La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

martedì 1 settembre 2015

Podemos giù nei sondaggi

di Jacopo Rosatelli
Il pre­mier spa­gnolo Mariano Rajoy, in visita uffi­ciale in Ger­ma­nia, si è pre­sen­tato ieri a rap­porto dalla can­cel­liera tede­sca Angela Mer­kel. Con un mes­sag­gio: «L’austerità ha dato i suoi frutti». Dopo anni di pesan­tis­sima regres­sione eco­no­mica, in effetti, è pre­vi­sto che il Pil ibe­rico cre­sca più della media euro­pea (3,1% nel secondo tri­me­stre 2015). Ma altre cifre, che il lea­der con­ser­va­tore ignora, rac­con­tano di un paese dove la piaga della disoc­cu­pa­zione con­ti­nua a fare male (oltre il 20%) e il rischio-povertà è una con­di­zione vis­suta da un’ampia fascia di popo­la­zione (29%). I numeri che dav­vero inte­res­sano a Rajoy, in ogni caso, sono altri: quelli dei son­daggi che indi­cano una risa­lita del suo Par­tido popu­lar (Pp).
Ieri è toc­cato al quo­ti­diano online di sini­stra Público regi­strare il trend: un’inchiesta di opi­nione, rea­liz­zata per conto del quo­ti­diano, vede il Pp in testa con il 29,5% dei voti. A seguire, i socia­li­sti del Psoe con il 22,4%, Pode­mos al 16,7% e i cen­tri­sti (che guar­dano a destra) di Ciu­da­da­nos al 12,7%.

Molto stac­cata dalle quat­tro liste prin­ci­pali, Izquierda unida (Iu) con un magro 3,3%, che var­rebbe comun­que l’ingresso in par­la­mento con un paio di depu­tati. Si tratta di rap­porti di forza sbi­lan­ciati a favore dei con­ser­va­tori, che tut­ta­via non avreb­bero i numeri per for­mare una mag­gio­ranza con Ciu­da­da­nos. L’unica opzione diversa da un fra­gile governo di mino­ranza sarebbe dun­que una sorta di Grosse Koa­li­tion spa­gnola fra popo­lari di Rajoy e socia­li­sti di Pedro Sánchez.Uno sce­na­rio, quello della «grande coa­li­zione», che eli­mi­ne­rebbe qua­lun­que spe­ranza in una pos­si­bile svolta anti-austerità in grado di aiu­tare un even­tuale nuovo ese­cu­tivo di Ale­xis Tsi­pras ad Atene nel corpo-a-corpo con le isti­tu­zioni inter­na­zio­nali. Il Psoe grida ai quat­tro venti che non farà mai un’alleanza di governo con il Pp, ed è nor­male che sia così: sarebbe dif­fi­cile, in caso con­tra­rio, mobi­li­tare a pro­prio favore l’elettorato pro­gres­si­sta. Eppure, qual­che dub­bio sulle reali inten­zioni dei socia­li­sti affiora. La vec­chia guar­dia del par­tito, che ancora si rico­no­sce nella lea­der­ship dell’ex pre­mier Felipe Gon­zá­lez, non fa mistero di pre­di­li­gere una solu­zione del genere. E così l’influente quo­ti­diano social-liberale El País. Dalle colonne del quale Gon­zá­lez si è rivolto ieri «ai cata­lani» con una let­tera aperta in cui ha speso parole duris­sime con­tro l’indipendentismo gui­dato dal pre­si­dente del governo di Bar­cel­lona, Artur Mas.
La Cata­lo­gna andrà al voto fra quat­tro set­ti­mane in un clima di forte pola­riz­za­zione. Da una parte, la lista pro-secessione Junts pel Sí («Uniti per il sì», in cata­lano), poli­ti­ca­mente tra­sver­sale: rag­gruppa il par­tito di centro-destra nazio­na­li­sta del gover­na­tore Mas (Cdc), su cui la magi­stra­tura indaga per finan­zia­menti ille­citi, e la sini­stra repub­bli­cana di Erc.
Dall’altra, Cata­lu­nya Sí que es Pot (che richiama il grido «sí se puede» degli indi­gna­dos), il rag­grup­pa­mento di Pode­mos e di tutte le sini­stre, com­presa Iu. Fuori dai due schie­ra­menti prin­ci­pali, tutti gli altri: Psoe, Pp, Ciu­da­da­nos e gli indi­pen­den­ti­sti di sini­stra radi­cale della Cup. Que­sti ultimi, troppo di sini­stra per stare con il mine­strone di Mas, ma troppo indi­pen­den­ti­sti per unirsi a Pode­mos, secondo alcuni ana­li­sti potreb­bero rive­larsi l’ago della bilancia.
In chiave nazio­nale (al voto si andrà a fine novem­bre o ini­zio dicem­bre), il richiamo all’«unità della Spa­gna» di fronte al rischio di indi­pen­denza di Bar­cel­lona porta acqua al mulino di tutti quelli che a Madrid vogliono la «grande coa­li­zione» fra Pp e Psoe. La dram­ma­tiz­za­zione della que­stione cata­lana rischia di rive­larsi fun­zio­nale a un dise­gno di con­ser­va­zione, con buona pace delle spe­ranze col­ti­vate da milioni di cit­ta­dini che hanno lot­tato con­tro l’austerità della destra.

Fonte: il manifesto

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