da sola lo avrebbe confinato. Senza bisogno di elenchi di stili e date e concetti storici e impressioni… o ancora di più, di altrui algide interpretazioni.
Ma la cultura artistica resta prima di tutto curiosità, scoperta,stupore e meraviglia e pure… udite, udite, disposizione alla rottura, al cambiamento interiore e di mentalità. È processo di liberazione. Il resto è accumulo di nozioni, null’altro. E l’eventificio non assicura neanche quello! Semmai solo accumulo di presenze fisiche al museo in nome dell’evasione.
Ma l’arte non è evasione, di natura sua! L’artista e la sua opera svelano la Luce, per chi davvero ha voglia di vederla e di trovare il coraggio di perseguirla. E a biglietto gratuito o meno, l’artista, come i bambini, pretende che davanti all’opera sua, ci si lasci scalfire l’animo e avvolgere dalle emozioni.
Proviamo allora ad abbandonare le difese nel varcare la soglia di un museo, e ancor di più se contemporaneo. E piuttosto che pensare all’evento o alla gratuità, scegliamo un’opera per restarle davanti, aspettando di aprire con essa il dialogo, se non la sintonia. Senza orologio, né assillo di non riuscire, in quelle poche ore, a vedere tutto ciò che, in quel museo, attende e si mostra vanitoso. E semmai poi, chiediamo al ministro di competenza la gratuità perenne o la riduzione, almeno per i residenti! Perché la cultura sia diritto e non stortura!
Articolo pubblicato anche sul Blog Periegeta.it
Fonte: comune-info.net
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