La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

giovedì 3 settembre 2015

Cuba, un simbolo del cambiamento

di Gad Lerner
Attendo con molta curiosità il viaggio di fine settembre (19-22) di papa Francesco a Cuba, l’isola caraibica divenuta da oltre mezzo secolo luogo-simbolo di una rivoluzione sociale sbattuta in faccia al vicino gigante statunitense, impersonificazione del modello capitalistico.
Ho girato in lungo e in largo Cuba quest’estate, da L’Avana a Santiago, senza tralasciare le tappe del classico pellegrinaggio politico che stava in cima ai desideri dei miei figli: le baracche della Comandancia de la Plata, sulla Sierra Maestra, dove si radunarono le poche decine di “barbudos” guidati da Fidel Castro dopo il naufragio del Gramna; la tomba monumentale di Ernesto Che Guevara a Santa Clara; la Baia dei Porci, dove fu respinto un maldestro sbarco di controrivoluzionari organizzati dalla Cia.
Sono ormai sufficientemente anziano e smaliziato per non lasciarmi incantare dai simboli dell’epopea castrista, che costellano le architetture coloniali delle città e i panorami mozzafiato di Pinar del Rio. Girando per Cuba non puoi non fare i conti con la povertà di quel popolo orgoglioso, e per quanto il turista venga accolto con allegria e cordialità, resta impossibile ignorare la vergogna del turismo sessuale e l’autoritarismo poliziesco di un regime solo in apparenza morbido, consolidatosi accusando i dissidenti di complicità con il nemico esterno, che invano ha cercato di strangolare economicamente il sistema socialista. A milioni sono scappati in Florida su imbarcazioni di fortuna, a migliaia sono morti affogati, come nel nostro Canale di Sicilia.
Eppure… Eppure, se Cuba ha resistito come modello antimperialista, perpetuando la leggenda eroica di Davide contro Golia, fino a diventare il riferimento costante degli altri popoli latino-americani in cerca di autonomia dal predominio Usa, un motivo ci sarà. Mi accontento di un confronto: solo settanta chilometri di mare separano a est Cuba dall’inferno di Haiti, un condensato di miseria e violenza fra i più terribili del pianeta. I discendenti degli schiavi qui usufruiscono di un sistema sanitario e scolastico decente, mentre tutto intorno le piaghe della colonizzazione imputridiscono ancora fianco a fianco con i paradisi fiscali.
La normalizzazione delle relazioni con Washington, che solo un presidente come Obama poteva propiziare, segnalano un passaggio davvero storico: confermano un rovesciamento imminente di baricentro degli equilibri mondiali in cui anche l’orgogliosa resistenza cubana ha giocato la sua parte. Papa Bergoglio è espressione di una cultura completamente altra, sarebbe ridicolo rinchiuderlo nel Pantheon delle icone guerrigliere di un’America Latina che sta cambiando volto. Ma non stupisce che guardando al futuro i figli della rivoluzione cubana lo sentano vicino. Sono proprio curioso di vedere come saprà distinguersene, nel mentre che riceverà il loro abbraccio.

Fonte: Nigrizia

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.