La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

martedì 1 settembre 2015

Come l’economia dell’austerità sta logorando il contratto sociale dell’Europa

Conn_Hallinan 
di Conn Hallinan
A un certo livello il recente accordo finanziario tra Unione Europea e Grecia non ha alcun senso. Nemmeno un solo economista di rilievo pensa che il prestito da 96 miliardi di euro consentirà ad Atene di rimborsare i suoi debiti o di riavviare l’economia in qualsiasi direzione che non sia al ribasso. E’ quello che l’ex ministro greco delle finanze Yanis Varoufakis ha definito un “patto suicida”, inteso a umiliare il governo di sinistra di Syriza.
Perché costruire un patto che tutti sanno fallirà?
A sinistra l’interpretazione è che l’accordo è un consapevole atto di vendetta della troika – la Banca Centrale Europea, la Commissione Europea e il Fondo Monetario Internazionale – per punire la Grecia per aver osato contrastare il piano d’austerità che ha devastato l’economia e impoverito il suo popolo.

Le prove di questa spiegazione sono certamente persuasive. Quanto più i greci hanno tentato di negoziare un compromesso con la UE, tanto peggiore è diventato l’accordo che hanno ottenuto. L’accordo finale è stato il più punitivo di tutti. Il messaggio è stato chiaro: sbatacchiate i cancelli del Paradiso a vostro rischio e pericolo.
E’ stato certamente un arcigno avvertimento agli altri paesi con forti movimenti contro l’austerità, in particola Portogallo, Spagna e Irlanda.
Ma l’austerità come strategia economica riguarda qualcosa di più che semplicemente diffondere la paura in paesi che, esausti da anni di tagli e di elevata disoccupazione, stanno pensando di cambiare corso. Riguarda anche la preparazione del terreno per il trionfo del capitalismo industriale delle multinazionali e lo scardinamento del contratto sociale tra lavoro e capitale che ha caratterizzato gran parte dell’Europa nelle ultime due generazioni.
E’ un nuovo genere di barbarie, che saccheggia i paesi con le clausole in caratteri minuti.
Fare spazio al capitale
Prendiamo la legge greca sulle farmacie che la troika ha messo nel mirino per l’eliminazione nel nome della “riforma”.
In base alle norme attuali i punti vendita dei farmaci possono essere unicamente di proprietà di un farmacista (che non può possederne più di uno) e i farmaci da banco possono essere venduti solo in farmacia e i prezzi sono sottoposti a un tetto. Leggi simili esistono in Spagna, Germania, Portogallo, Francia, Cipro, Austria e Bulgaria e sono state difese con successo davanti alla Corte Europea di Giustizia nel 2009.
Per motivi evidenti le imprese farmaceutiche multinazionali, come CVS, Walgreen e Rite Aid, più golia del dettaglio come Wal-Mart, non apprezzano queste leggi. Esse limitano la capacità di queste aziende giganti di dominare il mercato.
Ma la legge sulle farmacie ha a che vedere con tutt’altro che con le bizzarrie o con l’essere all’antica dei greci. Lo stato statunitense del North Dakota ha una legge simile, una legge che Wal-Mart e Walgreen tentano di cancellare dal 2011. Bloccati due volte dal parlamento statale i due giganti del dettaglio hanno reclutato società specializzate nella raccolta di firme e hanno investito 3 milioni di dollari in un’iniziativa per revocarla. Gli abitanti del North Dakota hanno votato per mantenere la loro legge sulle farmacie con il 59 per cento contro il 41 per cento.
Il motivo è semplice: “Gli abitanti del North Dakota hanno un’assistenza farmaceutica che è migliore di quella degli altri stati da ogni punto di vista, dal costo all’accesso,” dice il giornalista David Morris. I prezzi dei farmaci sono più bassi in North Dakota che nella maggior parte degli altri stati, le aree rurali sono servite meglio e c’è più concorrenza.
La troika sta anche pretendendo che la Grecia abbandoni la sua legge sul latte fresco, che favorisce i produttori caseari locali rispetto alle società di dimensioni industriali in Olanda e Scandinavia. La UE afferma che anche se la qualità potrebbe essere influenzata, i prezzi scenderanno. Ma, come ha scoperto l’economista Premio Nobel Joseph Stigliz, i “risparmi” in efficienza non sono sempre trasferiti ai consumatori. E nel complesso le aziende più piccole tendono ad assumere più dipendenti e a offrire più posti a tempo pieno rispetto alle grandi società.
Spostare l’ago della bilancia
Una richiesta chiave della troika è che la Grecia “riformi” il suo mercato del lavoro per rendere più facile agli imprenditori licenziare i dipendenti, crei scale salariali a “due livelli” – cioè si pagano i nuovi assunti meno dei dipendenti con maggiore anzianità – e ponga fine alla contrattazione collettiva a livello di settore industriale. Quest’ultima richiesta significa che i sindacati – già indeboliti dai licenziamenti – dovranno contrattare azienda per azienda, un’impresa costosa, estenuante e che richiede molto tempo.
I risultati di tali “riforme” stanno già cambiando il mercato del lavoro in luoghi come Spagna, Francia e Italia.
Dopo anni di percentuali di povertà crescenti, l’economia spagnola ha finalmente cominciato a crescere. Ma la crescita è in larga misura una conseguenza della discesa dei prezzi dell’energia e i posti di lavoro creati sono prevalentemente a tempo parziale o temporanei, con salari considerevolmente inferiori a quelli di prima della recessione. Come ha dichiarato al New York Times Daniel Alastuey, segretario generale dell’UGT dell’Aragona, uno dei più vasti sindacati della Spagna, “In Spagna è emersa una nuova figura: l’occupato che è sotto la soglia della povertà”.
