La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

domenica 9 agosto 2015

Grillo e Salvini, gli antipapa

di Gilda Maussier
La poli­tica ita­liana sull’immigrazione ha mostrato ieri il volto peg­giore con Grillo e Sal­vini, pro­prio men­tre almeno 1500 gio­vani arri­vati a Roma da tutto il mondo per il primo con­ve­gno mon­diale del Meg (Movi­mento Euca­ri­stico Gio­va­nile dei Gesuiti) si pre­pa­ra­vano, sugli spalti del Pala­Ca­vic­chi, ad ascol­tare le testi­mo­nianze di ragazzi somali e afghani rifu­giati in Italia.
Se una gene­ra­zione di gio­vani cat­to­lici è indotta final­mente a riflet­tere sul feno­meno del secolo gra­zie alle parole di Ber­go­glio — «Respin­gere i migranti è un atto di guerra, signi­fica ucci­dere», aveva detto il Papa venerdì, e ieri è tor­nato sull’argomento “con­flitto” aggiun­gendo che «c’è un solo modo per vin­cere una guerra: non farla» — al con­tra­rio il lea­der del M5S e il segre­ta­rio della Lega hanno colto l’occasione per pra­ti­care quell’opera di misti­fi­ca­zione che anche l’Unhcr rim­pro­vera all’Italia.
«È ver­go­gnoso — ha detto recen­te­mente Lau­rens Jol­les, dele­gato per il Sud Europa, rife­ren­dosi alla poli­tica nostrana — che si diriga con­sa­pe­vol­mente la fru­stra­zione dei cit­ta­dini, ali­men­tando com­por­ta­menti vio­lenti con­tro rifu­giati e richie­denti asilo che nulla hanno a che vedere con situa­zioni di disa­gio sociale».


Su Twit­ter infatti Mat­teo Sal­vini cin­guetta: «Altri 800 clan­de­stini sbar­cati in Ita­lia. Li sta­ranno por­tando a Bru­xel­les o in Vaticano?».
Men­tre sul blog di Beppe Grillo com­pare un lungo inter­vento del con­si­gliere comu­nale tori­nese Vit­to­rio Ber­tola che snoc­ciola quat­tro «pro­po­ste», se così si pos­sono chia­mare, «sull’immigrazione»: «Giro di vite sui per­messi di sog­giorno per pro­te­zione uma­ni­ta­ria, che solo l’Italia con­cede in massa»; «Isti­tu­zione di sistemi effi­cienti per il rim­pa­trio for­zato delle per­sone cui viene respinta la domanda di asilo» (per­ché, si indi­gna Ber­tola, «non è ammis­si­bile che anche a quel 40–50% di domande che viene respinto cor­ri­sponda di fatto una ammis­sione in Ita­lia, come clan­de­stini»); una «pro­ce­dura spe­ci­fica per la trat­ta­zione dei ricorsi con­tro il diniego dell’asilo»; e «sor­ve­glianza più stretta dei pro­fu­ghi nel sistema di accoglienza».
Gli risponde, sem­pre via web, Mat­teo Orfini: «Manca solo che Grillo si iscriva alla Lega. Per­ché alla fine gli scia­calli si ritro­vano sem­pre: a destra», twitta il pre­si­dente del Pd. Men­tre il coor­di­na­tore nazio­nale di Sel, Nicola Fra­to­ianni, sin­te­tizza così le pro­po­ste gril­le­sche: «Meno per­messi, più rim­pa­tri, meno diritti e meno libertà. Nulla di nuovo insomma. Grillo risco­pre ricette degne del suo amico e alleato euro­peo Farage. Pec­cato che oltre ad essere sba­gliate non fun­zio­nano». Esulta invece e batte le mani la nera ber­lu­sco­nia­nana Daniela San­tan­chè: «Ben­ve­nuti ai gril­lini. Final­mente si sono resi conto che c’è una emer­genza immi­grati e che gli sbar­chi vanno bloc­cati subito», scrive lan­ciando l’hashtag #Cam­bia­mo­la­di­re­zione.
Al con­tra­rio, la pre­si­dente della Camera Laura Bol­drini affida a Fb una rifles­sione, in occa­sione del 59esimo anni­ver­sa­rio della tra­ge­dia di Mar­ci­nelle, la miniera belga nella quale l’8 ago­sto 1956 mori­rono 262 lavo­ra­tori pro­ve­nienti da 12 Paesi diversi, di cui 136 ita­liani: «È una pagina tra le più dolo­rose e com­mo­venti della nostra emi­gra­zione, fatta di milioni di par­tenze», scrive. Un dolore che, afferma il pre­si­dente Ser­gio Mat­ta­rella, è rima­sto «vivido e pre­sente in tutti noi». Il capo dello Stato esprime in una nota «a nome mio e dell’Italia, la più sin­cera soli­da­rietà ai fami­liari delle vit­time e a coloro che man­ten­gono vivo il ricordo dei mina­tori del Bois du Cazier».
Ed è Bol­drini che attua­lizza la memo­ria: «Pro­prio per­ché tante fami­glie ita­liane sanno cosa voglia dire andare via alla ricerca di un lavoro e di una vita digni­tosa, semi­nare disprezzo e fare dema­go­gia con­tro i migranti che arri­vano signi­fica anche tra­dire la nostra storia».

Fonte: il manifesto

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