La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

mercoledì 12 agosto 2015

La scommessa di Tsipras

di Teodoro Andreadis Synghellakis
L’accordo alla fine è arri­vato, come ampia­mente pre­vi­sto. Ad annun­ciarlo è stato il governo di Atene, tra­mite un tweet del por­ta­voce del mini­stero delle finanze. L’esecutivo Tsi­pras con­si­dera il com­pro­messo «non estremo, con­ce­pito in modo da poter lasciar spa­zio allo svi­luppo» e a que­sto scopo ha lasciato fil­trare, per via uffi­ciosa, tutti i suoi punti principali.
Per l’anno in corso è pre­vi­sto un avanzo pri­ma­rio dello 0,25%, per arri­vare, gra­dual­mente, nel 2018, a un avanzo pri­ma­rio del 3,5%. L’accordo, nel suo com­plesso, è basato sul diritto inter­na­zio­nale, e non su quello inglese, come era avve­nuto per i due memo­ran­dum di intesa fir­mati con i cre­di­tori dai governi di centrodestra.
Per quel che riguarda le ban­che, ver­ranno soste­nute, nell’immediato, con dieci miliardi di euro e la loro rica­pi­ta­liz­za­zione dovrà essere com­ple­tata entro la fine del 2015. L’accordo tra la Gre­cia e la nuova troika pre­vede, inol­tre, il divieto di espro­prio per la prima casa, sino alla fine dell’anno, quando dovrebbe essere votata una nuova legge che garan­tirà il rin­novo della pro­te­zione in questione.
Ci si impe­gna a man­te­nere in vigore, con dei pic­coli cam­bia­menti, anche la legge che per­mette ai cit­ta­dini con i quali il mini­stero dell’economia elle­nico vanta cre­diti impor­tanti, di poter resti­tuire quanto dovuto in cento rate men­sili. Sul ver­sante delle libe­ra­liz­za­zioni viene riba­dito l’impegno all’apertura del set­tore del gas natu­rale al libero mer­cato, ma la strut­tura prin­ci­pale della Dei (Società Pub­blica dell’Energia Elet­trica) non verrà smembrata.
Per quel che riguarda una delle que­stioni più deli­cate — quella della legi­sla­zione sul lavoro — il com­pro­messo rag­giunto ad Atene pre­vede che i col­lo­qui ini­zino nei pros­simi mesi, ma secondo il governo greco ver­ranno orga­niz­zati in col­la­bo­ra­zione con l’Organizzazione Inter­na­zio­nale del Lavoro (Ilo) a garan­zia del fatto che le regole adot­tate per la Gre­cia non potranno disco­starsi dagli stan­dard in vigore nell’Europa occidentale.
In tutto, il paese rice­verà ottan­ta­cin­que miliardi di aiuti nell’arco di tre anni, sia per poter resti­tuire quanto dovuto alle isti­tu­zioni cre­di­trici, sia per desti­narne una parte impor­tante allo svi­luppo, anche se al momento non è ancora pos­si­bile quan­ti­fi­carla con esat­tezza. Alla Gre­cia, poi, dovrebbe arri­vare una per­cen­tuale rile­vante del piano Junc­ker per lo svi­luppo, una cifra vicina ai tren­ta­cin­que miliardi di euro.
Ale­xis Tsi­pras, in un suo mes­sag­gio scritto alla pre­si­dente del par­la­mento, Zoì Kon­stan­to­poù­lou, l’ha invi­tata, «data la deli­ca­tezza della situa­zione», a chie­dere ai depu­tati di inter­rom­pere le ferie estive, fis­sando una riu­nione straor­di­na­ria per discu­tere e votare l’accordo entro domani sera.
La Borsa di Atene ha regi­strato, nella gior­nata di ieri, un rialzo del 2,1%. La mino­ranza di Syriza, tut­ta­via, ha imme­dia­ta­mente boc­ciato l’accordo e il suo espo­nente più in vista, l’ex mini­stro per lo svi­luppo, Pana­jo­tis Lafa­za­nis, ha dichia­rato che «il governo ha scelto di rom­pere con i suoi impe­gni elet­to­rali e con il ‘no’ digni­toso detto dai greci al recente refe­ren­dum». Per Lafa­za­nis «Syriza non merita la strada del nuovo memo­ran­dum, una via senza uscita per il governo e, prima di tutto, per la Grecia».
Ale­xis Tsi­pras e i suoi col­la­bo­ra­tori, tut­ta­via, inten­dono met­tere l’accento su quanto si è riu­sciti a spun­tare nel corso della trat­ta­tiva, in par­ti­co­lare per i cit­ta­dini che sono vicini o sotto la soglia di povertà: i con­tri­buti per l’affitto e il riscal­da­mento garan­titi a 350.000 greci rimar­ranno in vigore e non si dovrà pagare il tic­ket per poter essere visi­tati negli ospe­dali pub­blici. Inol­tre, il 50% di quanto gua­da­gnato dalla ven­dita di beni pub­blici dovrà essere desti­nato al soste­gno e al raf­for­za­mento dell’economia reale.
È chiaro, tut­ta­via, che da qui a set­tem­bre, quando si terrà il con­gresso straor­di­na­rio di Syriza, que­ste due visioni delle imme­diate prio­rità per il paese e delle azioni neces­sa­rie per far uscire la Gre­cia dalla crisi con­ti­nue­ranno a con­trap­porsi in modo molto forte.
Tanto dipen­derà, d’ora in poi, dai dati reali dell’economia e dall’andamento della disoc­cu­pa­zione. La grande scom­messa, per Ale­xis Tsi­pras è riu­scire a con­tro­bi­lan­ciare la reces­sione pro­vo­cata da misure come l’aumento dell’Iva, con la crea­zione di posti di lavoro, il soste­gno alle pic­cole imprese e il red­dito di cit­ta­di­nanza. È quanto mai neces­sa­rio evi­tare che si aggiun­gano altre atti­vità com­mer­ciali alle quat­tro­cen­to­mila che hanno abbas­sato le ser­rande negli anni della crisi. E poter dimo­strare, nel quo­ti­diano, che il governo della sini­stra rie­sce a dare rispo­ste dif­fe­renti, e non tec­no­cra­ti­che. Che non si appiat­ti­sce su quanto richie­sto, e spesso impo­sto, dal quar­tetto dei creditori.

Fonte: il manifesto

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