La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

martedì 20 ottobre 2015

La sottile linea rossa delle città

di Daniela Preziosi
Rispetto alla mezza rot­tura della scorsa set­ti­mana, il tavolo della ’cosa rossa’, riu­nito di nuovo ieri per tutto il pome­rig­gio in una sala della camera dei depu­tati, fa un pas­setto avanti. Lo giu­rano un po’ tutti i pre­senti, almeno a testi­mo­nianza dell’ottimismo della volontà di tutte le anime del pos­si­bile ’sog­getto’ ven­turo della sini­stra.
Un pro­po­sito, quello della costru­zione di una ’cosa’ alter­na­tiva «alla destra, al Pd e al Movi­mento 5 stelle» in vista delle future poli­ti­che del 2018, con­di­viso e ormai con­si­de­rato un dato di fatto anche e soprat­tutto dai mili­tanti. Così com’è con­di­visa — ma non è certo una novità — l’intenzione di uffi­cia­liz­zare il prima pos­si­bile la nascita dei comi­tati per il no al refe­ren­dum costi­tu­zio­nale che si terrà molto pro­ba­bil­mente nell’autunno 2016.
L’idea è quella di comin­ciare a lavo­rare con il «coor­di­na­mento per la demo­cra­zia costi­tu­zio­nale» nei ter­ri­tori anche prima dell’indizione for­male del referendum.
La pre­ce­dente riu­nione però si era are­nata sulla vicenda delle alleanze alle ammi­ni­stra­tive di pri­ma­vera. Alcune posi­zioni restano ancora lon­tane, per­sino oppo­ste: per Rifon­da­zione comu­ni­sta, L’Altra Europa con Tsi­pras e Pippo Civati — per citare le dif­fe­renze più mar­cate — il no alle alleanze vale per tutte le città; per Sel e Ste­fano Fas­sina resta invece fermo il no alle «rot­ture obbli­ga­to­rie» delle coa­li­zioni cit­ta­dine, e insomma il no all’automatismo di una deci­sione presa a Roma e dira­mata nei ter­ri­tori senza rispetto delle valu­ta­zioni dei mili­tanti e dei diri­genti locali.
Sem­brano punti di vista incon­ci­lia­bili. Eppure una qua­dra potrebbe essere tro­vata — ma il con­di­zio­nale resta d’obbligo — trac­ciando una sot­tile linea rossa, e cioè sce­gliendo di ’sdo­ga­nare’ qual­che ecce­zione nelle città in cui la discus­sione sulle ammi­ni­stra­tive è già avan­zata. Cagliari, per esem­pio, dove il sin­daco Zedda si avvia alla ricon­ferma senza pas­sare per le pri­ma­rie; e soprat­tutto Milano dove, allo stato, Sel ha già scelto di par­te­ci­pare alla con­sul­ta­zione dei gazebo.
Entro qual­che giorno una nuova riu­nione ten­terà di defi­nire il trac­ciato di que­sta linea rossa. Resta che «il pro­cesso uni­ta­rio è ormai un dato di fatto, anche se sulle ammi­ni­stra­tive ci sono diverse valu­ta­zioni», spiega Nicola Fra­to­ianni di Sel. Ma il par­tito di Ven­dola il pros­simo sabato dovrà affron­tare una dif­fi­cile discus­sione interna fra chi acce­lera sulla rot­tura con i dem nelle città e chi vuole man­te­nere le alleanze «dove pos­si­bile». Ancora una volta l’ex gover­na­tore pugliese potrebbe gio­care il ruolo di «sin­tesi» fra i suoi.
Fuori dalla discus­sione del tavolo di ieri invece un passo avanti di sicuro c’è stato sul nodo del nuovo gruppo di sini­stra alla camera. Anzi in que­sto caso i passi avanti sono ben due: ma vanno in due dire­zioni oppo­ste. Ieri Pippo Civati ha messo nero su bianco quello che da giorni aveva già rispo­sto alla pro­po­sta di Sel di fon­dare un nuovo gruppo alla camera (al senato per ora non ci sono i numeri). I quat­tro par­la­men­tari fon­da­tori dell’associazione Pos­si­bile (Pasto­rino, Civati, Bri­gnone e Mae­stri) non sono d’accordo. «Inu­tile unirsi in un gruppo par­la­men­tare per poi divi­dersi già alle ammi­ni­stra­tive», spie­gano. E non va bene, scri­vono, che quello che suc­cede in par­la­mento «non coin­cida con quanto accade fuori» anche per­ché un pro­cesso uni­ta­rio «non può che nascere dal basso», quindi non nel palazzo. Morale: entro novem­bre nascerà comun­que un nuovo gruppo a Mon­te­ci­to­rio, com­po­sto dai depu­tati di Sel e alcuni ex depu­tati Pd, quelli già usciti (Fas­sina e Gre­gori) e quelli in uscita (D’Attorre e altri due-tre col­le­ghi). Civati ne resterà fuori per ten­tare un’altra strada: quella di una com­po­nente nel gruppo misto dove dovrebbe con­fluire, secondo le sue pre­vi­sioni, una decina di ex M5S.
Con­fer­mati infine gli appun­ta­menti dell’autunno, che però slit­tano all’inverno. L’assemblea di Pos­si­bile si terrà a metà novem­bre, quella della ’cosa rossa’ pro­ba­bil­mente nel secondo week end di dicem­bre (11–13). Ma la data è ancora prov­vi­so­ria, e soprat­tutto è for­te­mente scon­si­glia­bile: coin­cide con la sesta edi­zione della Leo­polda ren­ziana. Una coraz­zata media­tica che rischia di rovi­nare la prima uscita pub­blica della nuova sinistra.

Fonte: il manifesto 

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