La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

martedì 1 settembre 2015

Creditori? Ma quali creditori?

di Gabriele Pastrello
Siamo stati som­mersi, nei mesi pas­sati, dalla reto­rica dei media: trat­ta­tiva tra paesi cre­di­tori e la Gre­cia; i paesi cre­di­tori di qua, i paesi cre­di­tori di là… E i debiti si pagano…ecc. ecc.. E con­teggi di qua, e con­teggi di là…40 miliardi ver­sati dalla Stato ita­liano che non torneranno…ecc., ecc…
Leg­giamo sul sito uffi­ciale del fondo sal­va­stati, Fesf (Fondo Euro­peo di Sta­bi­lità Finan­zia­ria), creato nel giu­gno 2010, che il fondo «ha dato assi­stenza finan­zia­ria a Irlanda, Por­to­gallo e Gre­cia». Ma leg­giamo anche che «l’assistenza è stata finan­ziata dall’Efsf sul mer­cato dei capi­tali per mezzo delle emis­sioni di titoli o altri stru­menti finan­ziari». E ana­loga dichia­ra­zione leg­giamo sul sito del fondo Mes, (Mec­ca­ni­smo Euro­peo di Sta­bi­lità), costi­tuito nell’ottobre del 2012 — per il sal­va­tag­gio delle ban­che spa­gnole, oltre che per i pro­grammi degli altri paesi suc­ces­sivi al 2011.

Rileg­giamo: assi­stenza finan­ziata sul mer­cato dei capitali.
Ma allora cosa fanno i paesi cre­di­tori (Ger­ma­nia, Fran­cia e Ita­lia in primo luogo)? Secondo il voca­bo­la­rio della lin­gua ita­liana Zani­chelli, cre­di­tore è la per­sona cui si devono dei soldi; che evi­den­te­mente li ha sbor­sati prima. Ma qui la liqui­dità ce l’hanno messa i mer­cati dei capi­tali, non gli Stati.
E gli Stati cos’hanno fatto? Ci hanno messo la fac­cia; ma non i soldi. In tutti i docu­menti uffi­ciali gli Stati Mem­bri dell’euro che hanno con­tri­buito, così si dice, a quei sal­va­taggi sono men­zio­nati solo come Garanti! Cioè le somme cosid­dette impe­gnate sono solo somme che even­tual­mente dovreb­bero essere sbor­sate solo in caso di insol­venza dei paesi che hanno accet­tato i pro­grammi di assi­stenza. E qual è il peso sop­por­tato finora dai con­tri­buenti di quei paesi? Nessuno.
Rias­su­mendo: i mer­cati ci hanno messo i soldi in cam­bio di titoli dei fondi (Fefs e Mes). I fondi hanno distri­buito i soldi come pre­stiti ai paesi debi­tori. Debi­tori pri­mari sono i paesi, e i loro con­tri­buenti, e cre­di­tori ultimi sono i sot­to­scrit­tori pri­vati di titoli sui mer­cati.
I fondi sal­va­stati sono in pareg­gio, debi­tori dei mer­cati e cre­di­tori dei paesi; e fanno da agenti di riscos­sione per inte­ressi e titoli in sca­denza. Gli Stati ci met­tono il nome; e i loro con­tri­buenti non ci hanno messo un euro.
Chia­rito il ruolo dei cre­di­tori pas­siamo adesso ai debi­tori. Per­ché mai i paesi in dif­fi­coltà sono diven­tati debi­tori? Sem­bra ovvio. Se io ho biso­gno di fondi m’indebito. Così fanno, o meglio, deb­bono fare anche gli Stati. Sba­gliato. Prima dell’euro uno stato con sovra­nità mone­ta­ria poteva far fronte anche con inter­venti delle ban­che cen­trali. Come hanno fatto, durante la crisi, Usa e Inghil­terra che, infatti, nono­stante gli ele­vati defi­cit di bilan­cio dello Stato non hanno avuto nes­suna crisi dei debiti sovrani.
In realtà non esi­ste la cosid­detta clau­sola di non-salvataggio (no bai­lout). Gli arti­coli 122 e 125 di Maa­stri­cht insieme dicono che ogni Stato è respon­sa­bile del suo debito, ma che in caso di biso­gno si può inter­ve­nire, assi­sten­dolo. E si può inter­ve­nire (come pre­vi­sto, e già attuato, nei pro­grammi di Irlanda, Por­to­gallo e Gre­cia) anche com­prando diret­ta­mente i titoli che gli Stati in dif­fi­coltà emet­tono per finan­ziare i defi­cit (acqui­sto seve­ra­mente proi­bito da Maa­stri­cht; ma al cen­tro del wha­te­ver it takes di Dra­ghi nel 2012).
Quindi non era neces­sa­rio met­tere in piedi la mac­china infer­nale dei fondi (Efsf, Mes) che pren­dono a pre­stito sui mer­cati, danno a pre­stito col con­ta­gocce inne­scando un cir­colo vizioso: inde­bi­ta­mento, poli­ti­che di auste­rità, caduta del red­dito, minore capa­cità di ser­vire il debito, neces­sità di nuovo debito. E’ stata una deli­be­rata scelta poli­tica per met­tere i paesi in dif­fi­coltà in mano ai paesi pre­sunti creditori.
Quindi c’è un obbiet­tivo con­creto. Chiu­dere le mac­chine di crea­zione dei debi­tori, i fondi affossa-Stati (Efsf e Mes), attri­buire i poteri d’intervento alla Bce, lasciando che decida in base a cri­teri di oppor­tu­nità macroe­co­no­mica se far fronte con rac­colta di fondi sui mer­cati, o se si possa emet­tere moneta. Il solo fatto che sia la Bce a inter­ve­nire avrà effetto calmierante.
Se neces­sa­rio, si può unire l’intervento della Bce con la con­di­zio­na­lità del rien­tro verso para­me­tri macroe­co­no­mici più accet­ta­bili. Ma anche qui avendo come obbiet­tivo il rag­giun­gi­mento dei para­me­tri vir­tuosi, e non di tenere il paese stretto per il collo inchio­dan­dolo a una serie infi­nita di para­me­tri negativi.
Ma soprat­tutto togliendo que­ste pro­ce­dure dall’ambito del Con­si­glio euro­peo, cioè togliendo il diritto ad alcuni Stati di spa­dro­neg­giare su altri senza alcun titolo di cre­di­tori inde­bi­ta­mente auto­no­mi­na­tisi tali. E con­fe­rendo que­ste pro­ce­dure quan­to­meno ai legit­timi rap­pre­sen­tanti eletti, Com­mis­sione e Par­la­mento, o ad altri orga­ni­smi dise­gnati per lo scopo.

Fonte: il manifesto

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