Secondo il Financial Times la Francia ha vissuto uno sviluppo simile. Nel 2000 circa il 25 per cento di tutti i contratti di lavoro era costituito da posti a tempo indeterminato. Sono scesi a meno del 16 per cento e su venti milioni di contratto di lavoro annui, due terzi sono per meno di un mese. Gli imprenditori stanno licenziando i dipendenti per poi riassumerli con contratti a tempo.
Nel 1995 i lavoratori temporanei erano il 7,2 per cento degli occupati in Italia. Oggi, di nuovo secondo il Financial Times, tale cifra è il 13,2 per cento e il 52,5 per cento degli italiani tra i 15 e i 24 anni. E’ estremamente difficile sindacalizzare i lavoratori temporanei e la loro presenza crescente nella forza lavoro ha eroso il potere dei sindacati di battersi per salari, condizioni di lavoro e indennità migliori.
Nonostante le promesse che la stretta creditizia e l’austerità avrebbero fatto ripartire le economie devastate dalla crisi finanziaria del 2007-08 , la crescita è in larga misura morta e defunta a livello continentale. E le economie che hanno mostrato crescita devono ancora avvicinarsi ai loro livelli pre-crollo. Anche le più prospere parti settentrionali del continente sono fiacche. La Finlandia e l’Olanda sono in recessione.
Un divario continentale
C’è una considerevole mancanza di uniformità regionale nello sviluppo economico dell’Europa.
La produzione dell’Italia si è contratta dello 0,4 per cento nel 2014 ma il sud più povero del paese è sceso dell’1,3 per cento. Il reddito dei residenti al sud sta anch’esso precipitando. Circa il 60 per cento degli italiani vive con meno di 13.400 dollari l’anno, rispetto al 28,5 per cento del nord. “Siamo in un’era in cui i vincitori diventano sempre più forti e i deboli arretrano sempre più,” ha dichiarato al Financial Times l’economista italiano Matteo Caroli.
Tale divisione economica interna è caratteristica anche della Spagna. Mentre il tasso nazionale di disoccupazione è un orrendo 23,7 per cento, la provincia più popolata del paese al sud, l’Andalusia, mostra un tasso di disoccupazione del 41 per cento. Solo i giovani spagnoli stanno peggio. Il loro tasso di disoccupazione è superiore al 50 per cento.
Italia e Spagna sono microcosmi del resto dell’Europa. Il sud della UE – Italia, Portogallo, Spagna, Grecia, Cipro, Bulgaria – è caratterizzato da elevata disoccupazione, economie profondamente stressate e tenori di vita in forte calo. Anche se le maggiori economie del nord (Francia, Regno Unito, Olanda e Germania) non si può dire che vivano un boom – il tasso generale di crescita della UE è un modesto 1,6 per cento – stanno meglio di loro vicini meridionali.
Geograficamente l’Irlanda è al nord, ma con l’elevata disoccupazione e la diffusa povertà introdotte dalle politiche d’austerità della UE, è sulla stessa barca del sud. In effetti, ha dichiarato il ministro greco delle finanze Euclid Tsakalotos al congresso annuale della sinistra al partito anti-austerità Sinn Fein che la Grecia considerava gli irlandesi “meridionali onorari”.
Un regolamento di conti popolare
L’austerità è divenuta un cavallo di Troia per le imprese multinazionali e una strategia per indebolire i sindacati ed erodere la democrazia.
Ma non è popolare. I governi che l’hanno adottata si sono trovati molte volte allontanati dal potere o seguono nervosamente la loro caduta nei sondaggi. Il Partito Popolare spagnolo di destra è alle corde, il Sinn Fein è il secondo partito maggiore dell’Irlanda, il governo di destra del Portogallo si sta spaventando e i sondaggi indicano che l’elettorato francese appoggia i greci nella loro resistenza all’austerità.
La troika è un organo non eletto e tuttavia ha il potere di comandare le economie. I parlamenti nazionali sono ridotti a mettere timbri, ad avallare programmi economici e sociali su cui hanno scarso controllo. Se la troika riesce a cancellare il diritto dei popoli di scegliere le proprie politiche economiche, allora avrà cementato l’ultimo mattone della fortezza che il capitale multinazionale sta costruendo sul continente.
Nel 415 a.C. gli ateniesi dissero ai residenti di Milo che non avevano altra scelta che allearsi con Atene nella guerra del Peloponneso. “I potenti fanno qualsiasi cosa il loro potere consenta e i deboli semplicemente si sottomettono le lo accettano”, Tucidide racconta gli ateniesi abbiano detto ai residenti dell’isola. Milo si rifiutò e fu totalmente distrutta. Gli antichi greci erano in grado di superare in qualsiasi momento i barbari in barbarie.
Ma il 2015 non è il quinto secolo avanti Cristo. E anche se la troika ha un potere enorme, sta trovando sempre più difficile dominare i 500 milioni di abitanti dell’Europa, un numero crescente dei quali vuole avere voce in capitolo sulla propria vita.
Tra oggi e il prossimo aprile quattro paesi, tutti sofferenti sotto la dolorosa gestione della troika, terranno elezioni nazionali: Portogallo, Grecia, Spagna e Irlanda. I risultati di tali campagne faranno molta strada verso lo stabilire se la democrazia o l’autocrazia è il futuro del continente.

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/how-austerity-economics-is-fraying-europes-social-contract/
Originale: Foreign Policy in Focus 

Traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2015 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

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