La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

martedì 1 settembre 2015

Con Syriza «solo avanti»

di Teodoro Andreadis Synghellakis
Syriza ha reso noto il suo pro­gramma elet­to­rale e, come ampia­mente annun­ciato, l’obiettivo prin­ci­pale è ripun­tare sull’applicazione di misure che pos­sano soste­nere, con­cre­ta­mente, le cate­go­rie più deboli di cit­ta­dini su cui rica­dranno le con­se­guenze del com­pro­messo impo­sto dai cre­di­tori. Un accordo defi­nito dalla Coa­li­zione della Sini­stra Radi­cale Elle­nica «un com­pro­messo tat­tico momentaneo».
Il par­tito di Ale­xis Tsi­pras si impe­gna a dare bat­ta­glia per difen­dere le leggi sul lavoro e i con­tratti col­let­tivi, a rifor­mare la pub­blica ammi­ni­stra­zione senza licen­zia­menti, a creare un sistema di tas­sa­zione equo, che non impo­ve­ri­sca lavo­ra­tori e pen­sio­nati e a pro­teg­gere la prima casa di pro­prietà dalle ven­dite all’asta. Come sot­to­li­nea gran parte della stampa greca, Ale­xis Tsi­pras, nel corso della con­fe­renza nazio­nale di Syriza tenu­tasi nel fine set­ti­mana, ha voluto man­dare un mes­sag­gio di spe­ranza, sot­to­li­neando, allo stesso tempo, che l’avversario da bat­tere è e rimane la destra.

«Il popolo greco sa bene che siamo l’unico par­tito in grado di fare le scelte e por­tare i cam­bia­menti neces­sari», ha dichia­rato il qua­ran­tu­nenne lea­der greco in una sua inter­vi­sta al quo­ti­diano Real News. Defi­ni­sce il pre­si­dente del cen­tro­de­stra di Nuova Demo­cra­zia, Van­ghè­lis Mei­ma­ra­kis, «rap­pre­sen­tante dell’establishment poli­tico del pas­sato» e allo stesso tempo chiede ai diri­genti e ai mem­bri di Syriza di non rima­nere chiusi in se stessi e «supe­rare insen­sate manie di pro­ta­go­ni­smo». Secondo molti osser­va­tori, la richie­sta di Tsi­pras si rife­ri­sce prin­ci­pal­mente allo stile adot­tato nei mesi scorsi da Yanis Varou­fa­kis, l’ex mini­stro delle finanze dimes­sosi poche ore dopo il refe­ren­dum del 5 luglio.
Nelle ses­san­totto pagine del suo pro­gramma elet­to­rale, Syriza cerca di spie­gare ana­li­ti­ca­mente il per­ché «si può andare solo avanti», come recita il nuovo slo­gan del par­tito. Pagine in cui si legge che la sini­stra deve deci­dere, ora, se vuole ricon­se­gnare la Gre­cia al sistema che l’ha gover­nata sino agli inizi del 2015, senza assu­mersi la respon­sa­bi­lità di tenere nelle pro­prie mani la guida del paese.
La sini­stra al governo, dun­que, vista come «una for­tezza da difen­dere», con rea­li­smo ed essendo coscienti del fatto che si deve soste­nere l’economia reale, si deve aiu­tare chi non rie­sce a resti­tuire i mutui con­ces­si­gli dalle ban­che pun­tando anche alla par­te­ci­pa­zione della Gre­cia, il più pre­sto pos­si­bile, al Quan­ti­ta­tive Easing della Banca cen­trale europea.
Il nodo cen­trale, ovvia­mente, rimane l’applicazione del memo­ran­dum. Par­lando ai mem­bri del par­tito, Ale­xis Tsi­pras ha insi­stito sul fatto che «non si tratta dei dieci coman­da­menti, dal momento che ci sono comun­que degli spazi di trat­ta­tiva, anche per poter pro­porre misure alter­na­tive». La grande scom­messa è non per­dere la spe­ranza, non inter­rom­pere il dia­logo, spe­cial­mente con le nuove gene­ra­zioni, che hanno visto in Syriza la pos­si­bi­lità di un cam­bia­mento tangibile.
Con la sua con­fe­renza nazio­nale, Syriza ha voluto dire che il «no» con cui il 61% dei greci ha rispo­sto al refe­ren­dum di due mesi fa, non è rima­sto poli­ti­ca­mente orfano. Si tratta di una «resi­stenza popo­lare» a cui il par­tito della sini­stra greca deve impe­gnarsi a dare senso e prospettiva.
Con il suo con­sueto stile rea­li­stico, l’ex mini­stro dell’economia Jor­gos Sta­tha­kis, ha voluto ricor­dare che, mal­grado l’accordo con i cre­di­tori, «non sono stati tagliati gli sti­pendi, viene note­vol­mente ridotta la per­cen­tuale dell’avanzo pri­ma­rio e sta per par­tire l’importantissima trat­ta­tiva sulla ristrut­tu­ra­zione del debito del paese». Un’altra parola d’ordine, secondo l’ex por­ta­voce del governo, il tren­ta­cin­quenne Gavriil Sakel­la­ri­dis, è «riflet­tere, per supe­rare qua­lun­que tipo di malin­co­nia di sini­stra» e «poter andare avanti con ancora mag­giore decisione».
Per quel che riguarda la scena poli­tica greca nel suo com­plesso e l’inizio della cam­pa­gna elet­to­rale, i socia­li­sti del Pasok hanno deciso di col­la­bo­rare con il pic­colo par­tito della sini­stra rifor­mi­sta Dimar (Sini­stra Democ­ta­tica). Il suo ex pre­si­dente, Fotis Kou­ve­lis, ha espresso tut­ta­via la sua totale con­tra­rietà, pre­ve­dendo che que­sto accordo por­terà alla scom­parsa di Dimar.
Per quel che riguarda invece gli ex depu­tati ed espo­nenti che hanno abban­do­nato o sono in aperto disac­cordo con Syriza, da Parigi l’ex lea­der del Fronte di Sini­stra Jean Luc Mèlen­chon è voluto entrare diret­ta­mente nel dibat­tito poli­tico elle­nico: tra­mite inter­net ha fatto sapere di soste­nere il nuovo par­tito anti-austerità Unità Popo­lare, con a capo Pana­jo­tis Lafa­za­nis, e di rite­nere ormai certo che anche la pre­si­dente del par­la­mento greco, Zoi Kon­stan­to­pou­lou, ade­rirà a que­sta nuova for­ma­zione poli­tica.
Lafa­za­nis, par­lando ai gior­na­li­sti, ha riba­dito che Unità Popo­lare punta ad essere il terzo par­tito del paese (ma i son­daggi, per ora lo danno intorno al 3,5%) men­tre riguardo alla trat­ta­tiva e alla moneta unica, ha aggiunto: «La posi­zione di Syriza era a favore della per­ma­nenza nell’Euro, ma non a tutti i costi».
Va ricor­dato, infine, che al con­tra­rio della presa di pozione di Mèlen­chon, la mag­gio­ranza del gruppo diri­gente dello spa­gnolo Pode­mos e della tede­sca Linke con­ti­nua a espri­mere soste­gno e soli­da­rietà a Syriza e ad Ale­xis Tsipras.
Per ora, il par­tito di Ale­xis ha una sola prio­rità: distan­ziare il più pos­si­bile la destra, e cer­care di avvi­ci­narsi all’obiettivo della mag­gio­ranza asso­luta dei seggi.

Fonte: il manifesto

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